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Musica, arte e natura incontrano la luce di Matera. Intervista a Luigi Esposito

Musica, arte e natura incontrano la luce di Matera. Intervista a Luigi Esposito

4 ottobre 2021

Intervistiamo Luigi Esposito, presidente dell’associazione culturale Onyx Jazz Club e direttore artistico di NaturArte, due realtà ben distinte tra loro, ma che hanno come obiettivo comune la valorizzazione del territorio materano attraverso iniziative che coinvolgono la comunità nel suo insieme ed eventi che incentivano le persone a visitare lo straordinario territorio della Basilicata.

di Andrea Parente

Raccontaci in breve la storia dell’Onyx Jazz Club.
1984. Ero il batterista di un gruppo musicale che si chiamava “Jazz Portrait” e insieme al chitarrista del gruppo iniziai a creare un piccolo settore di musica jazz all’interno di un’associazione che si chiamava la Polifonica Materana “Pierluigi da Palestrina”, che organizzava concerti di musica classica e che accolse poi la proposta di realizzare concerti di jazz. Nel 1985 decidemmo di fondare l’Associazione Culturale Onyx Jazz Club, con l’obiettivo di costituire a Matera una vera e propria associazione fatta di persone che si trovassero bene insieme e che avessero degli obiettivi comuni, che non riguardassero solo il jazz (ad esempio il responsabile della contabilità dell’associazione è un appassionato dei Pooh).

E come si è evoluto l’Onyx nel corso degli anni?
Nel corso degli anni l’Onyx Jazz Club ha trovato una sua identità, legata alle varie sfaccettature tipiche di un’associazione culturale: si sono costituiti all’interno di essa il settore libro, il settore ambiente, il settore fotografia, un piccolo settore discografico e poi la punta di diamante di tutte le attività svolte: “Gezziamoci”, il Jazz Festival della Basilicata, giunto quest’anno alla sua trentaquattresima edizione. Nel catalogo della nostra etichetta discografica figurano una trentina di titoli che mettono in luce i concerti più belli del festival, legati soprattutto al rapporto di amicizia che si instaura con i musicisti, oppure alcuni realizzati da giovanissimi ragazzi di Matera che fanno parte dell’associazione e che hanno portato diverse novità anche dal punto di vista dei progetti musicali.

Quali sono i valori e gli obiettivi della rassegna “Gezziamoci”?
Nelle prime edizioni iniziammo a organizzare dei concerti nella discoteca di un albergo, come se fosse un jazz club – pur non avendone uno – con musicisti del calibro di Massimo Urbani, Tino Tracanna, Roberto Gatto. Insomma iniziammo già con uno sguardo attento verso il panorama nazionale, dando però spazio da sempre anche ai musicisti del nostro territorio con una rassegna chiamata “Il Jazz Nostrum”, a cui partecipavano vari gruppi locali che suonavano jazz o blues. Il “Gezziamoci” ha poi avuto una sua definizione legata alla valorizzazione del territorio in luoghi caratterizzati non solo da paesaggi molto suggestivi, ma anche da un’ottima acustica.

E il tuo territorio è particolarmente ricco di luoghi belli e suggestivi… Come scegli quelli in cui organizzare i vostri eventi?
La bellezza è andare a trovare angoli particolari, ad esempio il Parco della Murgia Materana con le sue chiese rupestri, caratterizzate dal suono della sua particolare roccia, la calcarenite. Di conseguenza ogni concerto viene poi inserito in luoghi che riteniamo validi dal punto di vista acustico. Il “Gezziamoci” è un progetto in cui musica e luoghi si valorizzano reciprocamente, c’è uno scambio continuo di azioni, e passa tutto dalla voglia di attirare la gente verso il nostro patrimonio storico naturalistico. Tieni conto che sono un funzionario dell’ente Parco della Murgia Materana, sono una guida escursionistica e mi occupo delle attività culturali all’interno del parco. Ho quindi lo stesso tipo di interesse sia per l’ambiente che per la musica jazz; e queste sono le passioni anche di tutti i soci dell’associazione.

Come si pone il festival nei confronti del jazz italiano?
All’interno del festival viene dato molto spazio al jazz italiano. Secondo il Ministero però il nostro non è un vero e proprio festival, poiché è concentrato in determinati periodi e si sviluppa durante tutto il corso dell’anno, con il cuore degli eventi che si svolgono intorno alla fine di agosto. Il Covid non l’ha bloccato, tant’è che l’anno scorso avevamo già in mente di organizzare una rassegna che ci lanciasse un po’ di più rispetto alle precedenti edizioni, con l’obiettivo di acquisire una posizione ancora più forte. La pandemia per un verso ci ha stroncato, comunque l’anno scorso non siamo stati fermi, anzi, abbiamo dedicato l’edizione di “Gezziamoci 2020” alle formazioni jazzistiche del territorio. C’è da dire che, in tutti questi anni, grazie all’Onyx sono nati bravi musicisti locali, che stanno occupando spazi importanti nel panorama jazzistico italiano.

Dove risiede la forza dell’Onyx Jazz Club?
La forza dell’Onyx risiede nell’essere liberi di fare le nostre scelte indipendentemente da condizionamenti sia politici che culturali. Dal 2018 poi ci siamo strutturati ancora meglio, grazie all’entrata di ottime risorse giovanili, che hanno migliorato il nostro grado di progettualità. A conferma di ciò ne è prova l’entrata, per la prima volta, nel FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Che emozioni ti ha dato il festival di quest’anno?
Una grande felicità. La cosa più bella è che il nostro pubblico è per l’ottanta per cento pugliese: o viene da fuori regione o viene da fuori Matera, questo vuol dire che è un festival molto seguito. Così facendo, riusciamo a realizzare l’obiettivo principale, che è quello di creare economia dalla cultura, producendo un “effetto domino” di benefici artistici, culturali ed economici.

Valorizzazione del territorio, attività culturali, benefici economici. Perché molte realtà italiane sono ancora diffidenti nei confronti di questo genere di iniziative?
È necessario che lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni valorizzino per primi queste iniziative, abbiamo bisogno del sostegno degli Enti pubblici per poter realizzare i festival, non possiamo solo affidarci all’incasso dei biglietti. Siccome sono disponibili moltissimi investimenti annuali per la promozione del turismo, sarebbe auspicabile che tali investimenti fossero legati a una condivisione di questa “politica del territorio”, in modo che la situazione possa solo che migliorare. Ad esempio, ci sono tanti giovani che, approfittando dell’occasione di seguire il festival, visitano Matera, e viceversa. E infatti, come da tradizione – ormai da vent’anni – chiudiamo la manifestazione con il concerto all’alba, che di solito cade di domenica.

Come si svolge questo straordinario evento all’alba?
Organizziamo il concerto in una delle chiese rupestri del territorio e lo facciamo precedere da un’escursione al Parco della Murgia, o da un trekking urbano. Inoltre offriamo noi la colazione al pubblico presente, preparata con prodotti della nostra terra. La gente che viene da fuori segue il concerto del sabato sera, riposa in macchina per qualche ora, e poi assiste al concerto all’alba. La bellezza di questo evento è scoprire così le diverse sfumature di Matera: con luci diverse, il paesaggio acquista un valore diverso, così come la musica. Un’esperienza assolutamente da provare.

Come reagiscono a tutto questo gli artisti che vi partecipano?
Il 28 agosto di quest’anno, nel terrazzo di Palazzo Lanfranchi, sede del Museo d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata, ha suonato il trio di Rita Marcotulli, il Trio Kalà, con Ares Tavolazzi e Alfredo Golino. All’alba del mattino seguente, il 29 agosto, Rita Marcotulli ha eseguito un altro tipo di concerto, in piano solo. È stata lei stessa a confermare le diverse emozioni che ha provato durante i due concerti, riuscendo a trovare in ogni performance un’ispirazione diversa. Sono le stesse emozioni che si trasmettono nel contesto del luogo, e quindi al pubblico, il quale reagisce sempre in maniera straordinaria ai diversi stimoli che le luci, e la musica, offrono ai loro sensi.

Si potrebbe osare un paragone con i “colori” degli accordi jazz, che in base alle note che li compongono, provocano suoni diversi e, quindi, anche sensazioni diverse…
Assolutamente. In ogni momento della giornata, Matera cambia colore, emozione e suggestione.

Che storia racconta il “Gezziamoci” di quest’anno?
Il “Gezziamoci 2021” racconta una storia che attraversa e gira per le diverse comunità, portando la musica in tutto il territorio. Ad esempio, a giugno abbiamo visitato svariati comuni, caricando la banda da strada – la Conturband Marching Band – sulla carrozza di un treno, e ad ogni arrivo in stazione siamo stati accolti dal Sindaco del Comune di appartenenza, visitandone poi il borgo. In poche parole, un percorso in treno tra paesaggi, tradizione e cultura: siamo partiti il 19 giugno dal centro storico di Pietragalla (PZ) e siamo arrivati lunedì 21 giugno alla stazione di Miglionico (MT), passando per le stazioni di Acerenza (PZ) e Genzano di Lucania (PZ).

Che progetti hai per l’autunno/inverno?
Il 14 ottobre inizia la parte autunnale del festival, e ci sarà Danilo Rea che suonerà all’Auditorium Raffaele Gervasio in trio con Ettore Fioravanti e Paolino Dalla Porta. Siccome sono amico fraterno di Ettore e ho grande stima di Danilo, ho chiesto loro se ci fosse la possibilità di formare questo particolare trio e la proposta è stata accolta positivamente. Il 12 novembre ospiteremo il progetto del pianista Pasquale Mega (“Policroma Ensemble”), che propone delle monografie molto belle sui vari personaggi del jazz; il 18 novembre, invece, quello del sassofonista svedese Nils Berg (“Nils Berg Cinemascope”), che rientra nel progetto NaturArte, ma che tornerà a Matera anche nell’ambito del Gezziamoci. Il 10 dicembre si esibirà la Piccola Orchestra Onyx; il giorno dopo, l’11 dicembre, sarà la volta dei Disertori, gruppo formato da Tino Tracanna, Roberto Cipelli, Attilio Zanchi ed Ettore Fioravanti, con Andrea Andreoli come ospite; domenica 12 dicembre, invece, si esibiranno insieme entrambi i progetti.

E per quanto riguarda la rassegna dedicata ai libri?
Per la sezione relativa all’Onyx Libro, il 5 novembre ospiteremo Gerlando Gatto, che presenterà il suo volume Il jazz italiano in epoca Covid all’Hotel del Campo; nella stessa location, il 3 e il 4 gennaio 2022 avremo come ospite Bruno Tommaso, il quale ci presenterà il suo libro La scuola che sognavo. La musica come bene comune, il jazz come dialogo, insieme ad altri suoi progetti. Insomma, il Gezziamoci 2021 non è finito il 9 settembre, ma proseguirà con una ricca programmazione invernale.

Al festival “Gezziamoci” si affianca il progetto “NaturArte”. In cosa consiste questo progetto?
Come responsabile delle attività culturali dell’Ente Parco della Murgia Materana, ho proposto nel 2012 il progetto “NaturArte” al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. Questo progetto, che un po’ prendeva spunto dal festival I Suoni delle Dolomiti, offre la possibilità di far conoscere i diversi luoghi in cui si svolge al pubblico, agli artisti e agli escursionisti, portandoli alla scoperta delle bellezze del territorio. NaturArte lega così i cinque parchi della Basilicata: il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Nazionale Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, il Parco Regionale della Murgia Materana, il Parco di Gallipoli Cognato e il Parco Regionale del Vulture.

Quali realtà coinvolgete nel progetto?
Ci avvaliamo della collaborazione sia di “Civitates”, progetto nato da un’idea del fondatore di Jazzit, Luciano Vanni, con cui abbiamo iniziato tutta una fase di accensione civica coinvolgendo le diverse comunità presenti nel territorio, che dell’Università degli Studi della Basilicata per volontà della professoressa Chiara Rizzi, insegnante di Progettazione alla Facoltà di Architettura, che, a sua volta, ha coinvolto altre università italiane. Il frutto di queste collaborazioni si chiama “Convivium Park”, con studenti e docenti dell’università che si fermano per una settimana nel territorio per discutere, progettare e realizzare dei manufatti che poi vengono lasciati alle comunità: costruiscono ad esempio panchine, sedie, lavagne, con tutto il materiale riciclato che i Comuni conservano nei loro depositi, dando così nuova vita ad oggetti abbandonati. Lo stesso hanno fatto a Brienza (PZ) nel Parco dell’Appennino Lucano, e proprio in questi giorni (dal 20 al 26 settembre) a Montescaglioso (MT), un piccolo comune che condivide insieme a Matera il Parco della Murgia Materana, che comprende circa ottomila ettari di territorio.

Come si svolge il “Convivium Park”?
Dal lunedì questi studenti iniziano a realizzare delle opere che poi il sabato vengono donate alla comunità con una cerimonia ufficiale, e man mano che prosegue questa settimana, arrivano nel territorio diverse personalità del mondo artistico: abbiamo organizzato incontri con Bruno Cignini, zoologo e consulente scientifico da venticinque anni della trasmissione Geo (Rai Tre), con i Radio Babel, che hanno proposto un laboratorio sulla voce (beat box, canto polifonico, ritmo e improvvisazione), con Pasquale Innarella & Rustica X Band in concerto, e con la musica popolare del complesso napoletano “Ars Nova”; contemporaneamente, organizziamo dei trekking con le guide del parco. Man mano che ci si avvicina alla domenica, aumenta anche la quantità delle proposte per il pubblico, facendo in modo che si realizzi uno scambio continuo tra la comunità, l’università, gli artisti e il pubblico che viene da fuori.

Altre date in programma?
Ci sarà un altro fine settimana in ottobre (14-15-16), in cui saranno proposti al pubblico percorsi di trekking e poetici, con la partecipazione dell’attore Giuseppe Cederna, di un professore di Diritto Ambientale che insegna alla facoltà di Trento, e del violoncellista Luciano Tarantino.

Che differenza c’è tra “Gezziamoci” e “NaturArte”?
La formula proposta da “NaturArte” non si discosta molto dall’obiettivo del festival “Gezziamoci”, anche se sono due entità diverse tra di loro: Gezziamoci è un festival che porto avanti da tanti anni, mentre NaturArte è un progetto frutto del mio lavoro in quanto responsabile delle attività culturali dell’Ente Parco della Murgia Materana.

Il sito dell’Onyx Jazz Club si apre con “Qui Basilicata, la cultura non si ferma!”. Quant’è importante promuovere l’unione tra musica e libri?
La musica e i libri arrivano direttamente al cervello, e quindi innescano un meccanismo di sensazioni, di riflessioni, di pensieri. Ti confesso che sono più ascoltatore che lettore. Ma se c’è qualcosa di bello che ho fatto nella mia vita e se ho qualche bel suggerimento da dare ai miei figli, lo devo non solo all’educazione che ho ricevuto dai miei genitori, ma anche alla sensibilità che si è formata ed è maturata nel tempo con l’ascolto della musica e con la lettura dei libri. Sono due elementi che possono farci solo del bene ed è giusto che vengano valorizzati alla stessa maniera, anche contemporaneamente.

INFO

www.onyxjazzclub.com

 

 

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