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Convegno Didattica del Jazz e delle musiche audiotattili

Convegno Didattica del Jazz e delle musiche audiotattili

4 giugno 2024

Si è tenuto il 27 e 28 aprile il Torino Jazz meeting, che ha ospitato l’assemblea ANSJ e un convegno sulla Didattica Jazz e musiche audiotattili, con la partecipazione di diversi autorevoli relatori in qualità di musicisti, docenti e presidenti di associazioni del terzo settore, in rappresentanza di diverse categorie di operatori culturali e professionali.

L’evento è stato realizzato dall’Associazione Nazionale Jazz e musiche audiotattili ANSJ all’interno del Torino Jazz Festival, grazie all’impegno della Jazz School Torino, del consorzio Piemonte Jazz, di Ancos e Confartigianato nazionale e locale. Nel corso della due giorni torinese sono stati trattati diversi temi, da cui è emersa la straordinaria vitalità e ricchezza delle scuole di musica e del loro ruolo “pubblico” fondamentale svolto nell’educazione musicale in Italia in qualità di enti del terzo settore.

Ricordo di Franco Caroni

In apertura della prima giornata si è ricordata la figura di Franco Caroni, “inventore” di Siena Jazz e tra i soci fondatori dell’Associazione nazionale scuole jazz e musiche audiotattili, recentemente scomparso. Claudio Angeleri e Roberto Bazzani, presidenti rispettivamente di ANSJ e dell’Associazione Jazzistica Senese, hanno ripercorso l’evoluzione cinquantennale di Siena Jazz, realizzata sulla base delle intuizioni didattiche e imprenditoriali di Franco Caroni, figura imprescindibile di questa istituzione e più in generale della didattica italiana e internazionale del jazz. Tuttavia, alcune vicende lo avevano ingiustamente estromesso da Siena Jazz, congelando il processo evolutivo di questa istituzione, con effetti che hanno contribuito in misura determinante alla improvvisa scomparsa di questa figura generosa, competente e appassionata. Roberto Bazzani ha auspicato che si possa riuscire a ritrovare con l’attuale governance di Siena Jazz quel dialogo fortemente auspicato da Caroni e da tutto l’ambiente nazionale e internazionale del jazz.

Un anno di ANSJ

Claudio Angeleri, Presidente CDpM e ANSJ, membro Direttivo AIdSM e del Comitato Scientifico di I-Jazz, musicista, compositore e didatta, ha evidenziato l’importanza delle scuole e dell’associazionismo che oggi ha assunto, grazie alla normativa del terzo settore, un ruolo pubblico sia sotto il profilo giuridico, sia per la capacità di interagire con il mondo della scuola, attraverso una serie di opportunità di potenziamento dell’educazione musicale per tutti gli studenti. Ha sottolineato inoltre la capacità da parte delle associazioni del terzo settore di sapere interpretare diverse istanze nel campo della didattica, dell’organizzazione concertistica e delle esigenze occupazionali dei musicisti, nonché il ruolo dei mezzi di fissazione fonografica. Nelle associazioni e scuole di musica confluiscono diverse figure professionali e molteplici attività formative e performative. Il terzo settore rappresenta quindi una visione completa dell’intera filiera della musica in Italia.

Si è quindi passati a ripercorrere le tappe più significative del primo anno di attività di ANSJ. Di particolare rilievo sono state le due edizioni del Jazz Mood Day, l’iniziativa che ha portato il jazz e l’improvvisazione in cento istituti comprensivi in tutta Italia. Considerata la struttura di ogni istituto, composta da almeno tre plessi (infanzia, primaria e secondaria), si può cogliere la reale portata dell’iniziativa, che ha coinvolto attivamente 18.000 studenti.

Angelo Bardini, Ambassador INDIRE, Piacenza Jazz Club, Jazz Mood School, Bibloh, sottolinea quanto il Jazz Mood Day sia la traduzione concreta del sistema della didattica musicale jazz in Italia, la cui creazione è tra gli obiettivi primari di ANSJ. Dopo un anno di attività la rete del Jazz Mood Day è costituita da cento istituti comprensivi, tre università, cinque conservatori, cinque festival jazz, con il patrocinio e la collaborazione di diverse associazioni di categoria nazionali – AIDsM, UNISCA, ANCOS, Confartigianato MIDJ, I-Jazz – alcune amministrazioni pubbliche e due fondazioni.

Domenico Massimino, vicepresidente di Confartigianato Nazionale, ha delineato la convergenza tra la mission di Confartigianato e quella delle scuole di musica, anche alla luce della valorizzazione del Made in Italy, dichiarandosi disponibile a sostenere le future iniziative di ANSJ nel mondo della scuola e a interloquire con i ministeri di pertinenza.

A tal proposito Mirco Besutti, Presidente dell’Associazione Italiana delle scuole di Musica AIdSM, ha sottolineato come la “Settimana nazionale della Musica a scuola”, che si è tenuta a Bologna dal 6 all’11 maggio e promossa dal Ministero della Istruzione e del Merito – Comitato per l’apprendimento pratico della musica, sia stata resa possibile grazie ai contributi della Regione Emilia-Romagna, di Eufonica e delle scuole di musica del terzo settore (AIdSM), a cui ANSJ è associato. Besutti ha evidenziato quindi la capacità del terzo settore di contribuire al sostegno, anche economico, delle iniziative di formazione dei docenti della scuola pubblica e dei laboratori per gli studenti, e ha rilevato le carenze degli indirizzi musicali delle scuole secondarie di primo e secondo grado, il cui vulnus originario è stato indotto dai criteri istitutivi fondati sulle esigenze dei docenti e non sulla base dei reali bisogni degli studenti e dell’evoluzione dei diversi linguaggi musicali contemporanei. Gli indirizzi musicali rappresentano infatti talvolta delle “scuole all’interno delle scuole”, slegate dalla programmazione e dalle finalità degli istituti.

Questo aspetto, al contrario, secondo Besutti e Angeleri, rappresenta un punto di forza delle scuole del terzo settore capace, anche grazie all’agilità dei programmi e delle strutture didattiche, di realizzare una vera sperimentazione pedagogica, secondo modelli e paradigmi capaci di rispondere alle diversità di apprendimento degli studenti, individualizzando adeguatamente l’azione didattica. Proprio il Jazz Mood Day e i numerosi laboratori promossi nel corso di tutto l’anno dalle scuole di musica all’interno delle scuole pubbliche distribuite in diverse regioni italiane rappresentano un concreto esempio del sistema pubblico/terzo settore già diffuso in tutta Europa sulla base di un riconoscimento istituzionale delle scuole di musica, che purtroppo manca ancora in Italia.

Nel corso del primo anno di attività ANSJ ha promosso diverse iniziative di formazione (gratuite) dei docenti della scuola e delle associazioni, tra cui il ciclo seminariale “Imparare a Imparare”, che ha previsto la partecipazione agli Stati Generali della Scuola Digitale sia con un workshop, sia con un laboratorio/concerto del Coro Gospel dell’IC Santa Lucia di Bergamo, affiancato dal quintetto jazz di Emilio Soana.

Didattica del jazz

Nel corso del convegno si è ripercorsa l’evoluzione della didattica disciplinare nel mondo della scuola secondo i tre principali indirizzi storici: istruttivismo, costruttivismo e didattica enattiva. Si è delineato più recentemente, grazie al contributo di diverse discipline scientifiche e umanistiche, il superamento della dualità mente/corpo, collocata in rapporto dialettico con il contesto (mondo e processi esperienziali dei soggetti). Sono i caratteri dell’embodied cognition, sulla base di una cognitività corporea capace di orientare l’apprendimento. Tuttavia, le specificità dei diversi percorsi musicali necessitano di una riflessione su un corretto approccio metacognitivo, cogliendo in particolare le possibilità offerte alla didattica dal jazz e dalle musiche audiotattili.

Secondo Vincenzo Caporaletti, dell’Università di Macerata, direttore del Centro Interuniversitario per la ricerca musicologica (UNIMC-ConsFr-ConsPe) e condirettore del Centre de Recherche International sur le jazz et les musiques audiotactiles (IReMus-Sorbonne Université), la teoria audiotattile rappresenta un approccio cognitivista mirato a dirimere il problema della differenziazione dei curricula formativi ed educativi della musica “classica” e delle musiche audiotattili, basando questa distinzione non su superficiali differenze formali e stilistiche delle musiche (musica classica, jazz, pop, rock), ma sul rilevamento di approcci cognitivi e formativi radicalmente diversi (anche se non necessariamente esclusivi), che correlativamente necessitano di orientamenti pedagogici e trasposizioni didattiche. Tutto ciò ha positivi effetti non solo sulle dinamiche estemporizzative e improvvisative nel jazz, nel rock/pop ecc., ma comporta virtuosi riflessi sulle stesse pratiche didattiche e sui criteri di apprendimento inerenti alla musica di tradizione scritta occidentale, che possono essere maggiormente focalizzati in questa relazione dialettica.

Tutti i convenuti hanno concordato, attraverso strade ed esperienze differenti, nel considerare imprescindibile il paradigma audiotattile nella definizione di una pedagogia “del” e dal “jazz”, capace di non creare contrapposizioni e divisioni tra generi musicali ma, al contrario, di indirizzare al meglio l’azione didattica secondo le diverse modalità di apprendimento. Al tempo stesso occorre dirimere alcuni equivoci esistenti in alcuni interventi relativi all’introduzione del jazz a scuola, che si fondano sulla base di metodologie didattiche, classiche e contemporanee di matrice prevalentemente visiva, anche quando sollecitano diverse sensorialità.

Secondo Claudio Angeleri è fondamentale, nei percorsi specifici del jazz e delle musiche connesse quali il pop, il rock ecc., orientare gli interventi formativi secondo paradigmi specifici capaci di includere tutte le cognitività degli studenti, anche quelle legate al processo enattivo di formatività audiotattile. Angeleri ha proposto quindi alcuni esempi pratici finalizzati allo sviluppo della pulsazione continua, su cui si fonda il DNA di queste musiche e a cui si collega lo swing e il groove. Proprio questo aspetto, legato alla pulsazione continua implicita, differenzia l’improvvisazione delle musiche audiotattili e del jazz da quella legata sia alla musica classica “contemporanea” sia a quella dei metodi didattici classici (Orff, Kodaly) che, pur partendo da materiale popolare, indirizza l’apprendimento verso codici visivi.

Ludovico Peroni, musicologo e docente di didattica della musica a Siena Jazz, ha evidenziato la valenza didattica delle pratiche improvvisative condotte (Conduction, Soundpainting, Ritmo con Segni) sia nelle prime fasi dell’apprendimento che in quelle più avanzate. Peroni ha identificato inoltre tre possibili fasi della didattica dell’improvvisazione, in riferimento alle diverse tappe evolutive degli studenti:
● 0-6 > esplorazione sonora, timbrica e ritmica;
● scuola primaria> estemporizzazione melodica, ritmica e di insieme (interplay);
● scuole secondarie e di perfezionamento > improvvisazione.

Gianluigi Trovesi ha ribadito, attraverso la narrazione della sua esperienza personale di docente, le tappe della legislazione italiana in materia di musica, evidenziando le carenze nei diversi percorsi scolastici, auspicando soprattutto un incremento dell’educazione musicale di base per tutti gli studenti, dall’infanzia agli istituti secondari superiori.

Nicola Pisani, Presidente dei Docenti Jazz e Pop del comparto AFAM, ha evidenziato la necessità di corsi professionalizzanti pre – AFAM e non unicamente generalisti come sono improntati i licei musicali oggi. Ha auspicato inoltre una futura e necessaria sinergia tra comparto AFAM e terzo settore, per favorire una verticalità nei percorsi professionalizzanti, sottolineando l’importanza di un approccio pedagogico incentrato sulla creatività e sulla prassi improvvisativa e non solo sull’aspetto filologico e di repertorio, con particolare attenzione agli aspetti ritmici del linguaggio jazz, oltre a quelli melodici, timbrici e armonici, confermando così l’importanza della prassi prima della teoria. La riforma dell’AFAM, dettata dalla legge 508/99, non ha generato un particolare decremento di utenza, considerando la riduzione ai cinque anni dei corsi triennali e biennali (dai 50.000 studenti del previgente ordinamento agli attuali 35.000 post riforma), ma una delega formativa della formazione preaccademica verso le scuole secondarie di primo e secondo grado, con indirizzi musicali che tuttavia presentano diverse criticità e la totale assenza di percorsi di “nuovi linguaggi” come il jazz e la popular music. Pisani ha riconosciuto quindi il ruolo formativo delle scuole di musica e il bisogno del comparto AFAM di relazionarsi con questo settore.

Mirco Besutti ha sottolineato i termini numerici del comparto delle scuole del terzo settore sulla base dell’indagine svolta dall’Università di Bologna: 7.000 scuole, 100.000 insegnanti, 1.000.000 di studenti, di cui 50.000 stranieri e 25.000 con disabilità. Il terzo settore rappresenta quindi il primo comparto occupazionale per i musicisti, i docenti e i diplomati dei percorsi AFAM. È urgente pertanto che anche gli enti pubblici riconoscano le scuole di musica secondo i criteri già in atto in tutta Europa. Le istituzioni più vicine e sensibili al terzo settore sono le regioni che già in alcune aree geografiche (Emilia-Romagna, Toscana, Lazio) hanno promulgato delle leggi specifiche basate sulla definizione di criteri minimi (idoneità degli spazi, inquadramento dei docenti, integrazione e inclusione degli studenti stranieri e con disabilità, formazione dei formatori ecc.).

Si riportano quindi i contributi enunciati nella recente assemblea AIdSM del presidente Philippe Delarun della European Music Union, l’associazione europea che riunisce in ventotto paesi europei 150.000 docenti e 4.000.000 studenti. Si conferma che in tutta Europa è in atto un riconoscimento pubblico delle scuole di musica e l’esistenza di una rete tra istituzioni musicali (conservatori), scuole del terzo settore e il mondo della scuola. Si è delineata una tendenza a introdurre percorsi che relazionino la musica ad altri linguaggi espressivi. Ove ciò non è avvenuto, si è verificata una contrazione delle istituzioni pubbliche o una trasformazione in enti privati. Delarun specifica che, nonostante le aspettative degli studenti per i corsi professionalizzanti in Europa in termini occupazionali performativi (concerti), le opportunità in tale settore sono solo del 20/30 %, mentre il 70% sono di tipo didattico. Risulta quindi fondamentale la “formazione dei formatori” nelle aree pedagogiche e didattiche già presenti nei piani di studio dei percorsi professionalizzanti AFAM, secondo le specificità del jazz e delle musiche audiotattili.

A questo proposito si sottolinea l’istituzione da parte dell’Università Roma 3 – Dipartimento di Scienze della Formazione, in collaborazione con ANSJ, CDpM Bergamo e AIdSM, di un master di secondo livello EQF 8 di Formazione dei Docenti di musica d’insieme ad indirizzo jazz. Si auspica quindi una maggiore diffusione e pubblicizzazione di questa iniziativa sia nelle scuole del terzo settore, sia nel comparto AFAM.

Diego Borotti e Beppe di Benedetto, del direttivo ANSJ, sottolineano inoltre la necessità di estendere gli organici delle Istituzioni Concertistiche Orchestrali (ICO) anche al jazz e al pop, valorizzando così realtà già operanti sul territorio (Fondazione Orchestra jazz siciliana The Brass Group, Jazz’on Parma Orchestra, Civica Jazz band Milano, ecc.). Tale intervento, oltre agli aspetti altamente formativi, offrirebbe anche opportunità occupazionali ai futuri neodiplomati.

Iniziative sulla legge 106

Il Presidente ANSJ Claudio Angeleri ha informato infine l’assemblea dell’iniziativa intrapresa da ANSJ, AIdSM, condivisa con UNISCA e presente nelle linee programmatiche di MIDJ, volta a introdurre nei decreti attuativi della recente Legge 106 sulla riforma dello spettacolo alcuni criteri, anche in forma di premialità, mirati a includere maggiormente gli artisti italiani nel mondo del lavoro dello spettacolo, in misura del 60% del totale degli artisti complessivi di ogni rassegna e/o concerto, destinando il 40/50% del budget complessivo dei contributi pubblici collegati al FUS Fondo Unico dello Spettacolo.

Sempre in quest’ottica si propone di unificare in un’unica figura fiscale e previdenziale tutte le attività che contribuiscono alla composizione del fatturato complessivo del professionista dello spettacolo di oggi, comprendendo sia la componente performativa (concerti), sia quella didattica svolta soprattutto nelle associazioni del terzo settore, oltre alle attività di direzione artistica, composizione e arrangiamento di colonne sonore e pubblicitarie. È urgente quindi unificare le tutele fiscali e previdenziali comprendendo tutte queste attività oggi trattate separatamente (attività ex ENPALS e gestione separata INPS), semplificando l’eccessiva e inutile burocrazia che impedisce al musicista italiano di essere competitivo.

Il presidente Angeleri ha comunicato a tal proposito di aver inviato, in accordo con i direttivi ANSJ e AIdSM e con il Presidente UNISCA, una lettera al Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che si è dichiarato disponibile a un incontro a breve, per valutare le possibilità di introdurre tali richieste nei decreti attuativi della legge 106 in via di approvazione.

Soci onorari ANSJ

Il Direttivo dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche audiotattili ha infine deliberato di nominare, sulla base del prestigio professionale concertistico e didattico, come soci onorari dell’associazione i sigg:

M° Gianluigi Trovesi

Prof. Vincenzo Caporaletti

M° Enrico Intra

M° Ignazio Garsia

M° Gianni Negro

INFO

www.cdpm.it

 

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