11 marzo 2025
In occasione del suo concerto allo Spazio Rossellini, abbiamo intervistato l’eclettico sassofonista Francesco Bearzatti, noto per il suo particolare e creativo approccio al jazz, che travalica i confini del genere, per parlare dell’energico progetto che porterà in scena alla rassegna “Spazio Jazz”, ovvero “Post Atomic Zep”, album pubblicato dall’etichetta doKumenta Music della Cooperativa Simularte, che rappresenta un omaggio del tutto originale alla leggendaria rock band dei Led Zeppelin. Affiancato da Danilo Gallo al basso e agli effetti per chitarra e da Stefano Tamborrino alla batteria e voce, Bearzatti offre una versione infuocata ed elettrizzante di alcuni dei più grandi successi dello storico gruppo britannico.
a cura di Arianna Guerin
Ciao Francesco e bentornato su Jazzit! Domani porterai in scena allo Spazio Rossellini di Roma il tuo progetto “Post Atomic Zep”, dedicato all’iconica rock band dei Led Zeppelin. Come nasce questa tua opera?
“Post Atomic Zep” è un’opera nata su grande richiesta del pubblico. Mi spiego meglio: dopo un concerto a Torino, con un pubblico numeroso ed entusiasta che si era messo in fila per acquistare un disco che non esisteva, ho pensato che fosse venuto il momento di registrarlo.

Come ti sei approcciato e hai lavorato su un repertorio leggendario come quello dei Led Zeppelin?
Non era la prima volta che suonavo e registravo la musica dei Led Zeppelin, Lo avevo già fatto con i Sax Pistols. La passione e l’amore per questa band non è mai svanita nel corso degli anni, per cui mi sono dedicato a questa nuova avventura con molto rispetto ed entusiasmo.
Quale equilibrio hai voluto garantire in questa tua produzione a tre elementi fondamentali quali la composizione, l’improvvisazione e l’arrangiamento?
Cerco di interpretare le mie composizioni, ma ovviamente l’improvvisazione ha una parte importantissima e ogni volta diversa, come succedeva anche per gli stessi Led Zeppelin. L’arrangiamento in questo caso è frutto di idee che poi, lavorando con la band, cambiano e si sviluppano grazie al contributo di tutti e tre.
Nell’album oltre al sax suoni anche il clarinetto, il xaphone e le tastiere elettroniche, creando un nuovo linguaggio che parte da un mix di jazz e rock: come definiresti la musica e le nuove sonorità che ne sono scaturite?
Non so se mi interessa tanto definire la musica che ne esce, sono molto più interessato al sound di quello che realizzo, le definizioni spettano soprattutto a voi giornalisti. In ogni caso penso che si possa parlare di heavy prog o qualcosa del genere, ma non ne sono sicuro.

Da cosa ti lasci ispirare quando componi i tuoi pezzi? E quali generi e musicisti ti hanno ispirato maggiormente nella vita?
Le composizioni originali escono spontaneamente, quasi per magia. Quando invece lavoro ad un concept, come ad esempio per il Tinissina 4tet, allora è la storia stessa che voglio raccontare a ispirarmi. Come tutti quelli che suonano e scrivono sono in particolare influenzato dalla musica che mi piace, che ho ascoltato e che ho amato. Nel mio caso i generi sono tanti e diversi tra loro.
Come hai scelto gli altri musicisti che hanno collaborato al disco?
Ho scelto Danilo Gallo al basso e all’elettronica e Stefano Tamborrino alla batteria e voce perché hanno una passione profonda per il rock e sono musicisti bravissimi e apertissimi di cui ho una profonda stima.
L’album è stato pubblicato dall’etichetta doKumenta Music della Cooperativa Simularte: come l’hai scelta?
La doKumenta Music è una nuova etichetta che ha sede in Friuli, la mia regione d’origine e dove da qualche anno sono tornato a vivere. È formata da persone speciali con le quali mi piace collaborare e quando ho proposto loro di realizzare questo disco mi hanno dato carta bianca e me lo hanno prodotto. Meglio di così non avrei potuto sperare.
Che tipo di performance hai preparato per la rassegna “Spazio Jazz” e in generale come cambia la tua musica dal vivo?
Credo che con il progetto “Post Atomic Zep” abbiamo alle spalle una trentina di concerti. La nostra è una performance super rock. Questa sera per esempio siamo a Bollate e non so cosa succederà di bello, domani sera a Roma sarà comunque diverso, proprio come nello spirito dei Led Zeppelin, che erano dei grandi improvvisatori e si prendevano tutti i rischi possibili.
Photo Credit To Adriana Tuzzo
Tu sei noto per il tuo approccio al jazz che è solito spingersi oltre i confini del genere: ma com’è nata la tua passione per la musica e come ti sei avvicinato al sassofono? E in questo periodo che tipo di musica ascolti?
La passione per la musica c’era già in famiglia. Io, per mia fortuna, ho avuto la possibilità di studiare e di poter intraprendere questa carriera. Ultimamente ascolto quello che mia figlia Leda, di tre anni, vuole ascoltare. Molte sigle di cartoni animati, ma anche i Beatles. In viaggio ascolto quello che mi va o mi incuriosisce, al di là del genere.
E per finire, che progetti hai per il prossimo futuro?
Spero di far uscire “The Peace Concert”, lavoro originale per quartetto jazz e quartetto d’archi, e di continuare a lavorare su un secondo progetto per “Post Atomic Zep”.
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Photo Credit To Adriana Tuzzo