Ultime News
Moody Jazz Cafè: intervista a Nino Antonacci
Photo Credit To Francesco Truono

Moody Jazz Cafè: intervista a Nino Antonacci

23 marzo 2021

Tempi duri per chi vive di arte. Di musica poi, ancora di più. Il Covid ha spostato il pubblico dietro uno schermo, innalzando una barriera laddove c’erano solo vibrazioni: un problema serio, economicamente e non solo, tanto per chi suona quanto per chi organizza. A parlare, in quest’ultimo ambito, è Nino Antonacci, cuore e anima dello storico Moody Jazz Cafè di Foggia, da quasi vent’anni organizzatore di eventi e rassegne musicali, membro dell’Italia Jazz Club, una delle associazioni che animano la Federazione “Il Jazz Italiano”. In questa intervista Nino fa il punto della situazione alla luce del difficile momento storico vissuto dal comparto degli spettacoli, parlando di realtà nazionale, fondi, offerta, web e adrenalina da concerti…

di Alessandro Galano

Le restrizioni imposte a causa della pandemia hanno penalizzato molto gli artisti, ma per chi vive di eventi forse è anche più dura, è così?
Non amo lamentarmi ma è così. Le misure di ristoro oltre a essere insufficienti, per coloro che sono riusciti a ottenerle, sono anche di difficile accessibilità. Ci sono, inoltre, categorie e aspetti che non sono stati affatto considerati e questo ha evidenziato maggiormente i cronici vuoti normativi della legislazione dello spettacolo.

In ambito teatrale si sta provando a istituzionalizzare il web come alternativa al pubblico dal vivo: è possibile qualcosa del genere anche con la musica?
In realtà si sta avverando la stessa cosa per la musica, forse anche prima del teatro.
 Sono stato e sono abbastanza critico verso il mondo della musica che, secondo me, soprattutto durante la prima chiusura, ha riempito di piccole esibizioni e contenuti di ogni tipo la rete. Sono convinto che abbia perso l’occasione di far sentire la propria assenza. Credo che questo tipo di fruizione sia una grande trappola. La virtualità crea dipendenza e assuefazione, rende tutto più superficiale ed effimero. Si trasforma solo in minima parte in vita reale. Non mi piace neanche il sistema ibrido, in cui all’eventuale pubblico dal vivo si affianchi quello dietro allo schermo.

Bocciata, dunque, la virtualità?
A mio avviso, perlomeno la “contemporaneità” dello spettacolo va salvaguardata e deve essere prerogativa esclusiva del pubblico reale. È giusto che sia un privilegio solo per colui che alza il culo dalla sedia, sfida la pigrizia, la stanchezza, i problemi, la pioggia, le cavallette, compie il percorso per arrivare al luogo dello spettacolo, compra un biglietto, si relaziona con altra varia umanità e ritorna a casa tardi. Questa cattiva abitudine che si possa avere tutto, sempre e dovunque, porta, per me, a una progressiva aridità del nostro terreno, a favore di una fertilizzazione delle “culture intensive” dei latifondisti del web. Mi rendo conto che con facilità più soddisfiamo i nostri “bisogni”, più ne abbiamo di nuovi, ma così le cose e le emozioni perdono di valore.

Cos’è che si può fare, nel settore, e ancora non è stato fatto o proposto?
Proprio alla luce di ciò che ho detto prima credo che questo momento di chiusura rappresenti davvero l’occasione per scrivere una normativa strutturale sullo spettacolo. Ci sono due proposte di legge molto corpose che sono state presentate e a cui, in parte, abbiamo collaborato come Italia Jazz Club, che è l’associazione di cui faccio parte e che rientra nella Federazione “Il Jazz Italiano”.
 Abbiamo, intanto, ottenuto per il FUS 2021 (Fondo Unico per lo Spettacolo) di prossima pubblicazione, alcuni importanti risultati. Per la prima volta dalla sua istituzione il “jazz” e i “club” hanno trovato spazio in un fondo a quasi esclusivo appannaggio delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ritengo inoltre che si debba semplificare, dal punto di vista burocratico, l’organizzazione degli spettacoli medio-piccoli ed eliminare o ridurre alcuni balzelli ormai inaccettabili.

Come si tiene viva l’attenzione sul Moody e su un lavoro che, di fatto, vive di visibilità e di contatto diretto con la gente?
Penso che l’onnipresenza si trasformi prima o poi in indifferenza. Siamo ormai tanti pesci che vivono in un enorme branco di pesci, intrappolati nella “rete”, puoi esserci o non esserci più, non se ne accorge nessuno. Non amo la visibilità fine a se stessa, mi piacciono i contenuti. Se non ho niente da dire resto in silenzio. Il “marketing” inteso come promozione del proprio prodotto mi piace quando è autentico, sincero, onesto, sia nei rapporti reali che virtuali. In fin dei conti la musica ci insegna che le pause sono importanti quanto le note, altrimenti sarebbe solo fastidioso rumore di sottofondo.

È possibile che questa assenza forzata di spettacoli musicali possa rieducare il pubblico che verrà, portandolo a una maggiore consapevolezza di sé e dell’importanza della fruizione artistica?
No, non credo. Forse all’inizio ci sarà un’esplosione di vita e di voglia dovuta al risveglio in un fresco mattino, ma poi verremo riavvolti da un oppiaceo torpore e torneremo ad alienarci nell’oblio dei pixel. Resteranno sempre gli stessi a fruire degli spettacoli, con qualche probabile perdita dovuta soprattutto a residui di paura, ristrettezze economiche o assuefazione virtuale. Non abbiamo ancora toccato il fondo, fino a quando non si avvertirà il senso di marcio non si invertirà il senso di marcia.

Quanto manca la musica dal vivo?
Mi manca tanto ciò che riesce a creare, l’incontro. È quello a cui siamo tenuti a rinunciare pur essendo l’essere umano un animale che non può prescindere dagli altri per stare bene.
 La musica in genere, quella dal vivo in particolare, resterà sempre uno dei mezzi più sani e meravigliosi per unire corpi, anime e cuori. L’adrenalina di organizzare o partecipare a un concerto, con tutto quello che comporta, è linfa vitale per me. Ho comunque deciso di approfittare di questa chiusura per studiare in maniera più approfondita vari aspetti del mio lavoro e cercare di arrivare più preparato e stimolato al nuovo inizio; dopotutto l’attesa e la preparazione per la partenza sono parte integrante del viaggio.

Come e da dove si ripartirà?
Si naviga a vista, per cui qualsiasi previsione resta solo un’ipotesi. Giocando d’azzardo con il futuro potrei puntare su una limitata riapertura verso aprile-maggio, almeno fino a settembre, con le stesse disposizioni dell’estate scorsa. Si ripartirà più o meno da dove ci siamo lasciati, forse con un maggior senso del sospetto, ma ci sarà tanta voglia di incontrarsi e la musica dal vivo può rappresentare un ottimo “strumento di armonia”.

INFO

www.facebook.com/moodyjazzcafe

 

Abbonati a Jazzit a soli 29 euro cliccando qui!