20 luglio 2026
La nuova edizione di “Summertime”, la stagione estiva della Fondazione Musica per Roma alla Casa del Jazz, che si tiene quest’anno dal 13 giugno al 7 agosto, presenta quest’anno progetti appositamente pensati per celebrare il centenario della nascita di Miles Davis prodotti dal Centro di Produzione Musica della Fondazione, oltre al grande jazz italiano e internazionale, rappresentato da alcuni dei suoi artisti più autorevoli in un programma che attraversa jazz, contaminazioni contemporanee, world music e nuove sonorità. Il fotografo Emanuele Vergari ha raccontato con le sue emozionanti foto gli straordinari concerti di questa edizione.
26 giugno – Raphael Gualazzi e Francesca Tandoi
Un’anteprima assoluta per Summertime 2026 che ha visto l‘incontro elegante e travolgente tra l’eclettismo di Raphael Gualazzi (che fonde stride piano, blues, ragtime, soul e canzone d’autore) e lo swing e il bebop virtuoso di Francesca Tandoi, in un gioco d’incastri armonici e ritmici ben bilanciato. Il concerto è stato ideato come un dialogo continuo a due pianoforti e due voci, capace di unire virtuosismo tecnico, grande senso dello spettacolo e una contagiosa energia. La serata si è aperta sotto il segno del jazz più puro: Francesca Tandoi mostra sin da subito il suo virtuosismo cristallino e una naturale propensione al ritmo swing, impostando un groove solido e brillante. Quando Raphael Gualazzi prende la guida, lo spettacolo vira verso le sue sonorità inconfondibili, con una vocalità ruvida e piena di sfumature. I brani del suo repertorio si vestono di nuovi arrangiamenti a quattro mani, arricchiti dagli interventi vocali e pianistici della Tandoi, creando un ponte perfetto tra la canzone d’autore e la tradizione d’oltreoceano.















4 luglio – Cécile McLorin Salvant
La cantante, compositrice e artista visiva Cécile McLorin Salvant, voce tra le più riconoscibili e sorprendenti della scena jazz, è tornata alla Casa del Jazz combinando tecnica perfetta, profondità interpretativa e una capacità rara di raccontare storie con la musica. La sua passione per la narrazione la porta a cercare connessioni tra vaudeville, blues, teatro, jazz, musica barocca e folklorica. Salvant riscopre canzoni dimenticate, spesso poco registrate, con storie forti, colpi di scena e umorismo. Il suo ultimo album “Oh Snap“, uscito nel settembre scorso, contiene dodici brani molto personali più una cover di un verso del successo del 1977 dei Commodores “Brick House”, che mettono in mostra i suoi gusti e le sue influenze che spaziano tra generi diversi. Con lei sul palco di Villa Osio hanno suonato Sullivan Fortner (pianoforte e tastiere), Yasushi Nakamura (contrabbasso) e Kyle Poole (batteria).












9 luglio – Fred Hersch Trio
Il concerto del Fred Hersch Trio del 9 luglio alla Casa del Jazz ha inaugurato il suo tour europeo. Accompagnato da Drew Gress al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria, il pianista ha entusiasmato il pubblico romano con un live di oltre un’ora e mezza, caratterizzato da un profondo interplay e una perfetta fusione tra arrangiamenti e improvvisazione.














14 luglio – Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Larry Grenadier ed Eric Harland
Il pianista Gonzalo Rubalcaba, il sassofonista Chris Potter, il contrabbassista Larry Grenadier e il batterista Eric Harland formano un super gruppo che incarna lo spirito dell’improvvisazione collettiva. L’idea si deve a Jason Olaine, ora Vicepresidente della Programmazione al Jazz at Lincoln Center. Nel 2022 Olaine ha proposto di riunire Rubalcaba, Potter, Grenadier e Harland per un impegno speciale al Dizzy’s di New York. “Ho pensato che fosse un’occasione per riaccendere qualcosa di incredibile”, spiega Olaine. “Ho trovato una data libera nella programmazione e tutti hanno colto al volo l’occasione. Si trattava semplicemente di fare grande musica”. Presentata come “First Meeting” la band ha poi concordato una breve prova per raggiungere un consenso sul repertorio, che comprendeva un brano originale di ciascun membro, insieme a 500 Miles High di Chick Corea e Con Alma di Dizzy Gillespie. Quest’ultimo aveva un significato personale per Rubalcaba, poiché lo aveva registrato con Gillespie a L’Avana nel 1985. “Volevo sentire come suonavamo insieme e vedere come avremmo condiviso lo spazio”, dice Rubalcaba. “La nostra comunicazione era facile e fluida. Suono da molto tempo e non sono mai stato sicuro di me stesso quando ho dovuto sperimentare qualcosa di nuovo o rivisitare qualcosa del passato. Le prove mi hanno dato la certezza che avrebbe funzionato. Nessuno ci ha chiesto di suonare un brano come era stato registrato anni prima o di andare in una direzione particolare. Quello che si sente nell’album che abbiamo realizzato è come lo abbiamo suonato insieme nel qui e ora”.
















16 luglio – Bill Frisell, Thomas Morgan e Rudy Royston
Bill Frisell, che non suona solamente la chitarra, ma la abita, la sposta nel tempo e la trasforma in una tavolozza di colori cangianti, abbraccia la libertà e l’intimità del formato in trio in “Valentine”, affiancato dai suoi storici collaboratori Thomas Morgan al contrabbasso e Rudy Royston alla batteria. Insieme hanno dato vita a un repertorio che intreccia composizioni originali, standard senza tempo e classici della tradizione folk, riletti con sensibilità lirica e spirito esplorativo. Il profondo affiatamento maturato in anni di tournée si traduce in performance spontanee, quasi colloquiali, dove ogni brano diventa un terreno aperto al dialogo, alle sfumature e alla sorpresa. A questo raffinato intreccio si unisce il sassofonista Greg Tardy, collaboratore di lunga data di Frisell, che arricchisce il suono del gruppo con una voce intensa e profondamente espressiva. Il suo timbro caldo e il fraseggio intuitivo si integrano con naturalezza nell’energia dinamica del trio, ampliandone la tavolozza sonora ed espandendo l’orizzonte interpretativo in un’esperienza musicale ricca, vibrante e in continua evoluzione. L’energia della serata è stata caratterizzata da un’attesa sospesa, quasi reverenziale, perfetta per accogliere l’universo sonoro di uno dei chitarristi più influenti degli ultimi quarant’anni. Con il suo inconfondibile tocco, fatto di dilatazioni temporali, loop discreti, riverberi sognanti e un uso magistrale del volume, Frisell ha guidato l’ascoltatore attraverso un viaggio che sfuma i confini tra jazz, country, musica americana e d’avanguardia.















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