12 dicembre 2024
Il chitarrista, pianista e compositore siciliano Francesco Cataldo si cimenta in un disco in piano solo, “Amaranto”, pubblicato dall’etichetta AlfaMusic, in cui esprime le sue emozioni e i suoi sentimenti più intimi e profondi con straordinaria libertà creativa, rendendo omaggio a un caro amico, mentore e ispiratore, Giuseppe Agosta, direttore della Caritas della sua città natale, Siracusa, che per il musicista siciliano ha rappresentato una delle persone più importanti della vita. Il titolo dell’album si riferisce proprio al colore preferito di Giuseppe, il rosso scuro delle divise della Caritas. Francesco ha trascorso l‘anno 2000 indossandone una come volontario, che ha definito l‘esperienza più importante della sua vita, cambiandone completamente la visione. Caritas è una parola latina che si traduce con “amore”, concetto che ha acquisito nuovo significato e importanza per Francesco e che è diventato l’ispirazione per la musica di “Amaranto”. «Amore era la parola chiave di ogni giorno, quando aiutavamo i poveri con Giuseppe e gli altri volontari. Giuseppe ci ha insegnato che l‘amore è il valore più alto, la chiave per risolvere tutti i contrasti e i problemi della vita: amore incondizionato! Amore per tutti gli esseri umani, amore per la natura, amore per l‘universo, amore anche per te stesso! Solo amando te stesso in profondità puoi donare amore agli altri!» spiega il musicista. Francesco ha scelto di registrare i suoi nuovi progetti al pianoforte quando è entrato nella chiesa anglicana di St. Paul durante una visita a Roma nell’estate del 2022, nota per la sua ottima acustica; qui ha visto un pianoforte a coda, ha iniziato a suonare e ha così vissuto una delle esperienze più belle e spirituali della sua vita.
a cura di Arianna Guerin
Ciao Francesco e bentornato su Jazzit! Cogliamo l’occasione dell’uscita del tuo nuovo disco in piano solo “Amaranto”, pubblicato da AlfaMusic, per toglierci una curiosità: come sei passato dalla chitarra al pianoforte?
Ciao carissimi, ben ritrovati e grazie per questa nuova opportunità. Sono felice di poter condividere con voi anche questo nuovo progetto. Per quanto riguarda il pianoforte, in realtà si tratta di un ritorno. Ho cominciato a studiare pianoforte classico all’età di sette anni. Successivamente, a sedici anni, l’amore e l’interesse per la chitarra mi hanno spinto ad abbandonare gli studi pianistici per cominciare una nuova e lunga avventura con le sei corde.
E in generale ci racconti quando e come nasce la tua storia artistica e come si è evoluto nel tempo il tuo percorso musicale?
Dopo gli studi pianistici la chitarra mi ha accompagnato per tanti anni in un percorso di ricerca durante il quale ho attraversato le stanze della musica classica, del rock e del pop, fino ad arrivare al jazz all’età di ventitré anni. La scoperta dell’improvvisazione jazz mi ha aperto orizzonti nuovi e inesplorati, sempre all’insegna della libertà espressiva, valore e obiettivo ineluttabile e indispensabile per un artista. Lo studio del jazz mi ha consentito di confrontarmi con i grandi maestri della tradizione, da Louis Armstrong al be-bop, da Charlie Parker a Miles Davis, fino ad arrivare a Keith Jarrett, Jim Hall, Pat Metheny e tanti altri. Nel 2013 è uscito il mio primo album “Spaces”, registrato a New York con grandi nomi del jazz quali Scott Colley e Dave Binney e nel 2020 ho pubblicato il mio secondo album “Giulia”, registrato con il pianista Marc Copland, Adam Nussbaum e Pietro Leveratto. Entrambi gli album sono usciti con l’etichetta AlfaMusic e includono mie composizioni originali.
Come descriveresti la tua musica dal punto di vista stilistico e compositivo, per evidenziarne le caratteristiche a livello espressivo? Quali emozioni vuoi esprimere principalmente con essa?
Da quando ho cominciato a comporre, il mio obiettivo prioritario è stata sempre la ricerca di un linguaggio e di un suono personali. Una ricerca però non dettata dall’intento di ostentare particolari abilità o di essere a tutti i costi “diverso”, ma orientata alla semplice e spontanea espressione dei miei sentimenti, di tutte le mie emozioni, dalle più piccole alle più grandi, che appartengono al mio piccolo mondo interiore in continua evoluzione. Studiando i maestri dell’improvvisazione ho sempre cercato di non cadere nella trappola insidiosa del semplice copiare e riprodurre, ma ho assimilato da ciascuno di loro l’intenzione musicale pura come stimolo per trovare la mia espressione.

Parliamo ora del tuo ultimo album “Amaranto”: come mai questo titolo? E che tipo di esperienza è stata realizzare la tua prima creatura discografica in piano solo?
Trovarsi al pianoforte in studio è stata un’emozione e un’esperienza fantastica. Ho provato grande gioia e un senso di totale libertà espressiva! L’idea di registrare in piano solo in realtà è arrivata nel 2019 dal grandissimo batterista Adam Nussbaum. In occasione delle session di registrazione di “Giulia” ai Forward Studios di Grottaferrata, Adam mi ha sentito suonare per qualche minuto il pianoforte durante una pausa e colmo di gioia e stupore mi ha suggerito di programmare in futuro un album in piano solo. Ho così colto l’invito ed eccomi qui! Il titolo “Amaranto” si riferisce al colore preferito da un mio amico fraterno scomparso tre anni fa, Giuseppe Agosta. Giuseppe dirigeva un’associazione umanitaria che aiutava e tuttora aiuta i poveri e bisognosi della mia città, Siracusa. Il disco è quindi dedicato a lui e in generale al tema dell’amore universale. Il suo è stato l’insegnamento più sincero che io abbia mai ricevuto: quello dell’amore incondizionato!

Come descriveresti l’atmosfera musicale dell’album?
Con il pianoforte ho cercato di creare un’atmosfera narrativa e sincera, senza divagazioni o improvvisazioni affidate al caso. I temi sono quindi la mia priorità assoluta, li concepisco come delle vere e proprie canzoni. Dopo anni di improvvisazione ho sentito l’estremo bisogno di esprimermi con melodie semplici, arrangiate in modo chiaro e lineare, e il pianoforte rappresenta in questo momento della mia vita lo strumento migliore per “raccontarle”.
Da cosa ti lasci ispirare per creare le tue composizioni?
Le mie composizioni nascono da esperienze di vita, incontri, spesso sono dedicate a persone speciali e in generale scaturiscono da emozioni che ogni giorno ritrovo dentro di me e che cerco di portare alla luce. La storia ci dimostra che dalla giostra dei sentimenti umani nasce l’arte in tutte le sue forme più nobili, all’insegna della condivisione pura e sincera.

Cosa differenzia “Amaranto” dai tuoi precedenti dischi e cosa aggiunge al tuo percorso artistico?
Dopo la ricerca di spazi interiori in “Spaces” e la riscoperta gioiosa del “fanciullino” in “Giulia”, l’album “Amaranto” simboleggia la riscoperta dell’amore come valore universale e rappresenta un’ulteriore tappa in questo mio percorso di ricerca spirituale e musicale. Il vero amore, in tutte le sue molteplici forme, è semplice e la semplicità è tuttora la guida maestra nel mio percorso, in quello che con tenerezza immagino come un sentiero di campagna, spesso impervio e tortuoso, ma sempre diretto alla ricerca della pace interiore.
Questo è il tuo terzo album pubblicato dall’etichetta AlfaMusic, che vanta un catalogo di grande prestigio e qualità: dopo diversi progetti realizzati insieme, ci racconti che tipo di rapporto si è creato con i discografici?
Ho un rapporto di amicizia straordinario con i discografici Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia. Sono persone meravigliose e grandissimi professionisti, che lavorano sempre con gioia, passione e grande amore!

Stai presentando il disco in un tour dedicato? Che emozioni provi nel proporlo dal vivo e come lo ha accolto il pubblico?
Da marzo 2024 sono in tour in diversi teatri italiani per presentare “Amaranto” con la collaborazione di due compagni di viaggio meravigliosi: il regista Rosario Maria Montesanti e il pittore Stefano Lazzari. Rosario ha realizzato il cortometraggio Vito raccontami (titolo di uno dei brani inclusi nell’album) nella stupenda chiesa neogotica di San Paolo Dentro le Mura a Roma e Stefano, conosciuto per le sue collaborazioni con Papa Francesco, Moma, Louvre etc., ha dipinto il quadro che compare in copertina. Quest’ultima raffigura i tasti del pianoforte realizzati con diversi colori, tra i quali l’amaranto, che simboleggiano le emozioni intense che ho cercato di esprimere e che provo ogni volta che suono in pubblico. In questi mesi ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare delle platee sensibili, capaci di cogliere appieno le mie vibrazioni. Il concerto è per me una “confessione” pubblica, e quei colori mi accompagnano sempre!
E per finire, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
Appena avrò terminato il tour 2024-2025 mi concederò, come sempre ho fatto tra un progetto e l’altro, un periodo di “deserto”, per capire quali saranno le prossime tappe del mio percorso. Mi piacerebbe registrare il prossimo album al piano con degli archi che possano arricchire il mio dialogo interiore: esprimermi quindi con voci nuove!
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