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Lotus Sedimentations: intervista a Simona Armenise
Photo Credit To Mariagrazia Giove

Lotus Sedimentations: intervista a Simona Armenise

23 marzo 2020

Si intitola “Hasu No Chikuseki – Lotus Sedimentations” l’ultimo disco di Simona Armenise, che vede ospite Ares Tavolazzi. L’abbiamo itnervistata.

Di Eugenio Mirti

Come nasce il tuo amore per il Giappone?
Durante l’adolescenza  ero appassionata di manga e anime; crescendo la fascinazione è ritornata e l’interesse si è esteso a lingua, cucina e cultura; nel frattempo sono anche diventata buddhista.

Mi verrebbe da definire la tua musica come musica che “respira”. Sei d’accordo?
Sì infatti la correlazione con il mondo orientale è concettuale ed è basata sul respiro e sul senso di stratificazione, che richiama il titolo; quindi “Lotus Sedimentations” sia per l’importanza della filosofia del loto nella cultura orientale, sia per le stratificazioni musicali che sono poi il riflesso delle esperienze e delle perseone che incontriamo.

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Come hai lavorato con Ares Tavolazzi?
Ho iniziato col portargli del materiale cartaceo; una volta sono andata io da lui, poi ci siamo rivisti qui (in Puglia, NdR) e abbiamo registrato. Alcuni brani li abbiamo provati, altri invece sono nati estemporaneamente: la prima traccia per esempio è la prova che abbiamo fatto in casa ed abbiamo registrato. Mi pare che Ares sia stato molto bravo anche a trovare i suoni del basso elettrico.

Dividendo il jazz in due macrocategorie, cioè maistream e creativi, ti inserirei nella seconda. Una scelta precisa?
È un scelta, esatto! Ho avuto nella mia fase di studio un approccio al mainstream, ma non mi ha mai preso più di tanto; quello che mi interessa del jazz sono le possibilità legate allo studio dell’armonia; proprio per questo mi piaceva il jazz rock, la Mahavishnu Orchestra, Billy Cobham, e così via. Mi piace adesso lavorare sul suono e su tempi più dilatati. Credo in ogni caso sia importante rispettare la diveristà stilistica di ognuno!

Ti senti affine al sound del jazz del nord Europa?
Dal  punto di vista dell’ascolto mi piacciono chitarristi ECM come Terje Typdal; credo sia comunque evidente il mio egame con il jazz-rock e la psichedelia

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© Mariagrazia Giove

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