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Treviso Suona Jazz 2026. Intervista a Nicola Bortolanza
Photo Credit To Roberto Cifarelli

Treviso Suona Jazz 2026. Intervista a Nicola Bortolanza

17 aprile 2026

Dal 30 aprile al 31 maggio a Treviso va in scena il Treviso Suona Jazz Festival 2026, manifestazione promossa da Urbano Contemporaneo ETS in collaborazione con il Comune di Treviso e la Provincia di Treviso, un progetto che negli anni ha saputo crescere e conquistare un pubblico sempre più ampio e che quest’anno si collega al centenario della nascita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Miles Davis. Il direttore artistico Nicola Bortolanza ci racconta questa dodicesima edizione che si muove secondo una linea consolidata, tra grandi artisti italiani e musicisti internazionali di spicco, produzioni originali e giovani talenti, confermandosi un evento in grado di unire musica, arte, cultura e socialità.

Ciao Nicola e bentrovato su Jazzit! Il sottotitolo del festival di quest’anno è “Onde sonore, nel solco di Miles”, un omaggio al centenario dalla nascita di Miles Davis, uno dei più influenti musicisti della storia della musica. Come celebrerete questo importante anniversario?
Un grazie da parte mia a Jazzit per questa intervista, mi fa davvero piacere! Quest’anno, in occasione della nostra dodicesima edizione, abbiamo deciso di dedicare una parte del cartellone a Miles Davis e ciò avverrà con una serie di appuntamenti declinati nel segno della multidisciplinarietà. In particolar modo sabato 23 maggio, nel Museo di Casa Robegan, inaugureremo la mostra “Miles. Assolo a Fumetti”, con la presenza dell’autore Lucio Ruvidotti e del giornalista Flavio Massarutto; l’occasione sarà utile per presentare la nuova edizione della graphic novel dedicata a Miles. Il giorno seguente, al Museo di Santa Caterina, lo ricorderemo invece con la proiezione del film Ascensore per il patibolo, una struggente meditazione sul binomio amore-destino in chiave noir, con colonna sonora registrata da un quintetto guidato dal leggendario trombettista. La serata sarà aperta da Boplicity, un variopinto cortometraggio realizzato da Tom Jarrett per celebrare l’iconico album “Birth of the cool”. Nei giorni seguenti Miles verrà ricordato anche nel corso della guida all’ascolto “I solchi del jazz” curata da Attilio Pisarri. L’omaggio al mitico musicista toccherà anche la parte concertistica. Mercoledì 27 maggio all’Auditorium S.Artemio andrà in scena il progetto Miles Legacy, un sestetto costituito da una frontline italo-americana di grande prestigio, che vede Joe Magnarelli alla tromba, Steve Davis al trombone, Piero Odorici al sax tenore, insieme a tre straordinari partner come Andrea Pozza al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Bernd Reiter alla batteria. Inoltre nel corso del festival verrà presentata al pubblico una nostra produzione originale diretta da Ettore Martin con giovani talenti del territorio dal titolo “Miles in the Sky”, di cui parleremo nel corso dell’intervista.

Il festival punta da sempre su stimati musicisti italiani e internazionali e su giovani artisti: come hai scelto i protagonisti del cartellone di quest’anno? Ci illustri il programma?
In ogni edizione coinvolgiamo importanti musicisti italiani e internazionali, che giungono a Treviso presentando i loro progetti in esclusiva per il nostro territorio; al tempo stesso non tralasciamo i giovani talenti, e devo dire che l’attenzione verso di loro si fa sempre più forte. Per quanto riguarda i concerti, il cartellone di quest’anno tiene conto di proposte eterogenee, che credo siano in grado di intercettare pubblici diversi, ponendo l’accento su ensemble numerosi e sulla presenza di molti strumenti a fiato, sempre nel rispetto della tradizione. Si parte con l’anteprima del 30 aprile, all’Auditorium S. Artemio, con il nuovo progetto di Gegè Telesforo, accompagnato da un organico con alcuni dei migliori talenti della nuova generazione; poi il festival vero e proprio si svilupperà a fine maggio, decollando il 23 maggio dal Museo di Casa Robegan; qui al mattino la musica sarà protagonista con un progetto di grande ricerca, che colloca il sassofono nell’ambito della musica spirituale, insieme a Luis Lanzarini e Alberto Mesirca, rispettivamente ai sassofoni e alla chitarra, introdotti dal compositore e musicologo Gianmartino Maria Durighello. Nel pomeriggio l’attenzione sarà rivolta al concerto di Giovanni Falzone, uno dei maggiori protagonisti del jazz italiano, che presenterà “Racconti di viaggio”, il suo progetto in solo composto da diversi frammenti sonori e arricchito dall’utilizzo della voce e dell’elettronica. Tra il 27 e il 31 maggio, all’Auditorium S.Artemio e al Teatro Mario Del Monaco, sono inoltre attesi musicisti di alto profilo nazionale e internazionale. Mercoledì 27 maggio all’Auditorium Sant’Artemio sarà protagonista il progetto Miles Legacy, un omaggio al genio statunitense con una frontline italo-americana di grande prestigio che vede Joe Magnarelli, uno dei migliori trombettisti e improvvisatori di jazz al mondo, insieme a Steve Davis, un fuoriclasse assoluto del trombone, e Piero Odorici, sassofonista storico del jazz italiano, da decenni al fianco di musicisti di fama internazionale; il sestetto è completato da un organico affiatatissimo con tre straordinari partner: Andrea Pozza al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Bernd Reiter alla batteria. Al Sant’Artemio la grande musica proseguirà venerdì 29 maggio con il quartetto di Francesco Cafiso, uno dei migliori esponenti del sax contralto al mondo. Con il suo quartetto il musicista siciliano proporrà un repertorio di composizioni originali caratterizzate da un suono compatto e da una grande libertà espressiva tra i membri della band, che oltre a Cafiso comprende musicisti di spicco del panorama internazionale, dotati di una forte identità timbrica e di profondo feeling musicale: Mauro Schiavone al pianoforte, Dario Deidda al basso e Marco Valeri alla batteria. Sabato 30 maggio, nella splendida cornice del Teatro Mario Del Monaco, il concerto serale sarà invece dedicato al progetto Latin Mood di Fabrizio Bosso e Javier Girotto, il cui ultimo disco “Desde Cuando” racconta di un sodalizio e di un percorso musicale del sestetto che dura da ben due decenni. Si incontrano così, nel terreno fertile dell’improvvisazione e del jazz, estetiche apparentemente lontane, l’hard bop di cui Fabrizio Bosso è alfiere indiscusso e gli influssi latini e le ritmiche latinoamericane dell’italo-argentino Javier Girotto. I due leader calcheranno il palco del più importante teatro cittadino con rinomati compagni di viaggio come il pianista argentino Natalio Mangalavite, il bassista Luca Bulgarelli, il percussionista Bruno Marcozzi e il batterista Lorenzo Tucci. In cartellone non mancano gli appuntamenti dedicati al mondo dei fumetti, ma anche guide all’ascolto, mostre, proiezioni e appuntamenti per bambini, a conferma di una manifestazione che desideriamo possa essere sempre più includente. Parallelamente ai concerti di prima serata trovano spazio anche gli eventi di Jazz & Food, il programma nei locali e plateatici in centro città con i giovani artisti del territorio, perché l’idea di fondo è che il jazz debba essere un patrimonio condiviso, per ritrovarsi e ascoltare insieme buona musica dal vivo nelle sale da concerto ma anche nei locali, nelle strade e nelle piazze.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

Come suggerito dal titolo la manifestazione attraversa Treviso come un’onda sonora, grazie ad eventi che dialogano con l’intera città: dove andranno in scena i concerti e quali realtà del territorio sono state coinvolte?
Il titolo di quest’anno intende porre l’accento su come la manifestazione possa attraversare la città di Treviso come un’onda sonora. Ciò avviene grazie al suo carattere diffuso. Quest’anno siamo riusciti a coinvolgere tante e diverse realtà cittadine: enti, aziende e il mondo associativo, portando eventi nelle sedi museali, nei palazzi antichi, nelle chiese, fino ai suggestivi luoghi all’aperto, oltre agli auditorium e ai teatri, senza tralasciare i locali del centro. Ciò avviene al fine di condividere un progetto di valore sociale, che possa creare nuove opportunità di aggregazione, anche con il coinvolgimento di location non propriamente deputate ai concerti. Ciò che ne deriva è un festival sempre fresco e in movimento, in grado di fare rete e dialogare con il territorio.

Il festival unisce musica, arte, cultura e socialità: quali sono gli eventi collaterali che si terranno durante la manifestazione?
Tra gli eventi collaterali abbiamo la mostra a fumetti su Miles e gli eventi dedicati al cinema, di cui ho parlato prima, ma anche la sonorizzazione del film Blackmail di Alfred Hitchcock, con il tocco sapiente al pianoforte di Bruno Cesselli. Ogni anno proponiamo infatti sonorizzazioni di film dei primi del Novecento, e nel tempo questi appuntamenti sono diventati tra i più attesi. Non mancherà inoltre il finissage della mostra d’arte “Visioni”, allestita allo Spazio Lazzari, con la cornice musicale del Thelkteria Quartet. Vi sono poi i laboratori dedicati ai bambini e la guida all’ascolto “I solchi del jazz”.

Giovedì 30 aprile, in occasione della Giornata Internazionale del Jazz promossa dall’UNESCO, l’anteprima del festival è affidata a Gegè Telesforo che presenterà il suo nuovo show “Jazz Radio”: che tipo di spettacolo andrà in scena?
L’anteprima festivaliera del 30 aprile, in occasione della Giornata Internazionale del Jazz promossa dall’UNESCO, è ormai una tradizione. Quest’anno all’Auditorium Sant’Artemio il concerto è affidato a Gegè Telesforo con il suo nuovo show “Jazz Radio”. L’appuntamento ha registrato il sold out in prevendita con già due settimane d’anticipo, sono davvero felice di una risposta così calorosa da parte del pubblico. Gegè, artista poliedrico e vocalist raffinato, con la sua esperienza da showman e la sua profonda conoscenza musicale, guiderà gli spettatori in un viaggio sonoro nel jazz, creando un’esperienza coinvolgente e trasformando il palco in un set ibrido, a metà tra uno studio di registrazione e uno studio radiofonico, e sarà affiancato da un organico a quintetto con alcuni fra i migliori talenti del jazz italiano, ed ecco quindi che ci si allaccia nuovamente al coinvolgimento delle nuove generazioni, tema a noi caro: Francesco Fratini alla tromba, Lorenzo Simoni al sax alto, Vittorio Solimene al pianoforte, Giulio Scianatico al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria.

Il festival prevede anche un programma didattico e divulgativo con workshop per giovani talenti e attività per bambini: ce li presenti? E queste iniziative come possono contribuire a far rifiorire nelle giovani generazioni l’amore per la musica di qualità?
Un contributo importante al clima del Treviso Suona Jazz Festival lo danno i tanti giovani che arrivano ogni anno da tutto il Triveneto. Sono gli iscritti al workshop, che si è rinnovato anche quest’anno, e che si conclude con l’esibizione degli allievi alla Loggia dei Cavalieri. Il workshop di TSJF, organizzato in collaborazione con il Conservatorio Steffani di Castelfranco Veneto e l’Associazione Musicale Manzato di Treviso, è inteso come un percorso in cui studenti e musicisti appassionati si incontrano per condividere esperienze e approfondire conoscenze ed è rivolto ad allievi in possesso di una buona preparazione in ambito jazz. Ai laboratori, negli anni, in qualità di docenti hanno partecipato importanti musicisti italiani e internazionali, tuttavia il corpo docente stabile è costituito da Ettore Martin, per l’orchestra, e Bruno Cesselli, Francesca Bertazzo e Luca Colussi per i combo. A queste attività si sono aggiunte recentemente anche quelle per i bambini tenute da Attilio Pisarri, le quali si concludono con l’esibizione nel corso del festival, che si caratterizza quindi anche per il coinvolgimento delle nuove generazioni, indirizzando sempre più l’attenzione verso il pubblico di domani.

Domenica 31 maggio alla Loggia dei Cavalieri verrà proposta una produzione originale del festival dal titolo “Miles in the Sky”: com’è nata e che tipo di spettacolo sarà?
Miles in the Sky è il titolo di un progetto che verrà presentato dalla big band formatasi nel corso delle attività di workshop annuali. La big band, diretta da Ettore Martin, si esibirà con la presenza di Gianluca Carollo, ospite rinomato alla tromba solista. Al termine del concerto, come avviene ogni anno, rilasceremo borse di studio gratuite per la frequentazione delle Umbria Jazz Clinics. Un paio di anni fa ad una delle nostre allieve da parte del festival umbro venne anche riconosciuta la Full Tuition Scholarship ed ora Rebecca Curto frequenta da due anni i corsi del Berklee di Boston.

Photo Credit To Wanda De Faveri

Siamo arrivati alla dodicesima edizione del festival: quali sono i cambiamenti più importanti che hai visto verificarsi in questi anni e che hanno permesso al festival di crescere e progredire?
Credo che negli anni si sia creata una maggiore consapevolezza sul nostro progetto da parte delle istituzioni e dei nostri partner, e il valore della manifestazione è ormai riconosciuto anche al di fuori del territorio comunale. Devo ricordare che Treviso non aveva un jazz festival in precedenza, siamo partiti da zero portando l’attenzione su questo genere in città e nel territorio circostante. Probabilmente la decisione di mantenere sempre alta la qualità artistica, senza indirizzarci su scelte di convenienza, ci ha aiutato ad affermarci nel corso del tempo e a creare una nostra solida identità.

La risposta del pubblico alla manifestazione è sempre molto positiva e consolidata: da cosa dipende secondo te e qual è il vostro target?
Negli ultimi due anni il festival ha registrato tutti eventi sold out. Non vorrei sembrare presuntuoso, ma ho ricordi di sale quasi sempre piene anche negli anni passati. Non sarà semplice ripetersi in futuro, ma mi riallaccio a quanto sostenevo prima: la nostra formula si è sempre basata su scelte di alta qualità artistica, prime italiane (quando possibile) o comunque esclusive per il territorio, e all’idea di un festival sempre condotto con onestà. La multidisciplinarietà e una cura complessiva nella promozione e nell’accoglienza di artisti e pubblico sono altri aspetti a cui teniamo molto. Tutto ciò credo che abbia contribuito a rafforzare la nostra identità e a creare un pubblico crescente e consolidato. Gli spettatori arrivano anche da fuori regione, a volte è capitato pure dall’estero.

Photo Credit To Giorgio Bulgarelli

Che tipo di progetti hai invece per il futuro del festival? Quali ulteriori obiettivi vorresti raggiungere e se dovessi realizzare un sogno più ambizioso su di esso quale sarebbe?
Nel corso dell’estate avremo alcuni concerti con la nostra orchestra, ciò contribuirà a dare continuità al progetto e a coinvolgere sempre di più i nostri ragazzi, anche in previsione della ripresa delle attività didattiche autunnali. È indubbio che vorrei che il festival crescesse ancora, ma di anno in anno dobbiamo fare i conti con i fondi a disposizione, e questo ci limita un po’, è un tema complicato quello dei finanziamenti pubblici e privati. Stiamo invece lavorando da qualche anno a una calendarizzazione autunnale e invernale, per garantire una continuità tutto l’anno. Le attività sono in crescita, quindi confido che prima o poi la manifestazione possa avere una forte identità anche in autunno, non solo in primavera.

a cura di Arianna Guerin