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Viva De André. Intervista a Luigi Viva e Luigi Masciari
Photo Credit To Luca A. d'Agostino / Phocus Agency

Viva De André. Intervista a Luigi Viva e Luigi Masciari

2 febbraio 2026

Il 4 febbraio, al Blue Note di Milano, con un doppio set alle 20.30 e alle 22.30, andrà in scena “Viva De André”, lo spettacolo che da oltre sette anni porta in tour le canzoni di Fabrizio De André riarrangiate in chiave jazz, un concerto-racconto ideato e diretto da Luigi Viva, autore dei due libri su Fabrizio Non per un dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André e Falegname di parole – Le canzoni e la musica di Fabrizio De André (entrambi editi da Feltrinelli), con gli arrangiamenti di Luigi Masciari, affermato chitarrista e compositore. Viva De André unisce musica jazz dal vivo, narrazione, immagini e audio di interviste inedite di De André, per restituire al pubblico un raffinato e intenso ritratto e i lati meno conosciuti di un artista iconico, a partire dalla sua passione per il jazz. La serata esclusiva al Blue Note sarà impreziosita dalla partecipazione straordinaria del compositore, arrangiatore, cantante e polistrumentista Giulio Carmassi (ex Pat Metheny Unity Group), che per l’occasione si esibirà insieme a Luigi Viva, voce narrante e autore di riferimento per l’opera di De André, e a una band di jazzisti di altissimo livello diretta da Luigi Masciari: Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto, Pietro Iodice alla batteria, Alessandro Gwis al pianoforte ed elettronica e Francesco Poeti al basso. Nel repertorio dello spettacolo verranno proposti classici intramontabili come La Guerra di Piero, La Canzone di Marinella, Il Pescatore, Crêuza de mä, Valzer Per Un Amore, Mégu Megún, Canzone dell’Amore Perduto e Il Bombarolo. La direzione musicale e gli arrangiamenti, firmati da Luigi Masciari, rileggono l’opera di De André attraverso un linguaggio jazz contemporaneo, rispettandone la scrittura melodica e l’identità espressiva. Abbiamo intervistato Luigi Viva e Luigi Masciari per entrare nel cuore di questo emozionante progetto.

Il 4 febbraio al Blue Note di Milano andrà in scena “Viva De André”, lo spettacolo che ripropone le canzoni di Fabrizio De André in chiave jazz. Com’è nato questo progetto e cosa prevede?
LV: Lo spettacolo è, di fatto, un reading articolato. Prevede, oltre alla narrazione ad opera del sottoscritto, la musica dal vivo eseguita da una band di cinque elementi con l’aggiunta di Giulio Carmassi per l’esibizione al Blue Note, la proiezione di immagini e alcuni audio inediti, nei quali lo stesso De André si racconta e, in un paio di essi, canta. Di fatto è un’evoluzione delle oltre cento e passa presentazioni da me effettuate dei miei due libri Non Per un dio ma nemmeno per Gioco e Falegname di parole, che vennero scritti con la supervisione dello stesso De André.

Considerato il vasto e straordinario repertorio di De André, come avete selezionato i brani da eseguire in questa nuova forma?
LM: La scelta del repertorio è avvenuta in modo abbastanza naturale. Ovviamente non potevano mancare alcuni brani molto amati dal pubblico, come La canzone di Marinella o La guerra di Piero. Tuttavia la selezione è stata guidata soprattutto dall’idea di Luigi Viva di raccontare un certo De André, quello che emerge anche nel corso dello spettacolo. Abbiamo scelto i brani che ci sembravano più rappresentativi di questa narrazione. Per esempio Megu Megún viene eseguito subito dopo un audio di Fabrizio nel quale racconta come nacque il testo di quella canzone; far ascoltare quell’aneddoto sul palco ha reso la scelta del brano ancora più significativa.

Viva De André rivela degli aspetti più nascosti del mitico Faber, a partire dalla sua passione per il jazz. Com’era il suo rapporto con questo genere e in cosa l’ha ispirato per creare la sua arte?
LV: Fabrizio amava il jazz. Lo aveva suonato per circa sei anni nel Modern Jazz Group a Genova alla metà degli anni Cinquanta. Si innamorò di Jim Hall che divenne un suo riferimento da quando acquistò il suo primo album jazz, “The Jimmy Giuffre 3”. Prima di lasciarci stava preparando un nuovo album (“I Notturni”) e aveva in animo di arrangiare una delle suite previste ispirandosi proprio a Giuffre. Direi che è stata un’esperienza fondamentale per la sua formazione, gli consentì di acquisire un senso del tempo assoluto. Che il jazz lo abbia influenzato anche nella formazione del suo stile è evidente in diversi brani, penso a Inverno e a La Ballata dell’Amore Cieco, solo per citarne alcuni. L’ultima sua incisione di La Canzone di Marinella con Mina è stata riproposta proprio in chiave jazz e lui canta come un grandissimo crooner.

In questo concerto-racconto che ha ideato e diretto, lei Viva è la voce narrante mentre la direzione musicale è a cura di Masciari. Come avete lavorato agli arrangiamenti e quale equilibrio avete voluto garantire alla narrazione e all’improvvisazione?
LV: Abbiamo deciso di escludere la voce. L’idea di avere sul palco un cantante che scimmiottasse De André era raccapricciante. Escludere la voce ha dato più forza evocativa alla musica che, giocoforza, fa emergere nell’ascoltatore il ricordo della voce di Fabrizio.
LM: L’intento era quello di rispettare le intuizioni compositive di Fabrizio, senza stravolgerle, ma trovando un equilibrio che permettesse ai brani di restare riconoscibili, mantenendo intatta la loro anima e, allo stesso tempo, offrendo ai musicisti la possibilità di intervenire creativamente, anche attraverso l’improvvisazione. Più che manipolare il tessuto armonico, gran parte del lavoro si è concentrata sull’aspetto ritmico. Ad esempio Valzer per un amore è stato rielaborato alternando il classico 3/4 a un 5/4 più jazzistico, che richiama l’andamento di Take Five di Paul Desmond. In altri casi ho preso spunto dalle passioni musicali dello stesso De André: sapendo quanto amasse Joe Zawinul, abbiamo ripensato Il Pescatore con un andamento che richiama Barbary Coast dei Weather Report. Abbiamo inoltre cercato di ampliare gli orizzonti sonori, alternando momenti più rock, come in La guerra di Piero, a passaggi di matrice free, come nell’introduzione di Bombarolo. Devo aggiungere che le musiche di De André possiedono una caratteristica rara, che le avvicina molto a quelle dei grandi compositori jazz: le sue melodie e le sue armonie si prestano a interpretazioni di ogni tipo, senza mai tradire la loro naturale genialità.

Luigi Viva e Luigi Masciari – Photo Credit to Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

Ci parlate dei musicisti con cui avete scelto di condividere questo progetto?
LM: I musicisti non sono stati scelti a caso. Cercavamo artisti con una forte personalità musicale, capaci di apportare un contributo creativo agli arrangiamenti che, pur essendo ben definiti, lasciavano ampio spazio all’improvvisazione. La presenza di musicisti del calibro di Francesco Bearzatti al sax e Pietro Iodice alla batteria, sempre con noi fin dall’inizio, ha dato ulteriore forza e convinzione all’intero progetto. Va inoltre aggiunto che la formazione dal vivo è oggi cambiata: possiamo contare sul pianismo eclettico di Alessandro Gwis, che ha introdotto una grande varietà timbrica grazie al suo personale intreccio di pianoforte ed elettronica, e su Francesco Poeti al basso a sei corde, un musicista davvero straordinario per virtuosismo e sensibilità.

Dallo spettacolo è stato tratto anche un disco pubblicato dall’etichetta Jando Music/Via Veneto Jazz: quali motivazioni vi hanno portato a registrare in studio, fissando per sempre, le musiche del concerto?
LM: Quando ci siamo esibiti per quella che potremmo definire la “data zero” dello spettacolo, al Südtirol Jazz Festival, non immaginavamo che da lì, e in pochissimo tempo, lo avremmo portato in giro esibendoci nei principali festival jazz italiani. A seguito dell’interesse suscitato da Viva De André, qualche mese dopo quella data ci venne chiesto di presentarlo sul palco centrale di Umbria Jazz Winter. Dopo i primi live, l’idea di registrare le musiche è arrivata in modo del tutto naturale: il progetto aveva ormai assunto una forma precisa, non solo come concerto ma come racconto musicale. Lavorare in studio ci ha permesso di curare con maggiore attenzione i dettagli degli arrangiamenti e gli equilibri tra scrittura e improvvisazione. In questo senso il disco non vuole essere una semplice “fotografia” del live, ma una sua estensione: un altro modo di raccontare quel De André che emerge dal progetto, mantenendo intatta l’anima del concerto-racconto, ma affidandola a un ascolto più intimo e duraturo. Un ruolo fondamentale, nell’incisione, accanto a Francesco Bearzatti, Giampiero Locatelli, Alfredo Paixão e Pietro Iodice, lo hanno avuto anche i due ospiti: Michael League, leader degli Snarky Puppy, ha offerto una magistrale esecuzione all’oud e al basso in Megu Megún; Giulio Carmassi (ex Pat Metheny Unity Group), invece, ha contribuito al progetto con oltre sette strumenti – oltre ai cori – distribuiti in vari brani, arricchendo in modo significativo il ventaglio timbrico e sonoro del disco.

Luigi Masciari – Photo Credit To Fabio Orlando

Com’è stato accolto dai tanti estimatori di Fabrizio il nuovo arrangiamento delle sue canzoni in chiave jazz? E come cambiano i pezzi reinterpretandoli in questa originale veste?
LV: Sulle prime sono rimasti sorpresi, ma la forma dello spettacolo è riuscita a coinvolgerli perché la forza evocativa delle musiche li ha portati in una zona di comfort e inoltre hanno apprezzato il progetto in quanto il “marchio originale e speciale “di Fabrizio è stato rispettato.

Quali feedback avete ricevuto dal pubblico venuto a vedere lo spettacolo e quali sono state le emozioni che avete vissuto voi in primis portandolo in scena? E quali sono le prossime tappe di Viva De André?
LV: Ogni volta che parlo in pubblico di Fabrizio, nei momenti più impensati, mi emoziono, perché emergono improvvisamente dei ricordi. Il pubblico che ci segue è il pubblico di Fabrizio, percepisce e “sente” lo spettacolo come noi. Molti si complimentano, anche per gli aspetti meno conosciuti che cerco di evidenziare. Abbiamo diverse date in programma per la prossima estate, oltre a un grosso progetto che al momento non è opportuno rivelare.

Luigi, andando su un piano più personale, com’è nata l’amicizia con Fabrizio e quali ricordi di lui serba particolarmente nel suo cuore?
LV: Ci siamo conosciuti a Roma nel giugno del 1975 in occasione del suo primo tour. Andammo a cena con la band (i New Trolls) e ci risultammo simpatici vista la comune passione per l’agricoltura. Da lì iniziò la nostra frequentazione che nel 1992 avrebbe portato alla decisione, condivisa, di realizzare uno studio che comprendesse l’approfondimento della sua vita e del suo stile. Oltre allo stimolo a pensare, il ricordo più vivido di Fabrizio è la sua grande affettuosità, che sento sempre accanto a me.

Luigi Viva

Lei è anche il socio fondatore della Fondazione Fabrizio De André: quali sono i progetti futuri che vorrebbe sviluppare con essa?
LV: Sì sono uno dei soci fondatori e per la Fondazione ho sviluppato il Progetto Conservatori, che ha permesso la realizzazione delle partiture integrali di De André ad opera dei principali Conservatori italiani. La Fondazione Fabrizio De André va comunque ringraziata per il generoso apporto di materiale al mio spettacolo.

a cura di Arianna Guerin

INFO

www.bluenotemilano.com