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Mainerio!</br>Intervista a Michele Corcella

Mainerio!
Intervista a Michele Corcella

29 agosto 2017

Mainerio”, il nuovo lavoro frutto degli arrangiamenti del consolidato duo Glauco Venier e Michele Corcella e che vede protagonista l’ensemble L’insiúm, è in uscita per l’etichetta Artesuono di Stefano Amerio: ne parliamo con uno dei protagonisti.

Di Fabio Caruso

Come è nato questo progetto?
Il progetto si basa sulle opere di Giorgio Mainerio, Maestro di cappella aquileiese del ‘500, ed è nato dall’affinità musicale e dalla sintonia che si è creata fra Glauco Venier e me sin dalla nostra prima collaborazione nel 2011. In quel caso si trattava di un lavoro con l’Orchestra WDR di Colonia, che abbiamo in seguito ripreso e riadattato per il CD/DVD “Symphonika”, registrato ed uscito nel 2014 sempre per l’etichetta Artesuono. In quella occasione come anche in “Mainerio!” la parte vocale è stata affidata alla grande cantante inglese Norma Winstone. Negli ultimi anni, poi, Glauco ed io abbiamo dato vita a quella che ci piace chiamare un’orchestra laboratorio a cui è stato dato il nome L’insiúm, che in friulano significa il sogno. L’apporto di questo ensemble, formato da musicisti straordinari provenienti da tutta Italia, è stato fondamentale per la riuscita di “Mainerio!”.

Come avete lavorato agli arrangiamenti? Quale è stato il tuo personale apporto?
L’intenzione è stata quella di rileggere e reinterpretare secondo la nostra sensibilità, ma in modo coerente le musiche del compositore rinascimentale. In questo caso il primo step è toccato a Glauco Venier che ha riadattato i brani originali, cambiandone spesso il metro e aggiungendo degli interessanti colori di atmosfera balcanica. Il mio contributo si è concentrato principalmente sulll’orchestrazione. Ho sviluppato il materiale rielaborato da Glauco, cercando di modellarlo sulle caratteristiche del nostro ensemble e facendo leva su tutte le sfumature presenti nell’orchestra. In particolare, grazie alla presenza di ottimi musicisti, ho avuto la possibilità, per la prima volta, di scrivere musica ad personam, sfruttando le caratteristiche di ogni singolo solista.

Oltre che con Norma Winstone, con quali musicisti internazionali è stato per te più interessante collaborare?
Senza dubbio con Kenny Wheeler e John Taylor, in assoluto due dei miei artisti preferiti. Lavorare al loro fianco, osservarli all’opera e condividere con loro il palco è stato sicuramente uno dei momenti più emozionanti della mia carriera. In particolare, per la mia crescita è stata fondamentale l’esperienza con Kenny Wheeler. Il mio primo incontro con lui risale al 2010 ed è stato talmente folgorante che i primi anni della mia carriera come compositore sono stati certamente caratterizzati da un linguaggio a lui ispirato. Sebbene oggi io abbia maturato un mio stile musicale sempre in evoluzione, la sua musica rimane uno dei miei principali riferimenti.

 

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Hai lavorato molto sulle composizioni di Duke Ellington. Come è nata questa passione?
La mia “avventura” ellingtoniana che è nata mentre stavo lavorando alla mia tesi di laurea al DAMS di Bologna: per argomento la colonna sonora scritta da Ellington per il film “Anatomia di un omicidio”. All’epoca frequentavo anche il Conservatorio e Stefano Zenni, durante una lezione di storia del jazz, mi suggerì di scrivere allo Smithsonian Institute di Washington per ottenere copie dei manoscritti originali. Mi aspettavo delle partiture leggibili, invece arrivarono una serie di schizzi ed appunti quasi indecifrabili. Il lungo e certosino lavoro su questi ed altri manoscritti di Ellington mi ha permesso un pò alla volta di imparare quasi tutto quello che so sull’arrangiamento e la composizione. Questo bagaglio di esperienza mi ha consentito poi di tenere masterclass e conferenze sulla musica di Ellington, fra l’altro nel 2016 a New York in occasione dell’International Duke Ellington Study Group Conference e lo scorso maggio a Tampa in occasione dell’International Jazz Composers Symposium.