15 luglio 2025
La grande musica, quella capace di connettere culture, generazioni e sensibilità diverse, domenica 13 luglio ha fatto tappa a Sanremo, nella splendida cornice del Teatro dell’Opera del Casinò, sold out per l’occasione. Protagonista della serata è stato un trio che non ha bisogno di presentazioni: il Danilo Pérez Trio, con John Patitucci al contrabbasso e Adam Cruz alla batteria. Tre maestri assoluti della scena jazz mondiale, riuniti in un dialogo musicale che ha saputo emozionare, sorprendere e trascinare.
Il concerto, uno degli appuntamenti più attesi dell’edizione 2025 del festival UnoJazz&Blues, ha rappresentato molto di più di una semplice esibizione dal vivo. È stato un viaggio sonoro attraverso le geografie dell’anima: dal latin jazz carico di colori e radici, cifra inconfondibile di Danilo Pérez, alla profondità melodica e alla potenza ritmica del contrabbasso di John Patitucci, fino al drumming raffinato e poliritmico di Adam Cruz, newyorkese di razza e perfetto equilibratore tra i due fuoriclasse.

Il pubblico ha seguito con attenzione e partecipazione ogni brano, ogni assolo, ogni respiro del trio. La scaletta, ampia e ricca, si è snodata per circa due ore, inclusi i bis, alternando momenti di intensa liricità a vere e proprie scariche di adrenalina, in cui fusion, jazz elettrico, groove afro-latino e accenti cameristici si sono fusi con naturalezza. La complicità tra i tre musicisti, affinata da anni di concerti e progetti condivisi, basti pensare al leggendario Wayne Shorter Quartet, di cui Pérez e Patitucci facevano parte, ha dato vita a un interplay da manuale, fatto di sguardi, silenzi e improvvisazioni quasi telepatiche.
Danilo Pérez, con il suo pianismo sempre ispirato, ha incantato con un tocco ora impetuoso, ora carezzevole, disegnando paesaggi musicali sospesi tra Panama, New York e Africa occidentale. John Patitucci, con la sua consueta eleganza e autorità, ha scolpito linee di contrabbasso tanto profonde quanto cantabili, confermandosi ancora una volta come uno dei più autorevoli contrabbassisti viventi. Adam Cruz, infine, ha portato dinamismo e sofisticazione, intrecciando le sue trame percussive con naturalezza e rigore.

Il trio non si è limitato a suonare, ma ha anche saputo dialogare con la platea, regalando al pubblico momenti di leggerezza e di autentica empatia. Un raro esempio di virtuosismo umano, in cui il protagonismo dei singoli si dissolve in una visione collettiva e inclusiva della musica.
Dopo quasi due ore di musica intensa e raffinata, in cui la maestria si è sempre piegata all’ascolto collettivo, il concerto ha comunque offerto una straordinaria prova di solidità artistica e intesa profonda tra i musicisti. Pérez, Patitucci e Cruz non hanno cercato l’effetto, ma hanno costruito uno spazio di ascolto sincero e calibrato, dove ogni gesto musicale trovava il suo posto. Il pubblico ha percepito questa autenticità, restituendo in cambio grande attenzione e gratitudine.
Il concerto si inserisce in una programmazione che quest’anno ha già visto alternarsi sul palco sanremese artisti come Fabrizio Bosso, con il suo progetto “We Wonder”, gli Yellowjackets e il The Origin Trio di Stefano Bedetti, e che si appresta ad accogliere altri nomi altisonanti come Marcus Miller, Richard Bona, Peter Erskine, Ida Nielsen e Frank Gambale. Un cartellone che conferma come Sanremo, grazie a UnoJazz&Blues Festival, stia consolidando sempre di più il suo ruolo di crocevia internazionale per il jazz e il blues contemporanei.
a cura di A.V.O.
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