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Fresu sotto la lente di Verrina: quando l’ascolto diventa scrittura

Fresu sotto la lente di Verrina: quando l’ascolto diventa scrittura

21 agosto 2026

Paolo Fresu ha inciso così tanto, e in contesti talmente differenti, che raccontarlo attraverso i dischi significa inevitabilmente scegliere cosa lasciare fuori. Francesco Cataldo Verrina, in Paolo Fresu Passo per Passo. Semantica Sonora (Kriterius Edizioni, 2026), compie invece una scelta quasi opposta: accumula, collega e interpreta, cercando nella produzione del trombettista sardo le tracce di un’identità che si è modificata senza perdere riconoscibilità.

È proprio questa ambizione a rendere il libro interessante e, contemporaneamente, a determinarne qualche eccesso. Verrina non pratica una critica musicale particolarmente incline alla sottrazione. La sua scrittura procede per associazioni, definizioni, riferimenti culturali e categorie interpretative. A volte illumina il disco, altre volte sembra quasi volerlo precedere, caricando l’ascolto di significati che non necessariamente hanno bisogno di essere esplicitati.

La complessità dell’oggetto, del resto, giustifica un’indagine di queste proporzioni. Fresu ha attraversato in oltre quarant’anni una quantità difficilmente riassumibile di formazioni, repertori e linguaggi, mantenendo però una caratteristica abbastanza singolare: essere immediatamente riconoscibile anche quando cambia radicalmente ciò che gli sta intorno. È questo, più della semplice estensione della discografia, a offrire a Verrina il materiale migliore.

Il merito maggiore del volume sta infatti nella quantità di ascolto che lo sostiene. I dischi non vengono utilizzati come pretesti cronologici. Verrina entra nelle registrazioni, osserva gli organici, segue l’evoluzione del linguaggio e soprattutto prova a capire cosa rimanga costante mentre intorno a Fresu cambiano interlocutori e situazioni.

Ed è forse qui che emerge il Fresu più interessante. Non necessariamente quello che il libro tende talvolta a sovraccaricare di significati, ma il musicista che ha capito molto presto quanto la riconoscibilità non coincida con la ripetizione. Bastano poche note per identificarlo, eppure quella voce ha trovato posto in ambienti diversissimi senza apparire semplicemente trasferita da un disco all’altro. Una qualità rara, soprattutto per uno strumentista che ha trasformato il proprio timbro in una firma.

Verrina è più convincente quando resta vicino a questo processo, lo è meno quando il vocabolario teorico prende il sopravvento e sembra attribuire a ogni scelta musicale una necessità ulteriore. Un disco può contenere memoria, territorio, relazioni e storia senza che ogni nota debba necessariamente diventarne la dimostrazione. Fresu, peraltro, possiede una qualità che resiste bene anche alle interpretazioni più elaborate: sa essere immediatamente comunicativo senza diventare elementare.

Passo per Passo va quindi affrontato come il lavoro di un ascoltatore fortemente presente dentro ciò che racconta. Verrina non si nasconde dietro una presunta neutralità: interpreta, insiste, qualche volta eccede. Ed è proprio questa esposizione a rendere possibile il confronto con chi legge, che può accettarne le conclusioni oppure tornare ai dischi e trovarne altre.

Alla fine è probabilmente questo il risultato più utile del volume: non stabilire definitivamente chi sia Paolo Fresu — impresa abbastanza improbabile per un musicista con una discografia di queste dimensioni — ma costringere a riascoltarlo, anche per scoprire, qualche volta, di non essere d’accordo con chi ne sta scrivendo.

a cura di Vittorio Pio

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