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Grangia Fest</br>Intervista alla Cantina Alpina

Grangia Fest
Intervista alla Cantina Alpina

19 luglio 2018

I lettori di Jazzit sanno che tutte le edizioni del Jazzit Fest sono state un banco di sperimentazione per elaborare un modello che grazie alla cultura fa rinascere i borghi più piccoli, spesso abbandonati. In questa direzione si muovono le attività che gli Architetti Maurizio Zucca e Alessandra Rasetti stanno portando avanti a Eclause, una frazione di Salbertrand, nell’alta Val di Susa, in provincia di Torino; Alessandra e Maurizio a dicembre hanno riaperto l’antica osteria del paese, la Cantina Alpina, e Jazzit è diventato partner della loro nuova proposta, Grangia Fest, una tre giorni di jazz – con artisti come Night Dreamers, Filippo Cosentino, Stefano Risso, Federico Marchesano – ma anche di yoga, workshop, presentazioni di libri, enogastronomia, e mille altre cose, che si terrà dal 28 al 30 settembre. Li abbiamo intervistati.

Di Eugenio Mirti; fotografie di Leonardo Schiavone.

Quando nasce il vostro progetto a Eclause?
Maurizio Zucca / Nasce come ricerca molti anni fa; in questo luogo  nel 2015.

Alessandra Rasetti / In realtà cercavamo una seconda casa in montagna con requisiti ben precisi: almeno 1800 metri di altezza, in un bosco, e invece siamo arrivati qui che è a 1400 metri, in mezzo al paese, e quindi ci diciamo sempre che è Eclause che ha scelto noi.

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Quindi il primo progetto era una casa.
MZ / Aveva già caratteristiche che continuiamo a coltivare; pensavamo di cercare qualcosa che in città ci mancava; abbiamo sempre amato la montagna come luogo naturale e spirituale di pace, di distanza dal rumore e dalla densità della città; ma cercavamo anche un luogo vicino alla città, che fosse in simbiosi con essa e ben collegato.

AR / L’alta montagna deve rinascere e rivivere dai piccoli borghi, con una nuova economia legata alla cultura; a partire dall’alimentazione dalla filiera corta, come nel nostro piccolo stiamo proponendo, fino ad arrivare alla musica, yoga, arte… ci piace pensare che la montagna possa essere di aiuto alla città.

MZ / Un rapporto di reciprocità. L’essere raggiungibili è basilare, qui c’è il treno comodissimo; però allo stesso tempo è un posto fuori, un rifugio per astrarsi, un luogo spirituale; come nella Bibbia si andava nel deserto, la montagna è il deserto della città, è il luogo vuoto; nella mitologia indiana Shiva va in montagna per meditare, e quindi questo è il posto dove i cittadini vengono per trovare questa dimensione. Dal punto di vista culturale diventa un luogo di creazione.

AR / Però succede in un posto come Eclause e non in altri perché è rimasto intatto, ha una biodiversità grandissima e una grande personalità.

MZ / Ci siamo anche detti che questo non è il quartiere della città; ha avuto 300 abitanti, adesso ne ha tre, ha conservato tutta la sua dimensione originaria di autarchia e simbiosi con il luogo.

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Dopo aver comprato la casa, avete riaperto la Cantina Alpina.
AR / In realtà la proprietaria della casa ci ha imposto di acquistare entrambe; in questi luoghi le case stanno crollando a pezzi, e gli antichi proprietari cercano di liberarsene per non pagare le tasse. L’idea di riaprire la Cantina  è venuta poi,  per vari motivi, il progetto ha preso forma poco per volta. Arrivati qui siamo stati rapiti e gradualmente l’abbiamo implementato, e continua a svilupparsi ogni giorno.

Quali sono i prossimi passaggi?
MZ / Naturalmente il Grangia Fest; tenete conto che grangia è la parola locale per fienile; lo riapriremo con concerti e mostre fotografiche, e molte altre attività; abbiamo in origine pensato di riaprire la Cantina Alpina al pubblico per rianimare il paese; c’è un patrimonio architettonico abbandonato che ha stimolato il nostro impegno nel farlo rinascere. Abbiamo acquistato altre case e adesso siamo in ballo!

AR /  Proprio stamattina, dopo l’arrivo della bolletta della luce, abbiamo immaginato di diventare autonomi per la corrente elettrica, e far diventare Eclause un eco villaggio; un altro  sogno è quello di trasformare un’altra grangia, quella vicino alla Chiesa, in un luogo termale.

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Quali sono le difficoltà maggiori in questa operazione?
MZ / Varie: economiche, perché le case non costano nulla ma per farle diventare un luogo abitato con uno standard di comfort bisogna lavorare molto e spendere molto; stiamo quindi cercando delle modalità di riutilizzo che siano sostenibili.

AR / Buttarsi in un settore come la ristorazione, di cui non sapevamo nulla, per me in particolare, è ancora difficile.

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Quanto è un vantaggio però, nel senso di affrontare i problemi con lenti nuove?
AR / Quello ci ha aiutato molto, il vantaggio dell’improvvisarci tra virgolette lo vediamo con i risultati; forse siamo naif, ma rende tutto più umano.

MZ / C’è un approccio pensato a monte, che è il modo che abbiamo scelto di affrontare la ristorazione e il nutrire le persone; è una scelta di qualità del prodotto; il lavoro di Alessandra era già iniziato da anni nella nostra famiglia, una ricerca che adesso propone a tutti gli avventori, un lavoro sull’origine del cibo, una battaglia contro big food e le malattie che questo porta a tutti. Questa è la qualità che ci distingue. Per esempio la polenta è quella di un antico mais piemontese, il  pignoletto rosso, macinato a pietra.

AZ / Nel nostro piccolo ci piace pensare che questo modo di operare crea la rivoluzione, perché si contrappone alla pannocchia americana, che è un ibrido che si trova ovunque, purtroppo coltivata con il Roundup (glifosato). Magari potremmo bruciare lo spezzatino, ma abbiamo grandi consapevolezza e creatività sulla qualità.

MZ / Qui c’è attivismo, c’è consapevolezza.

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Le istituzioni vi aiutano?
AR / No; sarebbe utile abbassare la bolletta elettrica, quella sui rifiuti, e quella sulla proprietà degli immobili; essendo una proposta culturale ci piacerebbe una minima detassazione, basterebbero delle agevolazioni.

MZ / Siamo convinti che stiamo facendo un lavoro apripista per la rinascita del paese, che aspetta di essere rianimato, e lavoreremo finché tutti questi spazi non saranno abitati con attività che si dovranno inventare.

Grangia Fest è la prima proposta culturale che si realizza, quali altre vi immaginate?
AR / Mi piacerebbe realizzare  un festival dedicato alla letteratura per bambini; con reading con gli autori, workshop di lettura e scrittura per i bimbi… e poi workshop di qualunque tipo, yoga, musica; ci piacerebbe ricordare anche alle istituzioni che in montagna ci si sposta in bicicletta e a piedi; vorremmo quindi  realizzare una ciclo officina pagata da noi, un totem con gli attrezzi, per dare un segno e promuvere l’uso della bicicletta.

MZ / L’uso dello spazio agricolo, c’è un territorio agricolo esteso e abbandonato; tutte queste terrazze possono ospitare un ritorno all’agricoltura che si sta già diffondendo. Anche le api qui possono vivere meravigliosamente senza incontrare le malattie legate ai pesticidi.

 

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Qual è il vostro sogno?
MZ / Che si possa vivere a Eclause come in città, ma in questo spazio naturale meraviglioso.
AR / Che Eclause sia viva perché il punto di incontro di tanti residenti, con una economia sua che faccia la rivoluzione perché non globale.

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