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Vicenza Jazz 2024 nella magia del Teatro Olimpico

Vicenza Jazz 2024 nella magia del Teatro Olimpico

31 maggio 2024

L’edizione 2024 di Vicenza Jazz, dedicata al pianoforte nelle scelte proposte dal direttore artistico Riccardo Brazzale, ha vissuto la sua serata introduttiva nella magia del Teatro Olimpico, con un doppio set diametralmente opposto.

Ha iniziato dapprima Craig Taborn, il cui animo, evidentemente ingentilito dalla visione di cotanta bellezza alle sue spalle, ha suggerito di rompere il ghiaccio con una carezzevole versione della gershwiniana But Not For Me, prima di prendere il largo nel vortice creativo delle sue composizioni originali, che non hanno fatto altro che confermarne la carta d’identità, che ribadisce quanto il musicista originario di Minneapolis sfugga a qualunque tentativo di catalogarlo, di trovargli parentele o punti di riferimento. Tutt’al più potremmo tenere per buono il legame, che sempre per lui si è azzardato, subito dopo l’introduzione in casa ECM da parte di Roscoe Mitchell, con Cecil Taylor, ma soltanto per la sua indubbia capacità di isolarsi in se stesso, salvo poi ricostruire, a suo agio e piacimento, tutto un proprio mondo musicale. Tra qualche contorcimento lirico e un livello di compiacimento tenuto sotto controllo, Taborn sul finale ha omaggiato anche la mai troppo stimata Geri Allen, che in passato, sempre a Vicenza, aveva tenuto dei grandi concerti.

Nella seconda parte della serata, con un ineccepibile Dado Moroni nel ruolo aggiunto di credibilissimo anfitrione, si è assistito a un summit che aveva dei riferimenti espansi in Duke Ellington e Bud Powell, in una girandola di situazioni interpretate al meglio da Margherita Fava, Danny Grissett e Francesca Tandoi, impegnati tutti in solo o in duo. Dai temi più famosi come Take The A Train e In Walked Bud, passando per Lush Life e Satin Doll, fino a qualche pagina di solito meno battuta ma sempre vibrante (su tutte quella Wig Wise che Moroni ha recuperato da “Money Jungle”, lo spigoloso album che Ellington condivise con Max Roach e Charlie Mingus), ognuno dei solisti impegnati ha mostrato la propria, immaginifica dimensione stilistica, con una nota di ulteriore merito per lo stesso Moroni, le cui mani risultano sempre guidate da idee fantasiose, capaci di fendere l’aria, al di là del noto e dell’immaginabile. Applausi sinceri hanno salutato il bis conclusivo, ad appannaggio di una versione corale del super classico Body & Soul.

Testo a cura di Vittorio Pio e foto di Roberto De Biasio.

INFO

www.vicenzajazz.org

 

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