12 giugno 2026
Dal 29 maggio il Real Sito di San Leucio ospita la rassegna Terrazza Leuciana che è diventata, negli anni, uno degli appuntamenti più attesi della stagione culturale casertana. La direzione artistica è affidata alla Genovesemanagement di Gianni Genovese, con il patrocinio del Comune di Caserta e del Real Sito Belvedere di San Leucio e il supporto del Teatro Pubblico Campano. Una location d’eccezione, il Complesso Monumentale Belvedere di San Leucio – Patrimonio Unesco – per un cartellone che unisce eccellenza partenopea e respiro internazionale.
Trait d’union degli eventi in cartellone è l’ibridazione non solo sonora ma anche politica e metaforica, che trova a Napoli – città che continuamente si rinnova facendo del détournement il suo paradigma quotidiano – il suo luogo di elezione.
«Un parterre di prestigio – racconta l’organizzatore, Gianni Genovese – per una rassegna che, quest’anno più che mai, si muove nel segno dell’incontro, dello scambio e del métissage sia sonoro che artistico, non solo di musica ma anche di teatro. Un’occasione, per i fruitori, di autentica formazione alla contaminazione in una cornice di assoluto pregio».
Il primo appuntamento è il 29 maggio, alle ore 21.00, nel Cortile del Belvedere di San Leucio, con Walter Ricci in “Neapolis Mambo”, un mix tra jazz e sonorità esotiche, nella definizione del crooner partenopeo, che proietta lo spettatore in un luogo immaginario e sorprendente, dove il Golfo di Napoli abbraccia le rive del Río de la Plata, a tratti sembrano risuonare i clacson della Grande Mela e la lingua napoletana si fa duttile collante di un attraversamento musicale ardito e travolgente. I ritmi caldi del Sudamerica – mambo, cumbia, son cubano, rumba, conga e cha cha cha – si tingono di suggestioni jazzy; energia, raffinatezza e anima napoletana si incontrano in un racconto sonoro policromatico, exotico e irresistibilmente rétro.
Opening artist di Walter Ricci sarà il Cappuccio Collective Smooth, che evoca con sonorità moderne le atmosfere smooth jazz degli anni Ottanta, tendendo verso un raffinato easy listening, spogliato delle complicazioni formali proprie del jazz “puro” e del jazz-rock maggiormente sperimentale. Lo smooth jazz del collettivo viene risemantizzato attraverso una cura timbrica e una regia armonica che privilegia la trasparenza delle linee e la leggibilità del gesto musicale. La formazione vedrà esibirsi Annina Galiano alla voce, Peppe Vertalli alla batteria, Cristina Massaro al piano, Mimmo Cappuccio alla chitarra, Frank Oliviero alle tastiere e Anselmo Pascale al basso. L’accento sulle melodie e la contaminazione con influenze diverse – inflessioni nu-soul, divagazioni funky e tentazioni disco – diluisce ma non annulla l’impronta jazzistica, confluendo in un mood sofisticato, dalla vocazione internazionale e dalla sensibilità inedita, una specie di alta sartoria sonora vicina ai parametri estetici della fusion.
Photo Credit To Raffaele Aquilante
Il 7 giugno, alle ore 21.00, la Fondazione Il Canto di Virgilio porta in scena “La Ciulla”, opera semi-classica di Carlo Faiello. Lo spettacolo, scritto e diretto da Carlo Faiello, con Gea Martire, interprete storica della scena partenopea capace di incarnare il tratto autentico del teatro napoletano, Elisabetta D’Acunzo e Chiara Di Girolamo e con l’Orchestra da camera di Santa Chiara, fa rivivere sul palcoscenico una delle figure più audaci e rivoluzionarie del Seicento partenopeo, Giulia De Caro, detta “la Ciulla d’a Pignasecca”, femminista ante-litteram, donna di potere e di spettacolo. Rigore filologico – nella ricostruzione storica attraverso le cronache del tempo – sovversione e carica emotiva per una narrazione profondamente attuale, che accosta la potenza delle parola alle suggestioni di un repertorio ispirato alla tradizione del Seicento partenopeo, delineano non solo un icastico ritratto al femminile ma anche un affresco della genialità senza tempo di Napoli e della sua forza rivoluzionaria.
Il 14 giugno, alle ore 21:00, appuntamento con Freedom Jazz Trio feat. Fabrizio Bosso (tromba) e Javier Girotto (sax). L’eclettismo della scuola napoletana incontra due titani della scena jazz internazionale: il sassofonista argentino Javier Girotto e il trombettista torinese Fabrizio Bosso. Il Freedom Jazz Trio vede Lello Petrarca al pianoforte, Emiliano De Luca al contrabbasso e Claudio Borrelli alla batteria; Lello Petrarca ha collaborato con artisti del calibro di Nino Buonocore, Daniele Sepe, Stefano Di Battista, Markus Stockhausen, Martux_m, Gianluigi Trovesi, Maurizio Giammarco, Fabrizio Bosso e Gabriele Mirabassi; Emiliano De Luca vanta collaborazioni jazz con Paul Jeffrey, Don Moye (Art Ensemble Of Chicago), Mel Gaynor (Simple Mind), Arthur Miles, Masa Mbatha Opasha (Voice of Glory), Pietro Condorelli, Francesco Nastro, Daniele Scannapieco, Enzo Nini e Marco Zurzolo; collaborazioni pop con Irene Fargo, Eugenio Finardi, Catherine Ringer, Marcello Murru, Nello Daniele, Valentina Stella, Teresa De Sio e Diego Moreno; Claudio Borrelli annovera collaborazioni con nomi prestigiosi dell’ambiente jazzistico italiano tra i quali Ada Montellanico, Pietro Tonolo, Maurizio Giammarco, Piero Leveratto, Bruno Tommaso, Marco Tamburini, Mario Raja, Vito Di Modugno, Michele Carrabba, Carla Marcotulli, Emanuele Cisi, Stefano Cantini, Fabio Morgera, Gianpaolo Casati, Daniele Sepe, Antonio Onorato e Pietro Condorelli. Il trio è attivo già da anni e ha preso parte a rassegne jazz internazionali, tra cui il Sannio Jazz Festival, Jazz Flirt a Formia e Teano Jazz. Il concerto prevede incursioni nel fortunato progetto discografico “Rendez-Vous Entre Nous” (su disco già da due anni, per l’etichetta Jazz2Watch, e ora disponibile su tutte le piattaforme digitali, con la partecipazione anche in sede compositiva dei due solisti), composizioni originali del trio, riarrangiate per l’occasione, temi tratti dal repertorio solista di Girotto, rivisitati in chiave trio con fiati, e tributi a compositori italiani e argentini, nel segno di un interplay serrato e di una ardita esplorazione di territori musicali inediti, con un’estetica autenticamente jazz che rivendica l’ibridazione come principio fondante.

Photo Credit To Paolo Iammarrone
Photo Credit To Andrea Boccalini
Il 21 giugno, alle ore 21:00, sarà la volta di Diego Moreno in “TangoScugnizzo”, un ponte sonoro ed emozionale tra Napoli e Buenos Aires. «Sono convinto che la canzone napoletana sia stata uno degli elementi fondamentali per la genesi del “pensamiento triste que hasta se puede bailar”, come lo definì il “grande poeta del Tango” Enrique Santos Discépolo, che non a caso era figlio di italiani e napoletani», ha raccontato Diego Lemmi Moreno, cantante, compositore e chitarrista argentino di Mar del Plata, con radici toscane e pugliesi ma partenopeo di adozione. Tutti questi elementi hanno certamente in comune i “sentimenti”, che raccontano entrambi i generi, con similitudini anche nella poetica e negli argomenti trattati. Ci sono tante analogie tra la canzone napoletana e il tango argentino: entrambi nascono da due città cosmopolite e portuali, come Napoli e Buenos Aires, anche se per correttezza il tango nasce nella zona del “Rìo de la Plata”, quindi baciando anche parte del suolo uruguaiano. TangoScugnizzo non vuole essere, banalmente, un’operazione nostalgica, ma si propone invece di elevare la connessione ancestrale fra canzone napoletana e tango a progetto contemporaneo di caratura internazionale, capace di saldare memoria e futuro e di parlare alle nuove generazioni di italo-discendenti e a chiunque creda che la cultura non conosca confini.
Chiude la rassegna, domenica 28 giugno alle 6.00, l’atteso concerto all’alba di Arturo Caccavale alla tromba e Alessandro Crescenzo al pianoforte, in cui la musica sembra emergere dall’ambiente, suggerendo una memoria sonora paesaggistica e architettonica, in una dimensione quasi sacrale in grado di trattenere ed evocare i suoni. Veri e propri officianti di un rito laico, Caccavale e Crescenzo, capaci di un interplay messianico, accolgono il primo sole con un melting pot sonoro che fonde la melodia classica napoletana con le ritmiche del jazz e del latin jazz.
Photo Credit To Raffaele Aquilante
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