
6 aprile 2026
Vance Thompson arriva al suo nuovo disco “Lost and Found”, pubblicato dall’etichetta Moondo Records, con una storia coraggiosa che va ben oltre la musica. Trombettista candidato ai Grammy e fondatore della Knoxville Jazz Orchestra, il musicista ha dovuto affrontare una lunga battaglia contro una malattia neurologica che, nel 2022, lo ha costretto ad abbandonare lo strumento che aveva scelto e plasmato la sua carriera fino a quel momento a favore del vibrafono, strumento stimolante per quanto difficile.
Per lui ciò ha rappresentato una nuova sfida, affrontata con una certa disinvoltura: «Certo c’è voluto un po’ di tempo per adattarmi – ha sottolineato – ma alla fine ho ritrovato il mio suono. Uno strumento a fiato può fare un sacco di cose che risultano impossibili con il vibrafono. Ma lo stesso vale anche al contrario: con il vibrafono si può realizzare quello che non si riesce a eseguire con la tromba, come suonare più note contemporaneamente o interi accordi. Il vibrafono produce un suono bellissimo, quasi completamente da solo, e ci sono cose che è normale sviluppare una volta che inizi a suonare».
Questo album segna dunque un debutto per certi versi sorprendente per quanto significativo. L’apertura con Tell it like it is è già una dichiarazione d’intenti: c’è uno swing brillante che suona come uno standard classico, mettendo subito in luce non solo il suo talento esecutivo, ma anche quello compositivo, che ha dalla sua una scrittura elegante per quanto accessibile. Il disco però è vario e si presta ad un ascolto attento nonché pieno di stimoli: c’è The thread of all sorrows, una ballad dalle fragranze latine in cui emerge la capacità di Thompson di lavorare sulle sfumature, lasciando spazio al respiro e alla melodia; poi l’armonicamente complesso Sleight of hand, un brano energico e coinvolgente che mette in primo piano il batterista Marcus Finnie. In Bud Powell, splendido omaggio di Chick Corea, c’è uno spot per il bassista Tommy Sauter, che lavora in pieno accordo con Finnie, mentre Thompson è ben risoluto ad avviare su strade tutt’altro che facili questo bel gruppo che ha saputo mettere insieme, completato dal pianista Taber Gable e dall’originalissimo chitarrista Steve Kovalcheck. Le sei composizioni originali (mentre tre sono gli standards) presenti nell’album testimoniano un disco ben costruito, pieno di gusto e di momenti felici, come nel caso della soave e conclusiva Over the rainbow, ballad per antonomasia e più che mai raccomandabile nella sua mirabile sintesi di talento e profonda comprensione del linguaggio jazz.
a cura di Vittorio Pio
INFO
www.moondomusic.com/moondorecords