Ultime News

Reportage EFG London Jazz Fest 2023

Reportage EFG London Jazz Fest 2023

14 gennaio 2024

a cura di Vittorio Pio (foto di Maria Grazia Giove)

Appuntamento ricorrente e denso di aspettative quello dell’EFG London Jazz Fest, una vetrina ricca di produzioni originali, concerti esclusivi e il giusto mix fra tradizione e avanguardia, che va in scena nelle più celebrate sale da concerto della capitale e nei suoi club sospesi tra fascino e vitalità.

Nel weekend finale del festival si sono concentrati una serie di appuntamenti che ne hanno innalzato notevolmente la poetica, a partire da un Charles Lloyd in stato di grazia, arrivato nella capitale britannica alla guida di un trio che comprendeva Marvin Sewell alla chitarra e Gerald Clayton al piano. Un concerto in cui oltre al giusto pathos si sono evidenziate quelle caratteristiche ascrivibili a uno stile e a un’ispirazione ancora fluenti: il lirismo, il gusto originale di storyteller, il flusso consapevole delle memorie tradizionali, gli incanti di uno spirito più che mai vivo e ancora capace di frutti prelibati, a giudicare dal nuovo lavoro per la Blue Note che il Maestro ci ha fatto ascoltare in anteprima la mattina della sua partenza da Londra. In quell’album siederà alla batteria Brian Blade, che insieme a Joey Baron e Ches Smith, condivide l’olimpo con coloro che oggi disegnano geometrie perfette nell’incontaminata bellezza e spiritualità dello strumento.

L’innesto di Blade ha fornito un nuovo vigore anche al quartetto di Norah Jones, finalmente libera da certi schemi routinari, a tutto vantaggio di un fervore ritmico e repentini cambi d’atmosfera, in cui si sono distinti anche gli altri due compagni sul palco, ovvero Dan Lead alle chitarre e Chris Morrissey al basso.

Bagliori anche da “London Brew”, un collettivo locale fondato da Martin Terefer e Dave Okumu, che merita ampia attenzione. Con una possente sezione fiati e uno stuolo di artisti e disegnatori in presa diretta, si è omaggiato con rispetto e coerenza il Miles degli anni Settanta, con aperture stranianti e interessanti unisoni dei potenti fiati.

Insieme a un plumbeo piano solo di Tyshawn Sorey presso il fortino avanguardista dell’Oto Cafè, la serie si è chiusa con un omaggio alla vita e all’eredità musicale del grande visionario del jazz Wayne Shorter, approfondendo i suoi ultimi lavori sinfonici, di cui sono stati protagonisti Ravi Coltrane, Esperanza Spalding, John Patitucci, Terry Lyne Carrington e Danilo Perez, insieme alla Philharmonia Orchestra: un flusso di coscienza in cui la musica si incarica di ricondurre (e ricomporre), tutte le informazioni partorite dall’inarrivabile estro di Shorter in un alveo che ha messo in evidenza i progressi della Spalding (ormai quasi esclusivamente concentrata sul ruolo di cantante) e la misura non certamente calligrafica di Coltrane, nella rara esecuzione dal vivo di Iphigenia, la moderna rivisitazione della tragedia di Euripide, che il grande iconoclasta del jazz le ha cucito addosso prima della sua dipartita terrena.

Al Ronnie Scott’s, vero salotto di città, l’evento clou è stato un trittico di serate con l’inossidabile Steve Gadd e un doppio set del gruppo “Four Wheel Drive”, un’ensemble di casa ACT con i più conosciuti Lars Danielsson (basso) e Nils Landgren (trombone e voce), cui si sono aggiunti Michael Wollny (piano) e Wolfgang Haffner (batteria), alle prese con un repertorio ai limiti del gioco colloquiale e intimo, che ha in Landgren un rodato e solido frontman.

INFO

www.efglondonjazzfestival.org.uk