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Youngblood</br>Intervista ad Alfredo Ponissi
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Youngblood
Intervista ad Alfredo Ponissi

27 giugno 2018

Alfredo Ponissi è uno dei più apprezzati sassofonisti e didatti torinesi; l’abbiamo intervistato lo scorso maggio in occasione dell’uscita di Life Doesn’t Frighten Me At All, il nuovo album del suo quartetto Youngblood.

Di Eugenio Mirti; fotografie di Leonardo Schiavone.

Life Doesn’t Frighten Me At All è un album concettuale.
Sì, e il tema è quello del femminicidio; il disco è live e trae il titolo da una poesia di Maya Angelou, grande poetessa e attivista, ed è nato da un brano che dedicai a Lucia Annibali e poi dalla composizione di una suite su questo tema. I brani sono modali e cercano di portare una certa atmosfera. In piccolo è una testimonianza del nostro impegno di cambiare, mi sono trovato davanti a una presa di coscienza, come maschio, è difficile non confrontarsi oggi con queste tematiche.

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In altri periodi storici il jazz è stato fortemente improntato all’impegno civico.
Data la mia età ho vissuto come ascoltatore e musicista queste situazioni; ho visto dal vivo Max Roach, Archie Sheep, l’Art Ensemble of Chicago; anche in Italia si diceva che il jazz era molto politicizzato, ma anche nel rock era uguale; forse non c’è più questa cosa, ma per me e molti amici, come Pasquale Innarella, quest aspetto è rimasto forte. L’impegno da parte dei musicisti è necessaro, hai sempre a che fare con dei fatti importanti che condizionano la vita delle persone, in particolare degli oppressi. Ci sono molte tematiche che si riflettono di solito in chi improvvisa, anche nel modo di suonare. Quando ero più giovane avevo un approccio solido e concreto, mentre adesso mi interessa cercare gli spazi.

Come vedi la scena musicale attuale?
Grande diffusione delle scuole musicali, e tanti ragazzi giovani che suonano benissimo; da fruitore mi accorgo però che ci sono delle differenze enormi; i media erano meno diffusi, oggi si sa tutto di tutti, ma si brucia tutto prima forse; sembra esserci una bulimia generale della quantità: più cose fai, più note suoni, e così via, e meglio è: e questo non può dare una grande qualità artistica.

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Ti accompagni con musicisti più giovani, perché questa scelta?
Il primo Youngblood Quartet lo formai quando avevo trent’anni, la qualità naturalmente nel frattempo si è elevata; suonare con musicisti giovani è una questione di necessità, mi piace confrontarmi con loro; Stefano Solani ha invece la mia età, in realtà sostotuisce Luca Curcio che ora vive a Copenaghen; la cosa bella è lo scambio continuo  che c’è tra noi, nonostante le differenze di età.

Qual è il senso di produrre un CD nel 2018?
Ho cominciato a suonare nell’era degli LP, realizzare un album era fondamentale; oggi tutto è cambiato, effettivamente molte persone da anni non usano più i supporti. Questo cambia il concetto di produzione radicalmente. Purtroppo un artista oggi deve fare di tutto; il musicista dovrebbe secondo me pensare alla musica e basta, ma in quest’epoca bisogna invece avere molte capacità.

Sei un didatta storico; cosa ti lascia l’insegnare e quale consiglio daresti a un ragazzo che voglia diventare professionista?
Ho iniziato a insegnare quando non c’era praticamente nulla, alla Civica e al Centro Jazz; ho avuto la fortuna di trovare studenti che promettevano bene; ricordo quando venne Emanuele Cisi che aveva sedici anni, o Paolo Porta, Andrea Ayassot… capii subito che per me l’insegnamento non era quello canonico, ma era ed è un viaggio personalizzato con le persone che trovi davanti, si tratta di provare ad avere delle esperienze insieme. Il consiglio è cercare di avere una personalità, soprattutto nel suono, cercare di essere il più possibile se stessi

Se tu avessi una bacchetta magica quale sogno realizzeresti?
Produrre e divulgare il più possibile la musica a persone che non la conoscono.

I tuoi prossimi progetti?
Con questo quartetto allargato a quintetto con Piero Mortara faremo un lavoro ispirato a dei pezzi sudamericani, con molti brani molto lenti. Un altro lavoro è dedicato a Ben Webster, ci sarà un personaggio che racconta Ben Wenster con una voce recitante e tanta musica. E poi due album in arrivo, uno con i fratelli Barberi, con cui ci siamo ritrovati dopo tanti anni, e un altro lavoro cui tengo molto dedicato a Gigi Di Gregorio che è scomparso di recente, con cui eravamo molto amici; ci sarà questo ottetto con cui suonava regolarmente ma con cui non aveva mai registrato, e mi hanno chiamato per prendere il suo posto per commemorarlo.

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