
28 maggio 2026
Ci troviamo con piacere ad ascoltare un album solido e denso, fedele alla tradizione ma pienamente attuale. Allievo di Phil Woods e profondo conoscitore dell’estetica di Art Pepper, Gaspare Pasini al sax contralto unisce linea chiara e controllo formale a un vigore quasi tenorile, con pronuncia pulita e dinamiche attente. La voce di Shawnn Monteiro, mezzo soprano dal registro caldo e swing sobrio, amplia il campo espressivo con misura, innestando colore senza appesantire. Il quintetto suona compatto e reattivo: Tim Ray al pianoforte equilibra con un tocco pulito, voicings ariosi e nitidi; Dave Zinno (contrabbasso) e Steve Langone (batteria) forniscono un time elastico e ben rifinito, con dinamiche ben calibrate. L’impronta di Cedar Walton — che tenne a battesimo Pasini — affiora nell’attenzione alla forma e nell’equilibrio tra scrittura e improvvisazione: niente orpelli, piuttosto molta sostanza. Il repertorio alterna standard e originali con coerenza.
Only Trust Your Heart ne rappresenta forse l’apice epicureo: è una regale ballad scritta da un altro gigante del calibro di Benny Carter, trattata con sobrietà elegante; il fraseggio misurato di Pasini si specchia nell’emozionante eloquio della Monteiro, centrata e senza enfasi, con Ray in controcanto essenziale, mentre la sezione ritmica sostiene con spazzole leggere e pulse stabile. Never Let Me Go conserva respiro lungo e cantabilità controllata; Speak Low (Kurt Weill) introduce una spinta ritmica più decisa, con interplay limpido e accenti mobili; Minor Thursday, originale di Pasini, rivela una penna sicura: struttura fluida e centro armonico mobile. Il suono richiama la migliore continuità estetica dei Red Records anni Novanta: chiarezza, calore misurato, studio inteso come luogo di precisione e bagliori.
Gaspare Pasini conferma qui l’autorevolezza mostrata nella stagione invernale di Umbria Jazz — dove è stato tra i protagonisti più apprezzati — e la traduce in un lavoro compatto e curato, in cui ogni scelta asseconda un racconto auspicabilmente atteso verso altri capitoli. Una prova coerente, luminosa, che dialoga con la tradizione senza però schiaffarla in un museo. Evviva.
a cura di Vittorio Pio
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