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“Maiden Voyage”, il viaggio inaugurale di Hakan Başar. Intervista a Marco Pennisi
Photo Credit To Roberto Cifarelli

“Maiden Voyage”, il viaggio inaugurale di Hakan Başar. Intervista a Marco Pennisi

10 maggio 2025

Un talento cristallino, intercettato al momento giusto e destinato a un grande futuro con la giusta protezione. Si potrebbe riassumere così un lapidario biglietto da visita che riguarda Hakan Başar, pianista ventenne nato a Istanbul, che sebbene ancora non sia stato scoperto dal grande pubblico, ha già destato molta attenzione per “Maiden Voyage”, il debutto discografico appena licenziato per l’etichetta fieramente indipendente Red Records. È un album dedicato ad alcuni standard, in linea di massima anche poco battuti, e condiviso insieme a Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria, una sezione ritmica con i fiocchi, tecnicamente ragguardevole in ciò che suona. Il giovane turco ha dalla sua una (precoce?) eleganza nelle armonizzazioni che derivano dal suo padrino, ovvero quel Chick Corea che, dopo averlo ascoltato a soli dodici anni, certificò che in qualche maniera la “successione” fosse assicurata. Il comune denominatore si può individuare nella godibilità dell’eloquio, con un tocco limpido e preciso che sembra riassumere ciò che è avvenuto fra Oscar Peterson e Michel Petrucciani, alcune delle sue radici più evidenti, che omaggia proprio in apertura del lavoro con Wheatland e Chloe Meets Gershwhin, una sequenza incalzante non troppo inflazionata e più che raccomandabile ai palati fini: «Un caro amico, sensibile e di gusti affini – sottolinea Marco Pennisi, instancabile deus ex machina del rilancio di cui è stata oggetto l’etichetta – mi aveva già segnalato Hakan, ma preso da altro lo avevo messo da parte. Dopo qualche anno mi ritorna in mente, cerco il suo contatto ed ecco rispuntare una mail con un link a un video di Hakan. Un altro amico, che per motivi professionali scorrazza per i festival di tutta Italia, chiacchierando mi aveva ribadito il concetto».

a cura di Vittorio Pio

Due indizi costituiscono quasi sempre una prova…
Ero certamente intenzionato ad approfondire il tutto quando, per quelle storie sospese o che forse sono già scritte da qualche parte, avviene che il suo manager Rosario Moreno mi contatti per propormi di registrare un suo concerto dal vivo al Padova Jazz Festival. Accetto ma preferisco invece registrarlo in studio a Milano, in una situazione più controllata, concedendoci sia il tempo, sia l’attenzione per curare al meglio la musica, i suoni e la resa finale, aspetti che per me costituiscono delle priorità imprescindibili.

Ognuno di noi ha una risonanza che riguarda intanto la persona e poi l’essere musicista, con lui come è andata?
Andai a prenderlo in stazione e, in attesa di Michelangelo Scandroglio che sarebbe arrivato da Parigi ore dopo, a tavola l’intesa si rafforza: ricapitoliamo così non solo la scaletta dei brani da registrare che avevamo già condiviso, ma soprattutto il “come”. La prima impressione che mi faccio di Hakan è che sia molto giovane, esuberante, entusiasta, solare e alla mano. La seconda è che, malgrado la giovane età, abbia una robustissima conoscenza data da ascolti quasi compulsivi perché se non parla di jazz comunque lo ascolta in cuffia, con un approccio “radiografante” e spesso comparativo. Estasiato mi passava le cuffie per sottolineare le diverse soluzioni di un passaggio tra diversi interpreti.

Le session in studio hanno avuto l’esito che ti aspettavi?
Sono stati dei giorni rilassanti e al contempo intensi. L’interplay tra i tre non è stato solo musicale, ma appunto personale, come accennavi tu. Mi è piaciuto molto osservare il ruolo protettivo di Michelangelo e Bernardo verso Hakan negli ascolti al momento della scelta delle take, nel rapporto fiduciario e paritetico nel decidere dove il brano andasse portato: la musica che ne è fuoriuscita è lì da ascoltare, non è compito mio commentarla.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

Restava da onorare l’invito per Padova Jazz…
Non ci si può certo negare alla gentilezza di Gabriella Piccolo, una splendida persona che con passione da tanti anni cura il festival, per cui ho raccolto con entusiasmo l’invito. Nei giorni milanesi, ma soprattutto nei quattro successivi di Padova, sono stato con Hakan dalla prima colazione a notte fonda a canticchiare jazz, parlare di jazz, e di nient’altro. Se a me veniva naturale “parlare” di un brano, di un album o di un artista, lui con il cellulare mi faceva “vedere e sentire”.

Si dice che nel momento della formazione di un individuo e delle sue passioni, quello che assorbirà fra i 18 ed i 25 anni costituirà il suo imprinting definitivo, mi pare che Hakan lo confermi in pieno.
Lui vive la musica come esperienza immersiva, quasi totalizzante. A metà pomeriggio sistematicamente accadeva che mi dicesse «passami il tuo cellulare, che il mio è scarico». Una notte, tardi, tornando a piedi in albergo, canticchiavo sovrappensiero a mezza bocca un brano appena sentito in un concerto. Hakan mi ha stretto il braccio e mi ha detto «ti prego, basta melodie, ho la testa piena». Tutto questo per dire quanto viva e si alimenti di jazz.

Hai firmato un accordo in esclusiva con lui?
Abbiamo un accordo per altri due dischi, non ricordo con esattezza se l’idea di un contratto con la Red Records sia maturata in studio o nei giorni successivi. Ma certe scommesse credo proprio che vadano fatte. E certi talenti debbano essere sostenuti. Mi piacerebbe che a questo trio si abbinasse un fiato, che però dovrà essere lui a individuare. Vedremo, intanto aspetto le reazioni di chi ama questo tipo di musica.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

INFO

www.redrecords.it

 

 

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