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Jany McPherson a Chiavari in Jazz: quando la musica diventa emozione
Photo Credit To Roberto Cifarelli

Jany McPherson a Chiavari in Jazz: quando la musica diventa emozione

10 agosto 2026

A Chiavari in Jazz la pianista e cantante cubana conquista il pubblico insieme a Luca Bulgarelli e Dario Congedo in una serata caratterizzata da raffinatezza, intensità e partecipazione.

Sono bastate poche note a Jany McPherson per stabilire un’intesa immediata con il pubblico di Chiavari. Una platea numerosissima, quella del secondo appuntamento di Chiavari in Jazz 2026, che ha fatto registrare un sold out ampiamente atteso dagli organizzatori e che, fin dall’inizio, ha seguito il concerto con un’attenzione quasi assoluta.

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È stata In Your Arms ad aprire la serata e a delinearne il clima. Fin dalle prime battute Jany McPherson ha imposto il proprio modo di intendere la musica: raccolto, intensamente melodico, capace di lasciare spazio al respiro e alle sfumature. Un ingresso quasi in punta di piedi che, anziché cercare l’impatto immediato, ha progressivamente attirato l’ascoltatore dentro il suo mondo sonoro.

Più del numero delle presenze a raccontare la serata è stato infatti il rapporto che si è creato tra l’artista e il pubblico. La McPherson ha catalizzato emozioni e sentimenti con grande naturalezza, coinvolgendo gli spettatori senza bisogno di forzature o di facili effetti.

Pianista, cantante e compositrice cubana, Jany possiede una qualità non così frequente: riesce a rendere immediatamente comunicativo un linguaggio musicalmente raffinato. Nella sua musica convivono jazz, radici cubane e caraibiche, canzone, gusto melodico e una particolare attenzione al colore, elementi che non vengono esibiti o semplicemente accostati, ma confluiscono in una scrittura e in un modo di interpretare ormai pienamente riconoscibili.

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Il repertorio della serata ha permesso di attraversare bene le diverse anime della sua musica, alternando composizioni originali tratte dai suoi lavori “A Long Way” e “Solo Piano” ad alcuni standard riletti attraverso una sensibilità fortemente personale. Brani come Miss Butterfly, El vals de los apasionados, Sweet Spicy Jany, A New Star in the Sky, A Long Way, Te dejo ir e Fire in My Hands hanno restituito la dimensione più intima e autoriale dell’artista, mentre pagine appartenenti alla memoria collettiva del jazz e della canzone hanno offerto un terreno diverso sul quale misurare la sua capacità interpretativa.

È accaduto, tra gli altri, con Maybe You’ll Be There e Les Feuilles mortes, melodie attraversate da innumerevoli interpreti che Jany ha affrontato senza indulgere nella semplice rilettura nostalgica, riconducendole al proprio universo espressivo perché, anche quando parte da una musica già conosciuta, ciò che interessa alla pianista cubana sembra essere soprattutto la possibilità di appropriarsene cercando nuovi colori e nuovi spazi.

I brani sono così scivolati uno dopo l’altro quasi come carezze, accolti da un pubblico che non ha mai perso il filo del racconto musicale. Una musica capace di essere delicata senza diventare fragile, intensa senza ricorrere all’enfasi, nella quale anche il silenzio e l’attesa acquistano un loro peso.

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Accanto alla McPherson, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Dario Congedo alla batteria hanno avuto un ruolo determinante nella costruzione di questo equilibrio, contribuendo a creare uno spazio musicale comune, all’interno del quale i tre hanno potuto muoversi con grande libertà. Il contrabbasso di Bulgarelli, solido e profondo, ha dato corpo al suono senza appesantirlo, trovando anche negli spazi melodici una propria voce; Congedo ha costruito intorno al pianoforte una trama ritmica fatta di dinamiche, colori e accenti, senza mai sovraccaricare la musica. Ne è nato un dialogo a tre fondato soprattutto sull’ascolto reciproco, nel quale ciascuno sembrava intuire la direzione degli altri prima ancora che questa fosse completamente dichiarata.

Jany McPherson ha mantenuto per l’intero concerto quella forza comunicativa manifestatasi sin dall’apertura. Il pianoforte e la voce sono diventati parti dello stesso racconto: l’uno sembrava talvolta proseguire ciò che l’altra aveva appena suggerito, in un continuo passaggio tra parola, melodia, ritmo e improvvisazione.

E il pubblico non è rimasto soltanto ad ascoltare: in diversi momenti della serata la McPherson lo ha chiamato direttamente dentro la musica, invitandolo ad accompagnarla con cori e vocalizzi. La risposta è stata immediata, spontanea, sorprendentemente compatta: centinaia di voci che seguivano le sue indicazioni e diventavano, per qualche minuto, parte della trama musicale. Non un espediente per conquistare la platea, ma la naturale conseguenza del rapporto che l’artista era riuscita a costruire fin dalle prime note. La distanza tra palco e platea, a quel punto, era ormai quasi scomparsa. L’ascolto si era trasformato in partecipazione, senza che il concerto perdesse per questo di concentrazione o intensità. Ed è forse proprio in questo passaggio dall’intimità di alcuni momenti alla dimensione collettiva di altri che si è riconosciuto uno dei tratti più significativi della serata.

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Il concerto si è chiuso tra gli applausi di una platea entusiasta, con Jany McPherson e i suoi musicisti che hanno salutato il pubblico prima di lasciare il palco. Ma nessuno sembrava ancora disposto a considerare conclusa la serata.

Poi è arrivata Over the Rainbow. Jany McPherson è tornata sul palco da sola per affrontare una delle melodie più conosciute e interpretate del Novecento. Piano e voce, nient’altro. Un tempo molto lento, quasi sospeso, e un’interpretazione intima, raccolta, nella quale ogni nota sembrava avere bisogno del proprio spazio prima di lasciare posto alla successiva. È stato uno dei momenti più intensi del concerto. La McPherson ha sottratto Over the Rainbow alla familiarità di una melodia ascoltata infinite volte, riportandola a una dimensione essenziale e personale. La voce e il pianoforte hanno proceduto in un dialogo ravvicinato, senza cercare effetti, lasciando che fossero la melodia, le pause e le sfumature a sostenere l’emozione.

Al termine l’ovazione del pubblico ha restituito la misura di quanto quella interpretazione fosse arrivata alla platea. Ma la serata non era ancora conclusa. Luca Bulgarelli e Dario Congedo sono tornati sul palco e il trio si è ricomposto per un ultimo momento musicale, questa volta aperto e coinvolgente, con il quale ha salutato il pubblico chiavarese. Un finale che ha quasi riassunto le due anime del concerto: da una parte l’intimità e la capacità di Jany di trattenere una piazza intera nel silenzio di una voce e di un pianoforte; dall’altra la dimensione collettiva, il piacere della condivisione e quel rapporto diretto con gli spettatori che ha attraversato tutta la serata.

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Il lungo applauso finale ha salutato Jany McPherson, Luca Bulgarelli e Dario Congedo, suggellando definitivamente l’intesa costruita nel corso della serata. Il riconoscimento spontaneo di un pubblico che aveva evidentemente percepito di aver partecipato a qualcosa di più di una semplice esibizione.

Una serata nella quale raffinatezza musicale e immediatezza comunicativa hanno trovato un equilibrio particolarmente felice e che, proprio per la naturalezza con cui si è costruita l’intesa tra musicisti e spettatori, resterà probabilmente a lungo nella memoria del pubblico presente.

a cura di A.V.O.