27 luglio 2026
Si muove tra le sonorità del violoncello come se danzasse, intrecciando la sensualità del jazz con la leggerezza del ritmo latino. Ana Carla Maza, classe 1995, è una delle voci più originali della nuova scena musicale internazionale. Nata a L’Avana e cresciuta tra Cuba, Cile, Spagna e Francia, rappresenta una generazione di artisti che unisce competenza classica, libertà improvvisativa e una profonda coscienza delle proprie radici. Il suo nuovo album si chiama “Alamar” e rappresenta un tributo al quartiere dell’Avana dove tutto è cominciato — ma anche una dichiarazione di indipendenza artistica, una celebrazione della memoria e un omaggio alla vitalità del suo popolo. Nel disco si alternano ritmi afrocubani, melodie cameristiche e tocchi di chanson, in un equilibrio che sembra raccontare la sua vita in movimento.
“Alamar” nasce da una storia personale?
Sì, è un viaggio nelle mie radici e nella memoria della mia famiglia. Alamar è il quartiere dell’Avana dove sono nata, ma rappresenta anche un luogo simbolico: lì trovarono rifugio molti esuli cileni dopo il colpo di stato del 1973, tra cui mio padre e mia nonna. È un disco che parla di identità, di ritorno e di amore, ma sempre con uno sguardo alla luce, non alla nostalgia.
Hai deciso di produrlo personalmente. Perché?
Perché volevo proteggere la mia visione artistica in ogni dettaglio. Solo così sarei potuta essere completamente libera. Oggi, nel mondo della musica, la figura della produttrice è ancora rara, ma per me è essenziale: significa avere voce in tutte le fasi del progetto. Ho lavorato sulle orchestrazioni, sui colori sonori e persino sull’equilibrio tra voce e violoncello, che in questo disco si rispondono come due personaggi di un dialogo intimo.
Com’è nata la fusione di generi che caratterizza il tuo stile?
È il mio modo naturale di esprimermi. Sono cresciuta a Cuba, in una famiglia di musicisti: mio padre, cileno, è pianista e compositore; mia madre, cubana, è cantante e chitarrista. Ho respirato fin da bambina il jazz, la musica latina e la musica classica. Poi ho studiato in Spagna e a Parigi, dove ho imparato la disciplina europea. La mia musica fonde queste due anime: il rigore e l’improvvisazione, la testa e il cuore. In “Alamar” si può sentire tutto questo: il violoncello che diventa percussione, il ritmo che si mescola al respiro, la voce che abbraccia la danza.

Il violoncello sembra la tua seconda voce…
Lo è davvero. Il violoncello è la mia voce interiore. È uno strumento fisico, molto vicino al corpo umano: vibra, canta e danza con me. È attraverso di lui che traduco le emozioni in suoni. Quando suono non penso tanto alla tecnica quanto al movimento: suonare per me è una forma di libertà, un modo di raccontarmi senza parole.
Cuba resta al centro del tuo percorso?
Sempre. La musica cubana è una forma di vita, un modo di respirare. Anche se vivo in Europa porto dentro di me il ritmo di Cuba. La situazione sull’isola oggi è difficile, ma il popolo cubano conserva una forza enorme: la musica continua a essere la sua forma di resistenza e di speranza. Ogni volta che torno sento che l’energia dell’isola si rinnova dentro di me: è come una corrente che mi attraversa e che non smetterà mai di scorrere.
Che cosa rappresenta “Alamar” per te, a livello umano e artistico?
È un ritorno alle origini, ma anche un passo verso il futuro. Ho voluto trasformare il passato in energia: “Alamar” è un disco di libertà. La musica, quando nasce dal cuore, supera le barriere culturali e parla un linguaggio universale. Con questo progetto ho capito che non devo scegliere tra Cuba, l’Europa o il resto del mondo: la mia patria è la musica stessa.
Photo Credit To Dominique Souse
Come descriveresti il tour italiano in tre parole?
Ritmo, libertà ed emozione. Il pubblico italiano è molto sensibile e autentico, con esso si crea un legame immediato e profondo. Ogni concerto è un dialogo tra corpo e spirito, dove la musica diventa movimento. Sul palco porto non solo le mie canzoni, ma tutto ciò che ho vissuto. Ogni nota è un frammento di viaggio, un invito a condividere la gioia del suonare insieme.
a cura di Vittorio Pio
Violoncellista, cantante e compositrice cubana Ana Carla Maza, che sta incantando il mondo con la sua musica e la voce inconfondibile, prosegue il tour in Italia per presentare dal vivo “Alamar” (https://idol-io.ffm.to/alamar), il nuovo album di inediti. Nel solco della tradizione musicale cubana, Ana Carla Maza ha portato il suo talento in oltre venticinque Paesi con più di quattrocento concerti, esibendosi in festival e club prestigiosi come Jazz à Vienne, EFG London Jazz Festival e Blue Note Milano, condividendo il palco con leggende come Chucho Valdés e affermandosi come una delle voci più originali della scena internazionale.
Queste le date italiane di “Alamar 2026”:
– 29 luglio – Palazzo Steri – Palermo nell’ambito di “Festival Brass Group”
– 30 luglio – Piazzale Ceccarini – Riccione (Rimini) nell’ambito di “Riccione Summer Jazz”
– 23 agosto – Cattedrale Basilica – Conversano (Bari) – nell’ambito del “Festival Imaginaria”
– 29 agosto – Ippodromo La Favorita – Palermo nell’ambito del “Jova Summer Party”
Photo Credit To Dominique Souse