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John Scofield e Gerald Clayton al Pesto Music Festival
Photo Credit To Roberto Cifarelli

John Scofield e Gerald Clayton al Pesto Music Festival

10 maggio 2026

8:39pm – 10:07pm | Tra “Alu Cha” e “You Win Again” 

Due mondi musicali differenti che trovano nell’ascolto reciproco una lingua comune.

a cura di Rosario Moreno

08:39pm. L’inizio

Il brusio del teatro si spegne lentamente, poi arriva quel primo graffio inconfondibile della chitarra di John Scofield. Il 7 maggio al Teatro della Gioventù di Genova, sold out per l’occasione, il duo formato da John Scofield e Gerald Clayton, nell’ambito del Pesto Music Festival, con la direzione artistica di ZenArt, ha regalato al pubblico genovese una delle serate più intense e raffinate di questa stagione jazzistica. Due generazioni differenti, due percorsi lontani, una stessa idea di libertà musicale. Poco più di un’ora e mezza capace di aprire una vera finestra sul loro modo di intendere il jazz, interpretato non come esibizione muscolare, ma come costruzione continua di ascolto reciproco, spazio e fiducia.

Da una parte John Scofield, figura ormai leggendaria della chitarra contemporanea, musicista che ha contribuito a ridefinire il linguaggio del jazz-rock accanto a George Duke e Billy Cobham, prima di approdare alla corte di Miles Davis, esperienza che ha profondamente segnato la sua carriera. Dall’altra Gerald Clayton, tra i pianisti più creativi e sensibili emersi negli ultimi anni, capace di muoversi con naturalezza tra la tradizione afroamericana e le nuove traiettorie del jazz contemporaneo, collaborando con artisti come Bill Frisell, Roy Hargrove, Dianne Reeves e Charles Lloyd.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

La scaletta riportava semplicemente “Alu Cha”. Sono bastate però poche note per riconoscere Ah-Leu-Cha, storico brano bebop firmato da Charlie Parker e passato anche attraverso l’universo musicale di Miles Davis negli anni della sua vicinanza al linguaggio parkeriano. Un’apertura quasi simbolica per un concerto che ha attraversato continuamente tradizione e libertà contemporanea.

Fin dalle prime battute il dialogo tra i due musicisti appare naturale, quasi inevitabile. Il fraseggio spigoloso ma profondamente comunicativo di Scofield trova immediatamente nel pianoforte di Clayton un interlocutore ideale, elegante, lirico e mai invasivo. In Ringing Out emerge invece una dimensione più romantica, attraversata da un andamento dolce e nervoso allo stesso tempo, dove il duo sembra giocare continuamente sull’equilibrio tra tensione e sottrazione.

Scofield parla poco, ma ogni intervento contribuisce a creare un clima di estrema familiarità. Al termine del brano ringrazia il pubblico, presenta Clayton con affetto sincero e introduce i brani quasi con discrezione. Nulla appare costruito, tutto sembra avvenire con quella naturalezza rilassata e intuitiva che lui stesso attribuisce al rapporto musicale con il pianista americano.

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Con Boulez il concerto entra in una dimensione ancora più rarefatta: introduzione solitaria della chitarra, poi il pianoforte che si insinua con delicatezza assoluta dentro il tessuto armonico. Le note sembrano sospese, lasciate respirare nel silenzio attento della sala. È uno di quei momenti in cui il jazz smette di essere semplice successione di accordi e diventa gestione del tempo, del vuoto e dell’attesa.

Il pubblico segue ogni passaggio con partecipazione crescente. Like Someone viene accolto con entusiasmo, mentre UMMG imprime alla serata un cambio di temperatura grazie a un interplay più acceso e a un tiro musicale che conquista definitivamente la platea genovese.

Poi arriva Waters Edge, composizione firmata da Gerald Clayton, e uno dei momenti più cinematografici del concerto. Clayton costruisce un’introduzione pianistica di grande eleganza, mentre Scofield, ormai completamente immerso nel flusso del live, si toglie la giacca quasi a segnare simbolicamente un cambio di passo. Il suo suono si fa più caldo, più libero, attraversato da quella vena blues elettrica e obliqua che da sempre rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del suo linguaggio.

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Con Second Balcony Jump il duo ritrova una dimensione ritmica più dinamica e luminosa, ma è nel brano successivo, Slow, che il concerto raggiunge il proprio vertice poetico. Scofield annuncia che si tratta di un brano inedito, eseguito per la prima volta dal vivo. E infatti tutto assume immediatamente il sapore dell’evento irripetibile. Il tema viene ripetuto, trasformato, smontato e continuamente ricostruito. Clayton interviene direttamente sulle corde del pianoforte, manipolando il suono con le mani sulla cordiera; Scofield risponde lavorando su timbri ovattati e chitarra in mute. L’improvvisazione non riguarda più soltanto le note, ma la materia stessa del suono. È pura poesia contemporanea, accolta da una lunga ovazione finale.

Icons chiude il set con una splendida esecuzione, elegante e intensa, prima dei saluti e dell’uscita di scena. Ma il pubblico del Teatro della Gioventù non è disposto a lasciar andare così facilmente i due musicisti. Richiamati sul palco dagli applausi, Scofield e Clayton concedono un ultimo bis dal sapore profondamente americano. Prima di iniziare You Win Again, brano scritto da Hank Williams e reso immortale anche da Ray Charles, Scofield ne recita alcuni versi quasi sottovoce. Il teatro si fa improvvisamente ancora più silenzioso. Dentro quelle ultime note convivono blues, soul, country e jazz. Un omaggio alla grande tradizione americana ma anche una dichiarazione d’amore alla musica come linguaggio senza confini.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

Resta la sensazione di aver assistito a una conversazione profonda tra due artisti capaci di abitare il jazz con assoluta libertà. Due mondi musicali differenti che hanno trovato un equilibrio raro, elegante e sorprendentemente umano.

10:07pm. Il brusio del teatro ricomincia lentamente.

Lo ammetto: a fine concerto ho simpaticamente “rubato” la scaletta lasciata sul palco. Un foglio A4 pieno di parole annotate velocemente — “Alu Cha”, “Slow”, “Icons”. Più che un programma di sala, il diario minimo di una conversazione musicale. Guardandola dopo il concerto, con le sue abbreviazioni e i titoli scritti rapidamente, sembrava quasi di poter riascoltare ancora una volta quella musica sospesa tra tradizione, improvvisazione e libertà.

Per mantenere intatto lo spirito della serata, i titoli dei brani sono stati riportati così come annotati sulla scaletta originale lasciata sul palco.

Il concerto di John Scofield e Gerald Clayton rientra nel cartellone del Pesto Music Festival, con la direzione artistica di ZenArt. La rassegna si concluderà il 7 giugno al Teatro Carlo Felice con il trio formato da Stefano Bollani, Dado Moroni e Danilo Rea.