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NAU Records compie cinque anni</br>Parla Gianni Barone
Photo Credit To Fabio Orlando

NAU Records compie cinque anni
Parla Gianni Barone

Intervistiamo Gianni Barone, in occasione della celebrazione dei primi cinque anni di attività della NAU Records, etichetta discografica ma al tempo stesso factory creativa, organizzativa e comunicativa.

di Luciano Vanni

NAU Records compie cinque anni: che cosa è successo in questo tempo?
Tutto è iniziato con la mia prima produzione “Cilea mon amour” che realizzai a Parigi nel 2010 con Nicola Sergio. L’etichetta arrivò poco più tardi, nel 2011, ma mi fu subito chiara l’idea che dare vita a una label in un momento critico per la discografia e in un ambiente “difficile” e chiuso quale quello del jazz sarebbe stata cosa molto complicata: vi era la necessità di un progetto editoriale articolato e definito, ma anche di molti soldi. Il risultato su un percorso non facile è stato, direi, quasi ovvio: molti errori, ma tante belle scoperte, per non parlare poi delle attese gratificazioni pur pagati con costi altissimi in termini umani ed economici. Oggi, dopo cinque anni, posso dire di essermi gratificato con la pubblicazione di sei album, altri quattro già pronti per essere rilasciati; ho poi curato la nascita di una collana dedicata a progetti live originali sponsorizzata da Heineken e Cape Town Cafè di Milano che ha avuto il piacere di assistere alla performance di Roberto Cecchetto insieme ad Andrea Lombardini e Phil Mer, protagonisti peraltro del primo volume. Ormai la NAU guarda al futuro con molta fiducia, certa di avere compiuto degli errori da cui, però, sono venute fuori molte cose buone per la musica, per il sistema e per la cultura in senso lato.

Oltre all’editoria in questi anni siete stati molto attivi anche nella produzione di eventi live.
Ho compreso da subito che vi era la necessità di ritagliarsi degli spazi perché quelli disponibili sul mercato sono davvero pochi e ancora meno quelli autorevoli. Così ho creato un “dipartimento” interno con il compito specifico di trovare soluzioni alle nostre esigenze artistiche. In questi cinque anni abbiamo dato vita a diverse rassegne: penso a Friday Sounds Good presso il Teatro della Dodicesima nella periferia romana, a Jazzindiehub ideata con Andrea Dolcino all’interno del primo hub europeo dedicato alla musica con sede a Milano, a NAU in Rome presso il 28Divino Jazz Club e molti altri concerti prodotti autonomamente in teatri italiani e in luoghi particolari come gallerie d’arte. Lo scorso anno AH-UM Milano Jazz Festival ci ha dedicato una giornata con il Nau Jazz Day. Siamo entrati in relazione anche con lo storico Roccella Jazz Festival grazie alla sensibilità di Paola Pinchera e Vincenzo Staiano, direttori artistici di quella che, possiamo dire a chiare lettere, è una delle manifestazioni più belle d’Europa. A Milano nel 2015 con Antonio Ribatti patron di AH-UM abbiamo dato vita al Maletto Prize, dedicato al compianto Gian Mario Maletto che fu maestro per me che muovevo i primi passi in questo settore e che con leggera armonia mi ha trasmesso tanto durante le nostre lunghe chiacchierate milanesi; il Maletto Prize è, infatti, una competizione dedicata ai giovani autori in cui la band vincitrice ottiene un contratto di produzione discografica con la NAU. Che dire, poi, di Antonio Ribatti, direttore artistico, col quale ho dato vita alla rassegna GO OVER! attualmente in programmazione e che si concluderà il 18 marzo con i Rusconi, trio svizzero tra i più acclamati della scena jazz europea in questo momento.

Che cosa significa essere editori discografici al giorno d’oggi?
Io lavoro alla vecchia maniera, produco pagando i costi di produzione e di promozione di un progetto. Non sono uno “stampatore”, nel senso che non rivendo i cd agli artisti dopo averli editati. Questo complica tutto, perché ti richiede investimenti reali dai quali bisogna creare vero valore attraverso la musica prodotta, ovvero con la vendita del supporto fisico, liquido e dei live. E spesso i “progetti” non sono in grado di fare subito reddito a causa di un sistema chiuso, inefficiente e molto clientelare che ha timore a investire sul “nuovo”. Ho scelto un percorso difficile, lo so,  ma sono molto fiero di averlo fatto. Guardando a quello che succede oggi all’interno del sistema musicale, credo che ci sia davvero la necessità di etichette che facciano il loro mestiere come si faceva un tempo. Tutto ciò non può che qualificare la musica, gli artisti e il sistema nel suo complesso.

Ci spieghi, e ci introduci, alle tue scelte distributive? Come vi muovete sul fronte dei supporti, del download e dello streaming?
Per il supporto fisico da due anni stiamo lavorando con fatica a una nostra rete: contattiamo i pochi negozi esistenti in Italia a cui proponiamo i nostri prodotti. Siamo presenti realmente nelle vetrine di molti negozi italiani! Nel contempo stiamo lavorando sulla valorizzazione del nostro catalogo attraverso la ricerca di partner internazionali per la distribuzione in alcuni paesi europei. Per la distribuzione della musica liquida ci siamo affidati a Believe, che distribuisce i prodotti praticamente in tutto il mondo; malgrado ciò, ho deciso di non rinnovare più il contratto perché i feedback reali sono inesistenti, mentre Bandcamp, distributore indipendente, in questi anni ci ha dato molte soddisfazioni in termini di vendita sia digitale sia fisica. Il prossimo passo sarà creare una nostra piattaforma sia per la vendita del supporto liquido che per lo streaming. Per noi, commercialmente, non ha senso essere presenti in piattaforme quali Spotify e simili: è impossibile monetizzare, regaliamo letteralmente il nostro valore artistico ed economico senza ottenere nulla in cambio! Quella di rendersi indipendenti totalmente è una scelta legata alla possibilità di avere la massima soddisfazione in termini sia artistici sia economici, è una scelta strategica, visti i pochi progetti che pubblichiamo e gestiamo, e visti i ritorni economici direi quasi insignificanti realizzati in questi anni collaborando con piattaforme che fagocitano tutto, senza rilasciare valore.

NAU si distingue sul fronte visual: come nasce la cover di un tuo disco?
L’idea è stata sempre quella di differenziarci usando i pochi mezzi che abbiamo a disposizione. In primis c’è la mia passione per l’arte contemporanea e per l’estetica minimale e la sintesi, che presto si farà sentire ancora di più con le nuove produzioni. L’idea guida nasce dall’intento di unire al contenuto musicale immagini provenienti dalla natura: animali, vegetali tutto ciò che sia in grado di comunicare qualcosa e di far riflettere sullo stato di salute del nostro ambiente,  con un cd graficamente minimal e con un booklet curato direttamente dall’autore e in grado di parlare all’utente direttamente, senza filtri. L’intento è sempre quello di valorizzare il contenuto musicale senza distrarre troppo dal prodotto in sé, riuscendo anche a guidare il pensiero dell’utente dalle immagini alla musica e viceversa. Deve venire fuori un “oggetto” bello da toccare, da vedere e che abbia qualcosa, anzi tanto da raccontare. Un involucro ben armonizzato rende bene l’idea del suo prezioso contenuto. Miei coadiuvatori in questo sono Stefano Ciannamea per la linea principale e Renato Ravenda per la serie LACT (Live at Cape Town).

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In cinque anni avete pubblicato poche opere, a dimostrazione di una grande attenzione eprofonda cura  per ciascuna. Ti consideri un artigiano?
In un certo senso sì! Siamo una sorta di laboratorio artigianale perché seguiamo e curiamo tutte le fasi di un progetto: dall’ideazione, al recording, alla produzione, fino alla comunicazione, promozione e distribuzione. Non vale la pena di ripetere che investiamo cifre importanti su ogni singolo progetto editato: è una scelta voluta, ma anche obbligata, quella di occuparci di pochi progetti all’anno, ma che ci danno la soddisfazione di una buona ricezione da parte del pubblico.

NAU è anche promoter: perché, come e quando?
L’area booking è una business unit fondamentale per la NAU, peraltro difficile da gestire e sviluppare. La mia idea è stata fin da subito quella di creare un sistema autosufficiente e indipendente in grado di aprirsi all’esterno e collaborare alla pari con chiunque, senza subire alcun tipo di sudditanza economica. L’obiettivo ultimo è sempre la valorizzazione dei nostri contenuti, siano essi musicali, umani, compresa la trasmissione dei nostri valori.

Come vedi la NAU Records tra cinque anni?
Che bella domanda! Non ti nascondo che il mio volere è portare la mia etichetta molto in alto e fare dei miei player tra i prodotti più dinamici e innovativi a livello europeo. Tra cinque anni vedo la mia piattaforma in grado di attrarre in abbondanza forze creative e originali e di essere ancora qui a rispondere alle tue domande.