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Una striscia di terra feconda<br/>Intervista a Paolo Damiani

Una striscia di terra feconda
Intervista a Paolo Damiani

7 settembre 2018

Dal 18 al 22 settembre andrà in scena all’Auditorium Parco della Musica e alla Casa del Jazz di Roma la ventunesima edizione del festival “Una striscia di terra feconda”, diretto da Paolo Damiani e Armand Meignan, evento fondato sull’incontro, l’amicizia e lo scambio creativo tra jazz francese e italiano. Ne abbiamo parlato con uno dei suoi direttori artistici, Paolo Damiani.

di Luciano Vanni

Come e perché nacque questo evento?

“Una striscia di terra feconda” ha inventato ormai ventuno anni fa e per la prima volta in Europa una “forma di festival” del tutto originale, che prevede di invitare esclusivamente musicisti italiani e francesi, incentivando la creazione di formazioni con artisti dei due Paesi e valorizzando non soltanto i musicisti più conosciuti ma anche i migliori giovani talenti, grazie oltretutto alla commissione di musica inedita e alle produzioni originali, pensate per la rassegna. Molti di questi gruppi vengono poi proposti nei migliori festival francesi, diffondendo il marchio della rassegna anche oltralpe. Il successo di pubblico è crescente, lentamente si sta creando un’autentica comunità di ascolto sia a Roma che in Regione, a Palombara e a Tivoli, in una dimensione di incontro e di scambio, che migliorano la qualità della vita di ciascuno, semplicemente inventando legami e incroci tra Italia e Francia, spostando la musica più in là e aiutando al meglio gli artisti a emozionarci: toucher au cœur, per dirla alla francese come farebbe Armand Meignan, che cura il programma insieme a me e a Deborah Compagnino, la vera anima del festival. Senza dimenticare il grande Maurizio Quattrini alla comunicazione, Daniela Troilo alla grafica, Riccardo Chinni all’organizzazione e Roberto Cesta, responsabile dei trasporti. Più che fare bilanci, cerchiamo di tracciare linee verso territori inesplorati, grazie ad artisti meravigliosi che – visto il contesto volutamente sperimentale – possono rischiare con nuove narrazioni.

Aneddoti e ricordi…

Certamente ricordo con piacere l’edizione del ventennale, nel 2017: un programma assai ricco, con l’ONJ diretta da Benoit, la residenza di Theo Ceccaldi, i progetti di Maria Pia De Vito e Daniele Roccato, il duo Rea/Collignon e quello di Fresu con Petrella, e molto altro ancora. E poi la prima edizione, nel 1998: non sapevamo cosa sarebbe successo davvero, presentando un programma senza star americane… ma il pubblico ha premiato l’idea, sin da subito. Ricordo una splendida orchestra che lavorò in residenza per tre giorni, provando composizioni originali scritte ad hoc per un organico inventato con Armand. Il festival si svolse presso i Giardini della Filarmonica, e potemmo ascoltare Marc Ducret, Paolo FresuNguyen-Le, Eugenio Colombo, Yves Robert, Giancarlo Schiaffini, Stefano Battaglia, Francois Corneloup, Claude Barthelemy e molti altri musicisti francesi e italiani. Non solo star affermate ma anche i migliori giovani, la rassegna ha sempre riservato particolare attenzione ai talenti emergenti. Negli anni questo impegno ha assunto carattere strutturale, il festival ormai rappresenta il più significativo riferimento per i giovani musicisti nel campo degli scambi Italia/Francia relativi al jazz e alle musiche improvvisate: il ricambio generazionale viene promosso proponendo giovani artisti ancora poco noti, spingendoli a osare, ad andare oltre quanto creato dai Maestri presenti al festival. In tal senso, dopo l’esperienza del Premio Django d’or, è stato inventato insieme alla Siae un Premio per il miglior giovane emergente, che nel 2016 è stato assegnato al contrabbassista Gabriele Evangelista e nel 2017 al pianista Alessandro Lanzoni, che suonerà alla testa del suo gruppo nel 2018. Quest’anno il premio Siae si fa in tre, verranno infatti premiati tre fra i primi classificati al referendum nazionale Top Jazz, indetto dal mensile Musica Jazz: Federica Michisanti, Jacopo Ferrazza e Francesco Massaro. Di rilievo è anche il concorso Jazzmigration, creato nel 2002 da AJC per sostenere la nascita e la diffusione di giovani musicisti jazz: ogni anno i festival membri selezionano un gruppo ciascuno, quindi tutte le formazioni vengono ascoltate dai direttori artistici, i quali eleggono i tre migliori gruppi, promossi poi nei diversi circuiti, sia in Francia che all’estero. Purtroppo sono ancora rari i festival che osano programmare artisti sconosciuti per farli scoprire al pubblico. Jazzmigration nasce per dare nuovi spazi all’innovazione, i festival AJC si impegnano non solo a far circuitare i gruppi selezionati ma anche a produrre la loro prima registrazione discografica. Sono certo che I-Jazz e la Federazione non saranno da meno! Gli aneddoti da ricordare sarebbero davvero troppi, voglio citare invece un incubo ricorrente che in passato divenne realtà: l’autista che non si sveglia alle quattro del mattino, e il musicista francese che mi butta giù dal letto perché attende invano nella hall dell’hotel, rischiando di perdere il volo…

Parlaci dell’edizione 2018

Mi aspetto buona musica, sorprendente! Ciò che già è avvenuto a Palombara e a Tivoli, con una strepitosa Cristina Zavalloni e i geniali Courtois, Ceccaldi e Guidi, tra gli altri. A Roma avremo il leggendario Daniel Humair e un trio in prima mondiale che promette meraviglie, con Celea, Couturier e Rabbia. E un’importante residenza creata con Midj. Ma credo che ogni gruppo ci riserverà delle sorprese, che mi aspetto anche da Stefano Benni e da Urbano Barberini, splendide voci recitanti che ci condurranno altrove.
Il rapporto con l’Auditorium e con la Casa del Jazz 
è ormai solido e rappresenta per noi motivo di orgoglio. Ci teniamo comunque a portare certe musiche in luoghi della Regione particolarmente affascinanti e ricchi di storia, laddove i suoni più innovativi acquistano valenze impreviste. Da notare anche il ruolo decisivo della Siae nel sostenere la rassegna e le sinergie con importanti istituzioni come il Conservatorio di Musica Santa Cecilia e con l’Associazione Nazionale MIdJ (Musicisti Italiani di Jazz) con cui – grazie anche al contributo dell’Institut Francais e della Fondazione Nuovi Mecenati- sarà realizzata un’importante Residenza D’Artista, con quattro giovani talenti italiani selezionati tramite concorso nazionale e con il ragguardevole compositore e trombettista francese Mederic Collignon

Tre parole per descrivere il festival

Eccole: arte, talento, condivisione.

L’arte è una qualità del linguaggio, un processo simbolico nel quale i significati non sono dati solo dal riferimento univoco alle cose di cui sono la descrizione, come avviene nella lingua parlata; arte e linguaggio – quindi anche il jazz e le musiche improvvisate – sono forme  di vita, processi evolutivi, attività governate da regole mutevoli.

Il talento è l’inclinazione naturale di una persona ad esprimersi in modo eccellente in un qualunque campo delle attività umane. È un dono che peraltro tutti possiedono, anche se in misura differente. Ma va coltivato e nutrito attraverso sogni, visioni, passioni, esperienze, condivisioni, studi, che producano progetti artistici significativi. In tal senso il ruolo della scuola è decisivo, ogni studente deve poter praticare e studiare arte e musica, la scuola deve incoraggiare tutti e al tempo stesso riconoscere il talento di ognuno, in qualsiasi campo esso si possa esprimere. Il talento da solo non basta, ci vuole anche il coraggio di manifestarlo e di imporlo, a sé stessi e al mondo.

Condivisione è la responsabilità di aprirsi agli altri, di donarsi, di ascoltare. In tal senso, il jazz non esiste senza condivisione. Funziona come l’amore, più o meno.

In conclusione, con “Una Striscia di terra feconda” vogliamo condividere responsabilità, talento, passioni e progetti, favorendo la creazione di gruppi con musicisti dei due Paesi, per affermare la nostra fiducia nei valori culturali e sociali espressi dall’Europa, potenziando le residenze e creando ulteriori opportunità per i giovani talenti italiani e francesi.