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Treviso Suona Jazz 2025, tra culture e generazioni. Intervista a Nicola Bortolanza

Treviso Suona Jazz 2025, tra culture e generazioni. Intervista a Nicola Bortolanza

10 aprile 2025

Il Treviso Suona Jazz Festival, manifestazione promossa da Urbano Contemporaneo ETS, torna tra aprile e maggio con un ricco programma di eventi, confermandosi un festival in grado di unire musica, arte, cultura e socialità. Il direttore artistico Nicola Bortolanza ci racconta l’edizione 2025, che coinvolge come sempre musicisti di alto profilo internazionale, senza tralasciare i migliori nomi della scena jazz italiana e i giovani talenti, creando una forte connessione tra musica e territorio.

a cura di Chiara Giordano

L’edizione 2025 ha come titolo “Tra culture e generazioni”. A cosa fa riferimento? Per quali motivi è stato scelto?
L’edizione di quest’anno intende porre l’accento su come la musica jazz rappresenti un dialogo tra culture e generazioni. Non a caso apriamo il cartellone con Shai Maestro, classe 1987 e nome di spicco della scena jazz contemporanea, in grado di unire jazz, musica classica e sfumature geo-etniche, per chiudere un mese dopo con il trio di Uri Caine, un grande eclettico che porterà il pubblico in un viaggio musicale completamente diverso.

Ci presenti in sintesi il programma di quest’anno?
Abbiamo concerti caratterizzati da visioni musicali differenti, penso ad esempio ad una delle produzioni originali del festival, quella del trio composto da Francesco Diodati, Andrea Lombardini ed Emanuele Maniscalco, ma anche al quartetto di Seamus Blake, una all-stars band che avremo come unica data italiana. Anche quest’anno, poi, trovano spazio diverse proposte dedicate al “jazz al femminile”. In particolar modo questa edizione è segnata dal grande ritorno di Francesca Tandoi con il suo trio, questa volta arricchito da un very special guest come Max Ionata. Ma oltre a Francesca avremo anche Enrica Bacchia con Massimo Zemolin, ed ecco quindi che si ripresenta il tema espresso in precedenza “Tra culture e generazioni”. Altre proposte dedicate al “jazz al femminile” le troviamo nel programma di Jazz & Food che attraversa i locali del centro.

È indubbio che però il jazz faccia fatica a interessare e coinvolgere i più giovani. Voi come ci riuscite?
Il tema generazionale si allaccia al fatto che riusciamo ad attrarre sempre di più l’attenzione dei giovani, un pubblico in crescita ai nostri eventi anche grazie alle attività didattiche e alle serate che proponiamo nei locali durante tutto l’anno. La seconda produzione del festival, “Workshop jazz orchestra”, è proprio pensata per dare spazio alle nuove generazioni e ai nuovi talenti. Questi ragazzi si esibiranno con organico a big band, sotto la direzione di Ettore Martin e con la presenza speciale di Michele Polga, e presenteranno il lavoro svolto nel workshop di TSJF tenutosi tra i mesi di ottobre e aprile. A completamento del coinvolgimento di più fasce d’età, nel corso del festival non mancherà anche un laboratorio per bambini.

Il festival si caratterizza sempre più per il suo carattere itinerante. Ce ne puoi parlare?
La manifestazione attraversa la splendida cornice della città di Treviso, con un percorso di eventi che coinvolgono chiese, musei, spazi espositivi, fino ai teatri e agli auditorium, senza tralasciare i locali e gli spazi all’aperto. Il tutto nacque oltre dieci anni fa con l’intento di organizzare un festival diffuso, che creasse uno stretto rapporto tra musica e luoghi d’arte, per portare l’atmosfera del jazz club nei palazzi storici.

Come e quanto riuscite a coinvolgere la comunità locale?
Devo dire che agli esordi questo format fu innovativo per la nostra città, e in pochi ci supportavano. Ora, a distanza di anni, si è dimostrato vincente, contribuisce a creare un senso di community e attira anche turisti, provenienti a volte anche dall’estero. Questa formula ci permette di organizzare eventi dal diverso impatto, dai più intimi e raccolti fino al coinvolgimento delle piazze. Nel tempo ci siamo allargati e abbiamo reso partecipe anche il mondo produttivo della città, con i vari locali e altre sedi che potrebbero sembrare non propriamente deputate ai concerti.

Il programma, oltre alla dimensione musicale, accoglie iniziative di vario genere. Ce le presenti?
Il festival ogni anno abbraccia altre forme d’arte, al fine di garantire una proposta multidisciplinare, inclusiva e in grado di intercettare un pubblico sempre più ampio. Quest’anno abbiamo in programma la presentazione della graphic novel “l’Improvvistare” di Sualzo, che sarà intervistato per l’occasione da Flavio Massarutto. L’evento sarà preceduto dall’esibizione di Daniele D’Agaro con il suo progetto “A Voce Sola”, nella Chiesa di San Gaetano. Avremo anche il consueto appuntamento con la sonorizzazione di un film muto: quest’anno la scelta è caduta su Safety Last! di Harold Lloyd, sonorizzato da Roberto Durante e Alessandro Turchet. Musica e cinema si intrecciano così ancora una volta, la proiezione avverrà nella Chiesa di Santa Caterina e sono sicuro che sarà un evento magico.

Photo Credit To Roberto Cifarelli

E poi c’è l’arte pittorica vera e propria.
Certamente. Oltre a ciò abbiamo in programma il finissage della mostra d’arte contemporanea “Tracce di Vita”, e l’allestimento di una mostra con ritratti di mostri sacri del jazz, dal titolo “Sovrumani”, a cura di Claudio Bandoli.

Cosa immaginate per le prossime edizioni?
Credo che dopo la pausa estiva riprenderemo con il workshop, il programma generalmente si struttura da ottobre ad aprile, con l’intento di far esibire gli allievi nell’edizione del prossimo anno. Non mancheranno i concerti autunnali, ma è presto per dare qualche anticipazione.

Photo Credit To Giorgio Bulgarelli

INFO

www.trevisosuonajazz.it

 

 

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