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I vent’anni di Lugocontemporanea: intervista a John De Leo

I vent’anni di Lugocontemporanea: intervista a John De Leo

28 giugno 2024

Nell’affollato panorama festivaliero dell’estate in musica, spicca per qualità e ricerca la ventesima edizione di Lugocontemporanea, festival diretto da John De Leo e Monia Mosconi, i quali si pongono ogni anno la sfida di proporre nomi non soltanto lontani dal mainstream, ma che siano anche dei modificatori del linguaggio in essere con la loro arte, così come è stato leggendo alcuni dei nomi che sono stati ospiti nelle precedenti edizioni, del calibro sopraffino di Bill Frisell, Steve Coleman, Fred Frith, Hamid Drake, Franco D’Andrea, Han Bennink, fra i molti altri autori di progetti originali e spesso in dialogo con altre forme espressive.

«La ricorrenza dei vent’anni di Lugocontemporanea ci invita a un resoconto, a ripensare a tutte le tematiche che nel corso del tempo abbiamo deciso di mettere sul piatto delle discussioni – affermano John De Leo e Monia Mosconi – questioni urgenti e legate alla contemporaneità, come la crisi climatica, la tragedia dei migranti, la giustizia, l’isolamento, la guerra. Questi sono alcuni degli argomenti sui quali abbiamo ritenuto ci si potesse interrogare e su cui abbiamo costruito le diverse edizioni della rassegna. Non abbiamo mai pensato che l’Arte potesse offrire risposte esaustive, tantomeno risolutive su ognuno di questi capitoli, ad oggi ancora lontani da un epilogo. Ciononostante ancora confidiamo nella sua ineffabile capacità di insinuarsi nell’animo delle persone, nelle sue prodigiose facoltà aggregative, aggirando i poteri economici imperanti, con la virtù di schiudere al sogno, come al disincanto. L’input creativo e di riflessione che sarà rivolto agli artisti e al pubblico di questa edizione è quello del “Mondo-Caos”, una dolente, per quanto attualissima, circostanza».

Fra gli headliner di quest’anno i mitici Kula Shaker, il gruppo britannico arrivato alla fama planetaria alla metà degli anni Novanta con la sua ibridazione fra pop e rock e ancora al top della sua ispirazione, i Jazzabilly Lovers, formazione prossima al debutto discografico con la Tuk Music di Paolo Fresu, che accomuna alcune straordinarie pagine jazzistiche con pertinenti derivazioni rock, secondo il gusto dello stesso De Leo insieme al co-leader Stefano Senni, riassumendo alcuni degli ascolti primari del periodo di formazione adolescenziale. Ospiti in questa speciale occasione saranno Rita Marcotulli e Gianluca Petrella, artisti sempre a loro agio con le ibridazioni.

Presenze molto interessanti nel programma sono anche Pieralberto Valli e Giulia Frattini, in scena con “L’irrilevanza del vero”, un’opera performativa che fonde musica, letteratura e danza contemporanea, così come Moro & the Silent Revolution, protagonisti de “La guerra dei poeti”, uno spettacolo sulla poesia bellica, tratto dalla monografia di Massimiliano Morini “Listening to Poetry” (Nerosubianco, 2022).

Originale anche Andrea Mordenti in “Solenoide”, una composizione per basso elettrico, voce e video, costruita sulle pagine del romanzo dello scrittore rumeno Mircea Cartarescu.

Infine Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon presentano “Salons”, affascinante conferenza interattiva con il pubblico sul rapporto tra caos e rappresentazione, ispirata all’omonimo libro scritto dalla mente spaziosa di Giorgio Manganelli.

La pianista Silvia Valtieri presenterà invece nella formula del trio “Amenità”, il suo album d’esordio.

«Ringrazio RavennaFestival – ribadisce De Leo – perché ci permette ogni anno di mantenere il livello qualitativo condiviso con Monia e con la squadra di valentissimi collaboratori, che può contare su Giovanna Di Sabato, Federico Gueci, Elisa Caldana e Andrea Serio, con i quali cerchiamo di identificare le proposte più meritevoli e gli artisti su cui mettere l’accento, sempre all’insegna della passione per l’originalità e la ricerca nel contemporaneo».

a cura di Vittorio Pio

John continui ad essere un artista talmente avanguardista da rappresentare una categoria a parte: cosa significa per te salire su un palco in questo momento della tua carriera?
Sento ancora la strizza e la responsabilità delle mie scelte, ma è anche bello il momento di condivisione con il pubblico, che non è formato solo da chi mi ha sempre seguito, perché c’è anche una parte rappresentata dalla generazione successiva, spesso indottrinata dai genitori, a cui almeno in questa occasione è apertamente riconoscente. Una doppia soddisfazione quindi.

Per alcuni cantanti il passare del tempo comporta una sfida al mantenimento della propria vocalità: tu come vivi questa evoluzione?
Secondo due direttrici possibili, che possono riguardare la salvaguardia, sulla quale potrei migliorare abbastanza, perché continuo a eccedere, fumando sempre più di quello che dovrei fare, ma anche sul piano della ricerca personale che, come qualcuno ha detto meglio di me, sembra non avere una fine reale: nella mia mente ancora ci sono infiniti obiettivi da centrare, scoprire e condividere.

Qual è la più grande soddisfazione artistica che hai raccolto nella tua carriera sino ad oggi?
Di certo la libertà e coerenza nelle scelte che ho effettuato, ma anche la soddisfazione di continuare a fare questo mestiere. Controllo il calendario delle date che è sempre in aggiornamento, confermando quindi l’interesse nei confronti di quello su cui cerco di misurarmi.

Scriveresti ancora un pezzo sperimentale come “Il bambino marrone”?
Non credo proprio, abbiamo appunto sottolineato di come nella vita ci si evolva, si cambi, si cerchi di migliorare, anche nel senso di non ripetersi. Quello è un brano che racchiude molto bene un certo periodo e che comunque è costato quasi un anno di lavoro, per le dinamiche interne al pezzo, che avrebbe dovuto suonare appunto in una certa maniera per l’utilizzo di strumenti o elementi non convenzionali.

Chi potrebbe rappresentare l’identikit perfetto di un artista ideale per Lugocontemporanea?
I profili sono molteplici, ci sono anche i romagnoli Moro & The Silent Revolution, che compaiono nell’edizione di quest’anno: racconteranno la storia di Wilfred Owen, fra i poeti inglesi più significativi del Novecento e dell’Europa in guerra durante gli anni ’10, in uno spettacolo che andrà a intrecciare felicemente suono e racconto. Sul fronte internazionale per esempio ci sono gli americani Living Colour, il gruppo da cui probabilmente è stato originato il vero crossover, padroni di un suono originale e potentissimo. Hanno avuto un grande picco di notorietà ma ora non sono molto considerati, se non in alcuni circuiti indie. Da tempo non vengono in Italia: vedremo se ci saranno le condizioni ideali per riportarli qui, magari proprio durante la prossima edizione.

Insieme al programma dei concerti, a Lugocontemporanea 2024 si terranno anche esibizioni artistiche ed altri happening. Lugocontemporanea è organizzata da Ass. Culturale Lugocontemporanea, con la collaborazione di Fondazione Teatro Rossini, ARCI e il patrocinio del Comune di Lugo, di Regione Emilia-Romagna e di Rai Radio 3.

INFO

www.lugocontemporanea.it

 

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