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Luz: uno sguardo meditativo agli astri

Luz: uno sguardo meditativo agli astri

1 aprile 2019

In occasione del’’uscita dell’album “Encelado”, per l’etichetta pugliese Auand Records, abbiamo incontrato il trio Luz: Giacomo Ancillotto alla chitarra, Igor Legari al contrabbasso e Federico Scettri alla batteria.

Di Nicola Barin

Ci raccontate quali sono state le suggestioni che vi hanno condotto alla composizione di questo nuovo progetto?
Encelado parla di astri, di cosmo e di spazi. Molte suggestioni sono nate nella terra natia di Igor, il Salento, in cui abbiamo passato varie nottate immersi nel silenzio e nell’oscurità, con solo la volta stellata a farci da schermo. Ci è subito piaciuta l’idea di registrare quello che una volta si sarebbe definito un concept album. Spesso al fruitore di musica manca una “guida” all’ascolto di un disco strumentale, quella stessa guida che invece offre una direzione a chi la musica la scrive e la suona. Qui noi l’abbiamo palesata e, all’interno del booklet del disco, si può leggerne il resoconto.

Si scorge nell’intero album una ventata postmoderna tesa a confondere i generi musicali: autoreferenzialità, ironia, multi-stilismo, citazioni di stilemi del passato. Concordate?
Questa domanda potrebbe aprire una discussione infinita per la quale occorrerebbe scomodare illustri pensatori che hanno analizzato e studiato nel profondo la società e l’epoca in cui viviamo. Una risposta da musicisti potrebbe essere semplicemente questa: ognuno di noi, come immaginiamo ognuno di voi, ascolta diversi generi musicali storicizzabili, come il blues, il folk, il jazz, elettronica e via dicendo. Ma è una considerazione che possiamo affermare soltanto rispondendo a questa domanda. Da ascoltatori, invece, tendiamo a non incasellare le nostre passioni in categorie e sotto categorie, vieppiù nei giorni odierni in cui tutto è “de-generato”. Siamo onnivori come ascoltatori cosi come lo siamo da creatori di musica. Forse quello che facciamo è più correttamente definibile come una musica strumentale degenere.

Quali sono i musicisti che vi hanno maggiormente influenzato?
Anche qui, come al precedente quesito, non possiamo rispondere con esattezza ma possiamo dire che in auto, durante i viaggi, ascoltiamo spesso Caetano Veloso, Ry Cooder, Bill Frisell, Bob Marley e molti dischi di nostri colleghi sparsi su e giù per la penisola.

I brani sono scritti e arrangiati da tutti e tre: come si svolge la fase di composizione?
Ci fa strano parlare di composizione perché quello che scriviamo sono semplici canzoni. Hanno delle complessità ritmiche e strutturali ma cerchiamo di nasconderle il più possibile. La parola compositore ci porta in territori che fanno pensare a mostri sacri quali Ellington, Jobim o Shostakovich. Le idee di base partono sempre da Igor o da Giacomo. Quindi, in questo caso, possiamo affermare che le canzoni hanno un autore unico ma il lavoro di stesura degli elementi presenti in ognuna di esse è frutto di elaborazioni collettive.

Come mai sono passati cinque anni dall’ultimo album “Polemonta” del 2014?
Ogni album rappresenta una fase delle nostre vite che sono dei racconti complessi. Cerchiamo di non buttare tutta la carne al fuoco immediatamente ma di attendere che le varie componenti assumano una forma coerente e significativa.

Il mini tour per la presentazione del nuovo lavoro è terminato da poco, avete altre date in cartellone?
Ci stiamo adoperando e diverse cose bollono in pentola. Purtroppo, con le attuali amministrazioni, e un paese alla completa deriva culturale, è sempre più complesso trovare i fondi economici necessari per far conoscere la propria musica. Speriamo che le cose possano mutare al più presto.

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