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Umbria Jazz 2026, la forza delle grandi personalità
Photo Credit To Karen Righi

Umbria Jazz 2026, la forza delle grandi personalità

20 agosto 2026

Umbria Jazz 2026 ha confermato ancora una volta una delle caratteristiche che ne hanno costruito il prestigio internazionale: la capacità di far convivere il grande spettacolo con il jazz più autentico, la tradizione con la ricerca, le icone della musica popolare con i protagonisti della scena contemporanea. Un equilibrio complesso, che il festival perugino continua a perseguire con una formula ormai riconoscibile ma mai statica.

I numeri restituiscono la fotografia di una manifestazione in piena salute: oltre 46.000 spettatori paganti, più di tre milioni di euro di incasso, circa 500 musicisti coinvolti in 80 formazioni e 275 concerti distribuiti negli undici giorni della rassegna, tra appuntamenti gratuiti e a pagamento. Dati importanti, ma che acquistano valore soprattutto perché accompagnano una proposta artistica capace di mantenere una precisa identità.

Photo Credit To Karen Righi

Dietro questa macchina organizzativa e musicale resta la visione di Carlo Pagnotta, storico direttore artistico della manifestazione, la cui sensibilità nel leggere i cambiamenti del pubblico e del linguaggio musicale continua ad essere uno degli elementi decisivi del successo del festival. La sfida, ancora una volta, è stata quella di mettere insieme mondi apparentemente lontani senza perdere il filo della qualità.

Photo Credit To David Morresi

Sul fronte dei grandi eventi, Sting e Zucchero hanno confermato il loro ruolo di autentici protagonisti della scena internazionale. Due artisti dalla personalità fortissima, capaci di andare oltre il dato anagrafico grazie a repertori ormai entrati nell’immaginario collettivo e a un rapporto consolidato con il pubblico. Concerti costruiti sull’esperienza, sul carisma e sulla forza delle canzoni, elementi che spesso contano quanto la perfezione tecnica.

Photo Credit To Fabio Orlando

Tra i momenti più originali dell’edizione spicca sicuramente l’incontro tra Laurie Anderson e i Sexmob. Un concerto difficilmente classificabile, nel quale musica, immagini, teatro e tecnologia si sono intrecciati in un racconto visionario e profondamente contemporaneo. La presenza di Steven Bernstein e Kenny Wollesen ha contribuito a creare un dialogo sonoro ricco di suggestioni, confermando la vocazione del festival a ospitare progetti in grado di superare i confini di genere.

Photo Credit To Fabio Orlando

Diverso il discorso per Elvis Costello, artista di enorme importanza storica e autore di una delle pagine più significative della storia della musica degli ultimi cinquant’anni, ma apparso in questa occasione meno convincente rispetto alle aspettative.

Il jazz resta il cuore pulsante della manifestazione, il luogo nel quale emergono con maggiore evidenza la profondità delle scelte artistiche e la vocazione originaria della rassegna. Anche quest’anno il programma ha proposto una concentrazione di personalità capaci di raccontare linguaggi diversi, dalla tradizione alla contemporaneità.

Kenny Barron ha regalato una lezione di eleganza, swing e profondità pianistica; Charles Lloyd ha confermato un lirismo senza tempo, mentre Bill Frisell ha incantato ancora una volta con il suo universo sospeso tra jazz, folk americano, country e improvvisazione, arricchito anche da sorprendenti riferimenti alla musica di Ennio Morricone e a una splendida pagina di Burt Bacharach.

Photo Credit To David Morresi
Photo Credit To Fabio Orlando

Particolarmente significativo il progetto Kind of Miles di Paolo Fresu, un omaggio a Miles Davis capace di evitare la semplice celebrazione per trasformarsi in un percorso personale e contemporaneo. La sensibilità timbrica del trombettista sardo e la qualità dell’ensemble hanno restituito una musica sospesa tra memoria e ricerca, rispettosa dell’eredità del maestro ma libera di reinterpretarla.

Photo Credit To Fabio Orlando

Di altissimo livello anche il trio di Fred Hersch con Peter Erskine, esempio di equilibrio, ascolto reciproco e raffinatezza, così come il quartetto formato da Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Larry Grenadier ed Eric Harland, una formazione nella quale tecnica, energia e libertà improvvisativa hanno trovato una sintesi esemplare.

Photo Credit To David Morresi

Tra le voci più emozionanti va inserita Cécile McLorin Salvant, interprete che attraversa la tradizione jazzistica con una personalità fuori dal comune, unendo rigore musicale, teatralità e una rara forza narrativa.

Photo Credit To Fabio Orlando

Una menzione particolare merita anche il Secret Bistrot, luogo ormai centrale nelle notti della manifestazione. La resident band The House Quintet “Coltrane Centenary”, con Piero Odorici e Daniele Scannapieco in prima linea, ha animato le jam session del dopofestival con grande qualità, confermando come l’improvvisazione resti una delle anime più autentiche della rassegna.

Grande emozione anche per quello che è stato annunciato come l’ultimo concerto dei Perigeo, formazione centrale nella storia del jazz-rock italiano e internazionale. Il saluto a Giovanni Tommaso e alla sua creatura musicale ha avuto il sapore di un passaggio storico, accolto da un pubblico consapevole di assistere a un momento destinato a rimanere nella memoria.

Photo Credit To Fabio Orlando

Le contaminazioni hanno trovato spazio anche con i Beat, progetto che raccoglie l’eredità della stagione più sperimentale dei King Crimson, con Tony Levin e Steve Vai come autentici punti di riferimento, e con lo spettacolare incontro tra gli Snarky Puppy e la Metropole Orkest, dove groove, scrittura orchestrale e libertà improvvisativa hanno raggiunto un equilibrio sorprendente.

Photo Credit To Fabio Orlando

Un altro momento significativo è stato quello di Stefano Bollani, figura ormai amatissima dal pubblico, artista che attraversa linguaggi e repertori diversi con assoluta naturalezza, come ribadito dai suoi stra-meritati successi televisivi, muovendosi tra jazz, teatro e musica popolare senza mai rinunciare alla curiosità e alla ricerca. Il progetto Tutta Vita con Valentina Cenni ha confermato questa vocazione alla contaminazione, nel solco di incontri fondamentali con figure come Enrico Rava, Daniele Sepe, Roberto Gatto e Ares Tavolazzi, musicisti che hanno contribuito a definirne un’identità artistica sempre aperta al confronto e alla libertà espressiva.

Photo Credit To David Morresi

Conclusa l’edizione estiva, lo sguardo si sposta ora verso Umbria Jazz Winter, in programma a Orvieto dal 30 dicembre al 3 gennaio. Tra gli appuntamenti più attesi spicca il ritorno di Brad Mehldau, presenza che rappresenta già una garanzia per una manifestazione capace di rinnovare il proprio fascino anche nella versione invernale.

Il bilancio finale è quello di un festival che continua a cambiare senza tradire la propria identità, uno dei pochi luoghi in cui le grandi star internazionali convivono con il jazz più autorevole, la ricerca e i nuovi linguaggi, una formula che nel 2026 ha trovato ancora una volta conferma, mantenendo Perugia tra le capitali europee della musica dal vivo.

a cura di Vittorio Pio

INFO

www.umbriajazz.it