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Il mandolino guarda al mondo: a Savona torna il Festival Internazionale Mandolinistico

Il mandolino guarda al mondo: a Savona torna il Festival Internazionale Mandolinistico

3 luglio 2026

Dal Brasile agli Stati Uniti, dalla Tunisia alla Repubblica Ceca, passando naturalmente per l’Italia. La quarta edizione del Festival Internazionale Mandolinistico, in programma a Savona dal 12 luglio al 6 ottobre, conferma la propria vocazione internazionale e propone un viaggio musicale capace di attraversare continenti, tradizioni e linguaggi diversi, mantenendo il mandolino e gli strumenti a plettro come filo conduttore di un dialogo culturale sempre più ampio.

Ideato e diretto da Carlo Aonzo e Rosario Moreno, il festival è cresciuto rapidamente fino a diventare una delle realtà più originali del panorama musicale italiano dedicate agli strumenti a pizzico. Un progetto che negli anni ha saputo superare i confini della tradizione, trasformando il mandolino in un punto d’incontro tra jazz, musica brasiliana, repertori mediterranei, musica colta e nuove forme di contaminazione contemporanea.

Più che una semplice rassegna concertistica, il Festival Internazionale Mandolinistico si propone oggi come una piattaforma culturale capace di mettere in relazione artisti, istituzioni e comunità provenienti da contesti differenti. Una visione che trova conferma nell’edizione 2026, caratterizzata dalla presenza di musicisti che arriveranno da quattro continenti e da una programmazione che alterna grandi nomi della scena internazionale, giovani talenti e progetti capaci di intrecciare musica, territorio e partecipazione.

Ad aprire il cartellone, il 12 luglio alla Fortezza del Priamar, sarà una serata dedicata all’incontro tra musica e cinema. Il Mauro Squillante Trio presenterà The Dark Side of the Mandolin, originale rilettura del celebre album dei Pink Floyd “The Dark Side of the Moon”, seguita dalla proiezione del film The Wall di Alan Parker, in collaborazione con Nuovofilmstudio.

Tra gli appuntamenti più attesi spicca certamente il concerto del 20 luglio con Hamilton de Holanda Trio feat. Salomão Soares & Thiago “Big” Rabello.

Considerato uno dei più importanti mandolinisti viventi e protagonista assoluto della scena musicale brasiliana contemporanea, Hamilton de Holanda ha contribuito a ridefinire il ruolo del mandolino nel panorama internazionale, portandolo ben oltre i confini della tradizione. Vincitore di numerosi Grammy Awards, in Italia Hamilton de Holanda si è esibito spesso con artisti del calibro di Stefano Bollani e rappresenta oggi una delle voci più autorevoli e innovative della musica strumentale mondiale.

«La presenza di Hamilton de Holanda è motivo di grande orgoglio per il festival», osserva Carlo Aonzo. «Parliamo di un musicista che ha rivoluzionato il linguaggio del mandolino contemporaneo e che da anni rappresenta un punto di riferimento per musicisti e appassionati di tutto il mondo. La sua partecipazione testimonia la credibilità internazionale che questa manifestazione è riuscita a costruire nel tempo».

Accanto ai grandi nomi, il festival continua a investire sulla costruzione di una comunità culturale attorno agli strumenti a plettro. In questa direzione si inserisce Il Borgo che Suona, il progetto in programma il 2 agosto nel Borgo del Santuario, che trasformerà per un’intera giornata spazi pubblici, piazze, laboratori e luoghi di aggregazione in un palcoscenico diffuso dedicato alla musica, alla liuteria e alla partecipazione.

«Ci interessava immaginare un evento che andasse oltre il concerto tradizionale», spiega Aonzo. «Il mandolino possiede una dimensione profondamente popolare e comunitaria. Portarlo nelle piazze, accanto ai liutai, ai giovani musicisti e ai cittadini, significa restituirgli quella funzione di incontro e condivisione che storicamente gli appartiene».

Lo sguardo del festival continuerà poi a muoversi lungo le rotte del Mediterraneo e oltre. Il 3 agosto il pubblico potrà ascoltare la tunisina Farah Fersi, interprete del kanun, antico strumento a pizzico dalle profonde radici mediorientali, e il Radim Zenkl Trio, formazione guidata dal celebre musicista ceco che ha costruito la propria carriera negli Stati Uniti sviluppando un linguaggio capace di fondere tradizioni europee e americane.

 

Un percorso artistico che troverà la propria conclusione il 6 ottobre con la storica Milwaukee Mandolin Orchestra, una delle più antiche orchestre a plettro del mondo, diretta dal chitarrista cubano-americano René Izquierdo, una presenza che sottolinea ulteriormente la dimensione internazionale della manifestazione e la sua capacità di mettere in dialogo esperienze culturali molto diverse tra loro.

Per Rosario Moreno il valore del festival risiede proprio nella sua capacità di costruire connessioni che vanno oltre l’aspetto musicale. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato il festival come un luogo d’incontro tra persone, culture e sensibilità differenti. Il mandolino diventa il punto di partenza per raccontare qualcosa di più ampio: la possibilità di creare relazioni, collaborazioni e scambi culturali tra territori che condividono una storia comune ma che spesso non dialogano abbastanza».

Una visione che negli anni ha favorito la nascita di collaborazioni internazionali, come il gemellaggio con “Notte di a Mandulina” in Corsica e quello avviato lo scorso anno con il “Mandol’In Marseille Festival” di Marsiglia. Un percorso che continua ad alimentare nuove prospettive di crescita e a rafforzare la dimensione internazionale della manifestazione.

«Oggi vedere artisti provenienti da quattro continenti condividere il programma del festival ci conferma che la direzione intrapresa è quella giusta», conclude Moreno. «La cultura può essere un motore di sviluppo, ma soprattutto uno strumento capace di creare ponti. In un tempo che tende spesso a dividere, crediamo che questo sia uno dei compiti più importanti che un festival possa assumersi».

È proprio questa la cifra distintiva del Festival Internazionale Mandolinistico: non limitarsi a celebrare uno strumento, ma utilizzarlo come chiave di lettura per raccontare un mondo fatto di incontri, contaminazioni e dialogo tra culture. Un mondo che, per qualche settimana, troverà ancora una volta casa a Savona.

a cura di A.V.O.