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Chiavari in Jazz 2026, cinque storie per una musica che non conosce confini

Chiavari in Jazz 2026, cinque storie per una musica che non conosce confini

27 luglio 2026

Dal nuovo progetto di Francesco Zampini con Alex Sipiagin al soul britannico degli Stone Foundation. In agosto tornano i concerti gratuiti in Piazza Nostra Signora dell’Orto a Chiavari. Nel cartellone diretto da Rosario Moreno anche Jany McPherson, i Nugara e “Out of Gravity” di Michele Papadia con Fabrizio Bosso e Francesco Bearzatti.

C’è un chitarrista italiano che invita nella propria musica una delle trombe più autorevoli della scena jazz internazionale. Una pianista cubana che ha attraversato l’Atlantico e ha fatto del viaggio parte della propria scrittura. Tre giovani musicisti che rileggono Isaac Asimov nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Un pianista e organista che costruisce il suo nuovo progetto intorno alla black music e chiama con sé due tra le voci più riconoscibili del jazz italiano. E infine, dall’Inghilterra, otto musicisti con un quarto di secolo di storia comune alle spalle, pronti a trasformare una piazza in un grande palco. Queste sono le cinque storie di Chiavari in Jazz 2026.

Dal 1° al 28 agosto la rassegna torna in Piazza Nostra Signora dell’Orto con cinque concerti a ingresso gratuito. Promossa e interamente sostenuta dal Comune di Chiavari, la manifestazione è realizzata dal Jazz Club Chiavari con la direzione artistica di Rosario Moreno.

Nato nel 2013, Chiavari in Jazz ha superato nel corso delle sue edizioni i venticinquemila spettatori. Cittadini e turisti, musicisti italiani e internazionali, piazze e luoghi della città: in tredici anni l’evento ha costruito una propria geografia musicale e conquistato anche l’attenzione dei media nazionali. La Rai ha seguito più volte la rassegna con interviste e collegamenti televisivi, mentre alcuni concerti realizzati a Chiavari sono entrati nei palinsesti radiofonici del servizio pubblico.

Il cartellone di quest’anno sembra però suggerire una chiave ulteriore. Più che inseguire un’idea unica di jazz, mette insieme musicisti che hanno scelto strade diverse: la scrittura e l’improvvisazione, Cuba e New York, la fantascienza e l’intelligenza artificiale, l’afrobeat, il funk e il soul inglese. E il jazz come lingua comune, forse, non come confine.

Francesco Zampini, la scrittura e una tromba da New York

Questa la prima storia. Sabato 1° agosto il chitarrista presenta a Chiavari “Somewhere, Everywhere”, il suo nuovo progetto pubblicato nel 2026 dalla storica etichetta Red Records. È un lavoro che nasce dalla scrittura di Zampini e dal suono del suo trio, completato da Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. Tre musicisti tra i più interessanti della scena jazz italiana contemporanea, un linguaggio costruito negli anni e un’idea precisa del rapporto tra ciò che viene scritto e ciò che può ancora accadere sul palco. Dentro questa musica, per il concerto di Chiavari, entra Alex Sipiagin. Il trombettista russo-americano ha attraversato una parte importante della storia recente del jazz newyorkese. Ha suonato con Michael Brecker, Dave Holland e Gonzalo Rubalcaba ed è stato una delle voci della Mingus Big Band. Ma qui Sipiagin non arriva con un proprio progetto, è Zampini a invitarlo nel suo. Ed è forse questo il punto più interessante del concerto: ascoltare una voce abituata ai grandi palcoscenici internazionali muoversi dentro le composizioni di un giovane chitarrista italiano e nel dialogo già costruito dal trio. Non una somma di nomi, ma un incontro.

Jany McPherson, da Guantanamo all’Europa

Una settimana più tardi, venerdì 7 agosto, la geografia cambia. La seconda storia è quella di Jany McPherson, nata a Guantanamo e da anni residente in Francia. Pianista, cantante e compositrice, porta a Chiavari il suo progetto “A Long Way”. Il titolo parla di un viaggio. E nel caso di McPherson il viaggio non è soltanto geografico. Le radici afro-cubane, il jazz, il pianismo lirico e la voce convivono in una musica nella quale l’esperienza personale continua ad affiorare. “Music from the soul for the soul”, la definisce lei. Una frase priva di complicazioni teoriche, coerente con una scrittura che cerca una relazione diretta con chi ascolta. Cuba rimane presente, ma non come luogo della nostalgia; è memoria, ritmo e materiale da trasformare. Con McPherson suoneranno Luca Bulgarelli al contrabbasso e Dario Congedo alla batteria.

I Nugara, Asimov e una domanda diventata attuale

Quando Isaac Asimov pubblicò The Last Question, nel 1956, l’intelligenza artificiale apparteneva ancora quasi interamente al territorio della fantascienza. Settant’anni dopo la domanda suona diversamente. È la terza storia. Ed è da questa distanza che partono i Nugara, protagonisti del concerto di venerdì 14 agosto. Francesco Negri al pianoforte, Viden Spassov al contrabbasso e Francesco Parsi alla batteria hanno trasformato il racconto di Asimov nel punto di partenza del loro più recente progetto. Tempo, coscienza, tecnologia e natura umana. Non una traduzione musicale del testo, ma una serie di interrogativi affidati alla composizione e all’improvvisazione. Vincitori del Jazz Club Music Contest 2025 promosso da Italia Jazz Club, i Nugara hanno già alle spalle oltre settanta concerti tra Italia ed Europa. Appartengono a una generazione di musicisti che sembra avere sempre meno bisogno di cercare i propri riferimenti soltanto dentro la storia del jazz. Nel loro caso la fantascienza offre una struttura narrativa: la musica continua la domanda.

Il mondo di Michele Papadia e due ospiti: Fabrizio Bosso e Francesco Bearzatti

La quarta storia appartiene a Michele Papadia. Pianista, organista e compositore, da anni Papadia esplora il territorio nel quale il jazz incontra la black music. Il suo nuovo progetto “Out of Gravity” sarà a Chiavari venerdì 21 agosto. Funk, afrobeat, elettronica e improvvisazione convivono in una musica costruita attorno al ritmo, ma anche a idee come libertà, condivisione e spiritualità. Papadia ne è l’autore e il centro musicale. Con lui suonano Francesco Ponticelli al basso elettrico e Stefano Tamborrino alla batteria. Per Out of Gravity ha poi scelto di chiamare due ospiti: Fabrizio Bosso e Francesco Bearzatti, due musicisti che hanno costruito identità quasi opposte e immediatamente riconoscibili. Bosso ha nella sua tromba una voce limpida, precisa e fortemente melodica. La tecnica è evidente, ma raramente diventa il fine del discorso. È uno dei motivi per cui ha potuto attraversare il jazz, il soul, la musica brasiliana e repertori più lontani senza perdere la propria firma. Il sax tenore di Bearzatti arriva da un altro territorio, più ruvido, fisico e spesso narrativo. Nei suoi lavori la musica tende a cercare una storia e i personaggi che possano abitarla. Papadia mette queste due voci dentro il proprio mondo, il groove offre il terreno comune, poi ognuno può cercare la propria traiettoria. È, in fondo, l’idea contenuta nel titolo: Out of Gravity, Fuori dalla gravità.

Stone Foundation, venticinque anni di soul e la necessità di andare avanti

L’ultima storia arriva dall’Inghilterra. Venerdì 28 agosto gli Stone Foundation chiudono Chiavari in Jazz con “The Revival of Survival”, undicesimo album di una carriera iniziata oltre venticinque anni fa. Sono in otto, una soul band, certamente. Ma nella loro musica il soul è da sempre un punto di partenza più che una formula da riprodurre. Funk, disco, jazz e club culture. La tradizione della black music attraversata da una band inglese cresciuta in un’altra epoca e in un’altra geografia. La loro storia ha incrociato quella di Paul Weller, dal vivo e in veste di produttore, e di numerosi protagonisti della scena soul britannica. Eppure, per capire davvero gli Stone Foundation, bisogna probabilmente vederli su un palco. È lì che gli arrangiamenti trovano la loro dimensione: otto musicisti, una sezione ritmica che spinge e una musica pensata per muoversi insieme al pubblico. The Revival of Survival, La rinascita della sopravvivenza. Un titolo curioso per una band con venticinque anni di storia, o forse perfettamente coerente, perché sopravvivere, nella musica, significa quasi sempre riuscire a cambiare senza dimenticare da dove si arriva.

È anche il filo che sembra attraversare questa edizione di Chiavari in Jazz. Francesco Zampini apre le proprie composizioni alla tromba di Alex Sipiagin; Jany McPherson trasforma le radici cubane attraverso il proprio viaggio; i Nugara prendono una domanda scritta settant’anni fa e la portano nell’epoca dell’intelligenza artificiale; Michele Papadia costruisce il proprio spazio musicale e invita Bosso e Bearzatti ad abitarlo; gli Stone Foundation continuano a cercare il futuro dentro la storia del soul. Cinque storie diverse. Il jazz, se serve ancora una definizione, è ciò che permette loro di stare nella stessa piazza.

Il programma

Sabato 1° agosto
FRANCESCO ZAMPINI TRIO feat. ALEX SIPIAGIN
Somewhere, Everywhere

Venerdì 7 agosto
JANY MCPHERSON
A Long Way

Venerdì 14 agosto
NUGARA
The Last Question

Venerdì 21 agosto
MICHELE PAPADIA 5tet feat. FABRIZIO BOSSO & FRANCESCO BEARZATTI
Out of Gravity

Venerdì 28 agosto
STONE FOUNDATION
The Revival of Survival

Tutti i concerti andranno in scena in Piazza Nostra Signora dell’Orto, a Chiavari, con inizio alle ore 21.30. In caso di pioggia gli spettacoli si terranno presso l’Auditorium San Francesco. L’ingresso è gratuito.

a cura di A.V.O.

INFO

www.facebook.com/ChiavariJazz