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Torino Jazz Festival 2023 – XI edizione

Torino Jazz Festival 2023 – XI edizione

20 aprile 2023

Dal 22 al 30 aprile va in scena l’XI edizione del Torino Jazz Festival, che presenterà quest’anno nel suo ricchissimo programma, oltre ai concerti “Main Events” e “Jazz Cl(h)ub”, numerosi eventi collaterali, tra cui “Jazz Talks” (incontri e conferenze), “Jazz Blitz”, “Jazz Meeting” e “Jazz Special”, per un totale di 93 appuntamenti organizzati in 62 luoghi sparsi in tutta la città.

Il festival, che quest’anno vede il ritorno di Stefano Zenni alla direzione artistica, è un progetto della Città di Torino, realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, con il sostegno del Ministero della Cultura, Main Partner Intesa Sanpaolo e IREN, con il contributo di ANCoS e Confartigianato Imprese Torino, e in collaborazione con Fondazione CRT e OGR Torino.

Il “main program” di quest’anno non avrà un’unica sede, ma sarà diffuso sul territorio, e si terrà nelle seguenti location: OGR Torino, Teatro Vittoria, Hiroshima Mon Amour, Teatro Alfieri, Teatro Monterosa, Aula Magna del Politecnico, Casa Teatro Ragazzi e Giovani, Conservatorio di Torino Giuseppe Verdi, Bunker, Auditorium Giovanni Agnelli e Sala500 del Lingotto.

Al TJF 2023 suoneranno 234 artisti, nazionali e internazionali, dai musicisti emergenti alle grandi star della scena mondiale. I concerti si terranno in ambienti, spazi, teatri e club distribuiti sul territorio urbano, senza un centro di riferimento, ma risuonando nei diversi ambiti della città. Lo spettro stilistico toccherà tutti gli ambiti del jazz e promuoverà la conoscenza delle grandi figure storiche (Kenny Barron, Roberto Ottaviano, Steve Coleman, solo per citarne alcuni), la scoperta dei migliori innovatori della scena musicale contemporanea (Nilssen-Love, Shabaka Hutchings, Eve Risser, Francesco Diodati, Sarathy Korwar) e nomi di ampio richiamo (Peppe Servillo, Stefano Bollani), secondo una logica, affine ad altre iniziative europee, aperta a nuove produzioni ed esclusive.

«Il festival – racconta il direttore artistico Stefano Zenni – è come un giro di danza tra stili e musiche diverse, perché oggi il jazz è questo, un mosaico di culture, stili, suoni, modi di esprimersi, che convivono/collidono, si amalgamano o si distribuiscono in mondi sonori globali. Lo testimoniano le musiche meticce di una delle produzioni chiave del festival, il trio Hutchings/Bekkas/Drake e ancora di Sarathy Korwar, Paal Nilssen-Love, Eve Risser, che frullano musica indiana, africana, hip hop, elettronica, punk, free jazz, a volte sotto lo sguardo di quel Frank Zappa chiamato in ballo, a trent’anni dalla morte, da Furio Di Castri. L’omaggio di Hamid Drake ad Alice Coltrane si intitola “Turyia”, parola sanscrita che descrive lo stadio di coscienza ultimo della filosofia induista. È quello il punto di arrivo di qualsiasi improvvisatore, come Craig Taborn, che si immerge nelle iridescenze del pianoforte, o di tellKujira, che amalgama in ambito cameristico libertà elettronica e suoni acustici. Suggestioni cosmiche a cui si richiama Steve Coleman, ma in chiave afroamericana, quale incastro di ritmi e matematica, melodia e geometria, tra funk e astrazione. E sempre nella grande musica l’etica può tradursi in emozione, come nei maestri dell’“Eternal Love” di Roberto Ottaviano. Il TJF è anche racconto che si fa musica: la vita degli artisti più tormentati del jazz vengono evocati nei più intimi chiaroscuri interiori in Natura morta con custodia di sax, l’ormai storica raccolta di racconti di Geoff Dyer, narrati da Peppe Servillo insieme ai TJF All Stars, ovvero un sestetto di nomi di punta del jazz italiano. I confini vengono sfidati e superati da donne sperimentatrici, Federica Michisanti, Eve Risser, Anais Drago, negli spazi che Laura Betti aveva già liberato come attrice, cantante, artista poliedrica, ora omaggiata da Cristina Zavalloni e Cristiano Arcelli in un repertorio di scrittori e compositori che hanno fatto la storia culturale italiana, tra jazz, musica leggera anni Sessanta, cinema e poesia. Ai due estremi del festival, all’inizio e alla fine, ci sono Kenny Barron e Stefano Bollani, testimoni che il linguaggio classico del jazz è ancora fresco, coinvolgente e trascinante e continua a soddisfare il nostro bisogno comunitario di bellezza».

Il TJF, nell’ambito di ‘Torino Futura” – progetto culturale coordinato dagli assessorati alle Politiche culturali e alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino per i ragazzi e le scuole, che moltiplica le occasioni di dialogo e di protagonismo civico dei futuri cittadini lungo il corso dell’anno – propone iniziative mirate al pubblico delle nuove generazioni. In quest’ottica ha deciso di portare il costo dei biglietti dei concerti a 1 euro per tutti i nati a partire dal 2009.

Pensato quindi per un pubblico di giovani ascoltatori sarà “ALEPH-ZERO/PROVA PRIMA”, una performance musicale organizzata da StudiUm – Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, che consentirà agli studenti di assistere alla prova aperta del gruppo di Johnny Lapio & Arcote (21 aprile, all’Auditorium Centro Aldo Moro). L’incontro verrà coordinato da Ilario Meandri, Carlo Serra e Jacopo Tomatis (Università di Torino).

Arcote Project

Domenica 23 aprile alle OGR, AICS consegnerà la borsa di studio dedicata a Sergio Ramella a uno studente di jazz del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Il vincitore sarà invitato a suonare al TJF del prossimo anno.

Anche i “Jazz Blitz”, 33 brevi concerti nei luoghi di assistenza, di accoglienza e di incontro, vedranno coinvolti i giovani. A esibirsi nelle RSA, nelle strutture per disabili e soggetti in difficoltà, nei luoghi di detenzione (come l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti) saranno gli allievi delle scuole pubbliche e private di jazz.

MAIN EVENTS

Ad aprire l’edizione 2023, sabato 22 aprile, alle OGR (ore 21), sarà la produzione originale di Peppe Servillo & TJF All Stars, dal titolo Natura morta con custodia di sax, un viaggio nel cuore del jazz, ispirato al libro di Geoff Dyer, forse il testo letterario più significativo dedicato al jazz. Nell’ensemble, formato appositamente per questo concerto, ogni musicista incarna un gigante del passato e porta in scena i racconti di Dyer. I grandi come Lester Young, Charles Mingus, Thelonious Monk, Chet Baker, rivivono in questi straordinari jazzisti, un sax baritono femminile evoca lo spirito di Duke Ellington – il narratore-sognatore dei racconti – mentre le parole di Dyer si animano grazie alle letture di un interprete d’eccezione: Peppe Servillo.

Domenica 23 aprile, alle OGR, appuntamento doppio, alle 17 e alle 21. Nel pomeriggio andrà in scena Cristina Zavalloni con l’Orchestra del Conservatorio di Torino in “Potentissima Signora. Omaggio a Laura Betti”. Figura femminile di grande personalità, eclettica, appassionata, inclassificabile, Laura Betti, musa e amica di Pier Paolo Pasolini, dalla morte del regista e scrittore per tutta la sua vita si è dedicata alla diffusione della memoria pasoliniana. Il Fondo Laura Betti è conservato alla Cineteca di Bologna. Nel concerto – punteggiato dai racconti delle cronache dell’epoca – una delle maggiori cantanti italiane, Cristina Zavalloni, con un ricco ensemble jazzistico e orchestrale, ripercorrerà il canzoniere della Betti, che ha interpretato testi, oltre che dello stesso Pasolini, di scrittori del calibro di Alberto Arbasino e Franco Fortini, musicati da Piero Umiliani, Piero Piccioni, Fiorenzo Carpi e Domenico Modugno, senza dimenticare la passione della Betti per Kurt Weill e Bertolt Brecht. Sullo sfondo, una serie di bellissime fotografie dall’archivio Betti, tra cui quelle di scena di Angelo Novi, tratte dal film Teorema di Pasolini. Una produzione Fondazione Entroterre, in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna. La sera, alle 21, sarà la volta del Kenny Barron Trio, nel concerto inserito nel tour che celebra gli ottant’anni dell’artista, che lo vede esibirsi nella formazione particolarmente congeniale del piano trio. Kenny Barron, uno dei maestri viventi della storia del pianoforte jazz, ha debuttato sulle scene internazionali nel lontano 1962, sotto l’egida di Dizzy Gillespie, ha attraversato da protagonista gli ultimi decenni della scena ed è stato anche docente alla Rutgers University e alla Juilliard School, contribuendo a formare molti giovani pianisti. La serata torinese rappresenta un’occasione imperdibile per ascoltare il suo raffinato fraseggio, frutto di un bagaglio jazzistico forgiato in oltre mezzo secolo di collaborazioni artistiche, a fianco di stelle di prima grandezza come Freddie Hubbard, Joe Henderson e Stan Getz.

Lunedì 24 aprile, alle 18, al Teatro Vittoria è in programma uno dei migliori talenti del jazz italiano, Federica Michisanti, che con il suo trio ospiterà Louis Sclavis, uno dei grandi protagonisti del jazz europeo. Il quartetto proporrà composizioni della contrabbassista, brani dal suggestivo respiro cameristico, che attingono dalla musica colta europea e dall’avanguardia jazzistica, lasciando spazio all’improvvisazione estemporanea. Una produzione del Centro di Produzione Musica della Fondazione Musica per Roma. Alle 22, a Hiroshima Mon Amour, in una prima mondiale assoluta e in esclusiva per il TJF, si esibiranno Shabaka Hutchings, Majid Bekkas e Hamid Drake. Shabaka Hutchings è sicuramente una delle voci più rappresentative della nuova scena inglese, colui che ha reso il jazz “di nuovo cool” tra le nuove generazioni. La febbrile arte di Hutchings abbraccia le melodie vocali incantatorie e i riff danzanti del cantante e compositore marocchino Majid Bekkas, che galleggiano sullo swing complesso, energico e contagioso di Hamid Drake. Un incontro unico e travolgente tra la tradizione degli gnawa (in passato schiavi subsahariani, poi naturalizzati marocchini) di cui Bekkas è depositario, con l’anima black di Hutchings e il jazz americano contemporaneo di Drake.

Martedì 25 aprile, alle 18, all’Hiroshima Mon Amour, Hamid Drake con “Turiya” porterà sul palco un’esclusiva per TJF. Hamid Drake, uno dei più significativi esponenti della batteria jazz contemporanea, omaggerà Alice Coltrane (1937-2007), pianista, organista e arpista, che dopo la morte del marito, il leggendario John Coltrane, ha spinto la sua musica verso un jazz intensamente spirituale. In seguito si è dedicata alla crescita di una vera e propria comunità di fedeli-musicisti, prendendo il nome sanscrito dal quale proviene il titolo dell’omaggio, “Turiya”, che nella filosofia indù indica lo stadio supremo di coscienza pura. Il messaggio di pace e amore universale insito in questa musica è il contributo ideale del TJF alle celebrazioni del 25 aprile. Alle 21, al Teatro Alfieri, andrà in scena Steve Coleman and Five Elements. Il sassofonista americano, fondatore del movimento artistico M–Base, si è imposto come un caposcuola, creatore di una musica dal rigore geometrico, una sorta di hip hop matematico, che ha lasciato un segno indelebile sul jazz contemporaneo. Capace di attingere al bagaglio storico del jazz (Charlie Parker e Sonny Rollins su tutti) come di usare le musiche tradizionali latinoamericane o africane, studiate con passione e rigore, Coleman riesce ad amalgamare il tutto con la propria cifra stilistica distintiva, fatta di figure ritmiche funk che spingono melodie e improvvisazioni labirintiche, connesse a simbologie che collegano le parti del corpo umano, i ritmi biologici e l’ordine del cosmo. Nel suo storico gruppo brillano alcuni tra i musicisti più incisivi della scena statunitense, su tutti il trombettista Jonathan Finlayson.

Mercoledì 26 aprile, alle 21, al Teatro Monterosa si potrà assistere alla produzione originale del contrabbassista Furio Di Castri, dal titolo “Zapping”, omaggio al leggendario Frank Zappa, in occasione dei trent’anni dalla sua morte. L’idea alla base del concerto è quella di presentare brani originali e riletture di classici jazz concepiti come avrebbe fatto Zappa, operazione che promette scintille sonore a non finire in un mix di stili multiforme. Un progetto musicale che muove contro le divisioni di genere, riscopre il gusto delle incursioni estreme e degli scarti improvvisi, in omaggio a un maestro della contemporaneità musicale. Con questo nuovo ensemble Di Castri si dedica alla costruzione personale di un mondo ipotetico in cui il jazz o il groove del soul incontrano la trasgressione e l’ironia di Zappa, gettando un ponte inatteso tra tracce disperse e separate della nostra memoria.

Giovedì 27 aprile, alle 18, nell’Aula Magna del Politecnico, Roberto Ottaviano presenterà “Eternal Love”, un progetto che affonda le proprie radici nella spiritualità africana. Come in una preghiera o evocazione, il nuovo lavoro di Ottaviano omaggia tutta la bellezza fiera e battagliera della madre terra e delle sue anime migliori, attraverso la reinterpretazione delle musiche di Don Cherry, Charlie Haden, John Coltrane e Dewey Redman, per celebrare, in questi tempi difficili, la speranza e la voglia di riscatto del genere umano. Immerso in questo “bagno mistico”, il jazz torna a incarnare quello spirito di “musica totale”, che spesso sembra aver perduto, con il lavoro collettivo di un ensemble di eccezionale livello. Alle 21, in esclusiva, nella Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, Paal Nilssen-Love metterà in scena “Circus”, un progetto nato durante la pandemia, quando il World Music Festival di Oslo gli chiese di costituire un gruppo composto esclusivamente da musicisti residenti in Norvegia. Gli elementi scelti hanno retroterra molto diversi tra loro: etnico, classico, contemporaneo, jazz, free, noise, pop, etc. Nilssen-Love – tra le punte di diamante della ricca scena jazz nordica e uno dei batteristi più creativi oggi in Europa – ha composto le musiche per la band, lasciandosi ispirare dai suoni di Etiopia, Mali, Senegal e Brasile. Le composizioni sono mappe, la libertà totale è la regola. Lo scopo dei musicisti sul palco è sorprendersi a vicenda prima ancora di stupire il pubblico, con uno spettacolo musicale folle, stralunato e poetico.

Sono tre gli appuntamenti previsti in programma venerdì 28 aprile. Alle 18, nell’Aula Magna del Politecnico, si potrà ascoltare uno dei musicisti più creativi del jazz contemporaneo, Francesco Diodati, che salirà sul palco insieme ai “tellKujira”, una sorta di rock band in forma di quartetto classico, con due chitarre elettriche al posto dei due violini. Nato nell’autunno 2020, tellKujira ha autoprodotto una serie di residenze artistiche (fondamentale quella tenutasi presso Area Sismica a Forlì), si è esibito in innumerevoli festival europei, concentrandosi su improvvisazione e scrittura collettiva, composizione istantanea, timbro, strumenti preparati, accordature alternative ed elettronica. In questo solco è nato un percorso flessibile, che mira a plasmare un insieme unico composto da paesaggi sonori astratti, a tratti ambient, poliritmi e timbriche industrial. Una miscela versatile, che non esita a de-costruire qualsiasi tipo di linguaggio, in una dimensione di puro godimento di ascolto. Alle 21, al Conservatorio Giuseppe Verdi, altra esclusiva del festival: Craig Taborn in piano solo. Taborn è attualmente uno dei protagonisti più stimati del pianismo contemporaneo e il più raffinato, creativo e rigoroso degli improvvisatori, la cui musica è un viaggio magico tra le meraviglie coloristiche del suono pianistico. La sua performance può prendere le mosse da un’influenza casuale, che diventa una cellula tematica da espandere, o partire da un’improvvisazione inedita, passare per uno standard e approdare a una composizione dello stesso pianista. Non ci sono direzioni prefissate per questo artista, che ha iniziato gli studi di pianoforte quando da adolescente gli è stato regalato un sintetizzatore: sintomo dello sviluppo di un pensiero aperto alle molte possibilità di confrontare tra loro mondi espressivi diversi.

Sabato 29 aprile, alle 18, al Teatro Vittoria, si esibirà Eve Risser nello spettacolo di piano solo “Rêve Parti”, un concerto in esclusiva, che rappresenterà per il pubblico uno shock positivo. Al centro della scena ci sarà infatti un pianoforte verticale, preparato con oggetti non ortodossi e microfonato in modo particolare, sul quale Eve Risser, una tra le più originali jazziste francesi di oggi, ha forgiato un linguaggio strumentale personale, non convenzionale. Il pianoforte viene utilizzato per creare una vera e propria magia percussiva, ora minimale, ora orchestrale. Alle 22 Sarathy Korwar suonerà al Bunker. Batterista, compositore e produttore, diventato una delle voci più originali della nuova e frizzante scena inglese, Korwar presenterà “Kalak”, il suo ultimo album, che sta ottenendo grandi consensi dalla critica internazionale e lo sta consacrando come uno dei più importanti artisti emergenti. La sua musica mescola jazz e sonorità indiane, oltre a incorporare elementi di hip-hop ed elettronica. Un ritmo ipnotico domina il suo sound, con sovrapposizioni a volte psichedeliche, su cui stupirsi e danzare.

La grande chiusura del TJF 2023 si terrà domenica 30 aprile, in concomitanza con le celebrazioni per la Giornata Internazionale del Jazz, ricorrenza istituita ufficialmente dall’Unesco nel 2011 con l’intento di celebrare il jazz come patrimonio mondiale dell’umanità, in quanto simbolo di condivisione e della lotta contro la discriminazione e il razzismo. Il festival terminerà con un doppio appuntamento all’Auditorium Giovanni Agnelli al Lingotto, di cui sarà protagonista Stefano Bollani. Alle 17 lo straordinario pianista salirà sul palco con il suo Danish Trio, nell’unico concerto dell’anno dello storico trio, con due musicisti di punta della scena scandinava, come Jesper Bodilsen e Morten Lund. I tre musicisti si erano conosciuti nel 2002 grazie a Enrico Rava. I dischi realizzati insieme sono tanti, come i concerti nelle sale più prestigiose del mondo, con ospiti come Bill Frisell, Mark Turner e collaborazioni con i Berliner Philharmoniker. «Nel Danish Trio l’ascolto è un elemento centrale», sintetizza Bollani, «ciascuno di noi è, in ogni istante, attento a ciò che gli altri stanno suonando, concentrato sul suono nella sua totalità. Esattamente il mio ideale di gruppo jazz». Alle 21.30 l’eclettico pianista sarà invece in concerto con “Piano Solo”. Per Bollani la musica è un gioco da reinventare di volta in volta. Quando sale sul palco con il suo “Piano Solo” esiste una sola regola, quella di rendere omaggio all’arte dell’improvvisazione, ogni volta con un risultato diverso, sempre incredibile. Uno show in cui tutto può accadere, non esiste nessuna scaletta, nessun programma di sala a indicare il succedersi dei brani. Lo spettatore prende posto in poltrona, ma è chiamato a spostarsi con la mente verso luoghi inaspettati e a guardare orizzonti musicali sempre nuovi. Un laboratorio creativo portato sul palco, seguendo il flusso della sua formidabile coscienza musicale, che spazia dal jazz alle sonorità brasiliane, da Carosone ai brani inediti suonati durante la trasmissione tv cult Via Dei Matti numero Zero, condotta con l’attrice, regista e performer Valentina Cenni. Una sola cosa è sicura nei suoi spettacoli, il medley imprevedibile deciso dal pubblico, in cui il virtuosismo si mescola all’irriverenza. Alle 19, sempre al Lingotto, nella Sala 500, è in cartellone in esclusiva italiana un nuovo progetto di Eve Risser, la “Red Desert Orchestra”, una formazione ibrida in cui musicisti europei e africani interagiscono spalla a spalla nel creare un vero e proprio vortice sonoro. Le melodie ondeggiano ipnotiche e conducono il pubblico verso un’esperienza di ascolto nomade e al tempo stesso corporea e spirituale. Techno, musica dell’Africa Occidentale, danza e jazz si incontrano così in maniera stupefacente e sprigionano una magia multicolore.

JAZZ CL(H)UB

Quindici club – Amen Bar, Bagni Pubblici di via Agliè, Bunker, Cafè Neruda, Comala, Combo, Educatorio della Provvidenza, Folk Club, Laboratori di Barriera, L’Arteficio (Caffè Procope), Machito, Off Topic (Cubo), Osteria Rabezzana, Piazza dei Mestieri, Bocciofila Vanchiglietta Rami secchi – collocati su tutto il territorio, ospiteranno ognuno due concerti, per un totale di 32 appuntamenti in sette giorni. La programmazione è stata realizzata su proposta degli stessi club, in coordinamento e accordo con la direzione artistica. Saranno rappresentate così le realtà del ricchissimo panorama musicale urbano, spesso con produzioni nuove di alto profilo artistico e di rilevante significato socio-culturale. Tra i protagonisti della sezione Cl(h)ub la Jazz School Torino, Costanza Alegiani, le big band torinesi (GP Big Band, EP Big Band), artisti internazionali come Philip Harper e Michael Rosen, l’Orchestra Coco, i Blue Baroque, le o-Janà, i Barber House e tanti grandi musicisti piemontesi, da Alfredo Ponissi a Luigi Tessarollo, da Massimo Barbiero a Claudio Lodati, nonché serate di jam session.

Roberto Taufic/Luigi Tessarollo

Il direttore artistico Stefano Zenni, a tal proposito, ha dichiarato: «Da quest’anno gran parte della programmazione dei club è stata affidata ai locali stessi, in una collaborazione aperta con la direzione artistica, che si è posta in un ruolo di coordinamento e in qualche caso di proposta. Ci è sembrata la strada migliore da percorrere, perché nessuno come i club e i locali conosce il territorio, i musicisti e il loro pubblico. Il ricchissimo panorama che ne è emerso testimonia la vitalità della scena imprenditoriale, musicale e didattica torinese, che è parte costitutiva del festival».

Molti gruppi della sezione Jazz Cl(h)ub vedranno la partecipazione di artisti internazionali: al folkClub Massimo Faraò andrà in scena con l’ospite Phil Harper alla tromba e al canto; all’Arteficio Alberto Marsico all’organo sarà accompagnato dalla voce di Sonja Priehn; al Neruda il chitarrista torinese Max Gallo condividerà il palco con il sassofonista newyorkese Michael Rosen; in Piazza dei Mestieri il Massimiliano Rolff Trio suonerà con il pianista olandese Joost Swart; all’Educatorio della Provvidenza si esibirà il gruppo di Sharòn Clark e al Combo il quartetto internazionale di Fulvio Albano.

Fulvio Albano – Photo Credit To Toni Laminarca

La ricchezza del programma dei Cl(h)ub sarà testimoniata anche dalla qualità degli omaggi ai grandi protagonisti della storia del jazz: da Combo la cantante Sonia Schiavone, con il suo gruppo, proporrà la rilettura del songbook di Wayne Shorter; a Vanchiglietta il nuovo gruppo del sassofonista Alfredo Ponissi presenterà un tributo a Roland Kirk; Thelonious Monk sarà oggetto di due concerti tematici: quello dello Xnoise Trio all’Osteria Rabezzana e quello del gruppo Barber Mouse all’Educatorio della Provvidenza. Il quintetto di Luigi Bonafede si esibirà invece al Folkclub, con un programma dedicato al compositore e leader McCoy Tyner.

Luigi Bonafede Quintet

Il miglior jazz italiano contemporaneo andrà in scena da Off Topic con il duo O Jana’; ai Bagni Pubblici con il trio Barbiero/Brunod/Gallo; all’Amen Bar con il cameristico Trio Sonata di Tito Mangialajo Rantzer e al Machito, teatro di brucianti improvvisazioni, con il gruppo di Beppe Golisano.

Danilo Gallo/Maurizio Brunod/Massimo Barbiero – Photo Credit To Roberto Cifarelli

Il TJF Cl(h)ub racconterà anche il formidabile proliferare di grandi formazioni che lavorano a Torino: a Comala andrà in scena la Edoardo Pascale Big Band. La CFM Big Band, l’orchestra jazz dei Corsi di Formazione Musicale di Torino, diretta da Claudio Chiara, tornerà al Bunker e la Gianpaolo Petrini Big Band suonerà in Piazza dei Mestieri, promettendo “fuochi d’artificio” con il suo omaggio a Buddy Rich.

Gianpaolo Petrini Big Band – Photo Credit To Stefano Barni

La sede della Jazz School Torino, i Laboratori di Barriera di Via Baltea e il Quartiere Barriera di Milano si trasformeranno per due giorni interi in un presidio jazz stabile all’interno del TJF 2023, mettendo in campo le migliori risorse concertistiche e formative del corpo docente e degli allievi.

Tra seminari e concerti, inoltre, spicca l’esibizione di Monica “Nica” Fabbrini il 28 aprile e quella del gruppo Manouche Legacy il 29.

JAZZ BLITZ

Musica nei luoghi di assistenza, accoglienza e incontro. Confermata la rassegna collaterale dei momenti musicali dedicati agli utenti dei servizi assistenziali e agli ospiti delle strutture. Protagonisti saranno i giovani allievi delle scuole pubbliche e private di jazz, come i Corsi di Formazione musicale della Città e del Conservatorio Giuseppe Verdi, di ArCoTe Jazz e della Jazz School Torino. Saranno loro a tenere i 33 brevi concerti ospitati nelle RSA, nelle strutture per disabili fisici e psichiatrici e nei luoghi di detenzione, come l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti.

Inoltre i giovani musicisti si esibiranno in sedi messe a disposizione dagli sponsor del festival. In particolare, il Gruppo Intesa Sanpaolo ospiterà tre eventi: “Gallerie in Jazz”, con la formazione CFM JAZZ VOCALISTS, il 23 aprile presso le Gallerie d’Italia – Torino, e “Aperitivi in Jazz”, nei pomeriggi del 22 e 29 aprile, presso Area X. Il 27 aprile, invece, l’Impianto di Integrazione e Riserva Politecnico di Iren sarà la sede di “Musica come Energia”, con protagonista il CFM BLUE JAZZ DUO.

JAZZ TALKS

In calendario incontri, conferenze, dibattiti e presentazioni di libri, realizzati in collaborazione con il Circolo dei lettori, Urban Lab, AICS, ARCI e Università di Torino.

JAZZ MEETING VII EDIZIONE, COMBO (24-25 aprile)

Dal 2018 il TJF, attraverso il Jazz Meeting – il Forum piemontese di tutta la filiera del jazz -, continua a favorire il confronto e a dare accoglienza alle reti operanti nel mondo del jazz. È un’iniziativa promossa dal Consorzio Piemonte Jazz, in collaborazione con TJF e Ancos/Confartigianato, che ha l’obiettivo di presentare e sviluppare i network che promuovono il jazz a livello regionale, nazionale e internazionale.

MARCHING BAND

Il 22 e il 30 aprile, in apertura e chiusura del festival, la Marching Band della Jazz School Torino, accompagnata dall’animazione Lindy Hop a cura de “La Bicicleta” ASD, si esibirà nei quartieri e nel centro cittadino, per far rivivere la tradizione delle band itineranti, che ha nella marching band di New Orleans la sua declinazione più brillante e divertente. Il 22 aprile la Marching Band della Jazz School Torino si esibirà quindi al mattino nei mercati, mentre al pomeriggio il percorso si snoderà nelle vie del centro, partendo da Piazza Palazzo di Città per arrivare in Piazza San Carlo, terminando la marcia e animando con il suo trascinante programma le Gallerie d’Italia – Torino. Il 30 aprile sarà invece il Lingotto a trasformarsi nella “casa del jazz”: dal pomeriggio fino a sera, la marching band si esibirà al Lingotto nel foyer dell’Auditorium, nel piazzale lato Nizza, nel Centro Commerciale, nella Pista 500 e alla Pinacoteca Agnelli.

SPECIAL

Tra gli appuntamenti “special” del festival, la prima italiana del film Dallarte (2023, Italia/Svizzera) di Jonny Costantino, con una proiezione in programma martedì 25 aprile al Cinema Massimo. Il documentario indaga facce e riflessi di quel prisma unico che è stato Lucio Dalla, cantante, musicista e poeta. A introdurre il film sarà il giornalista Valerio Corzani. L’omaggio a Dalla proseguirà nella notte del TJF, da Off Topic (jazz club), con il concerto di Costanza Alegiani “Folkways”. Al Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, domenica 30 aprile, alle ore 11, si potrà assistere all’esibizione “I Minotauri”, di Anais Drago (violino, voce ed elettronica), un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. I Minotauri di Anaïs Drago, musicista pluripremiata, rappresentano le nostre solitudini interiori, raccontate attraverso personaggi che appartengono a immaginari diversissimi e apparentemente incompatibili tra loro, ma in ognuno dei quali diventa difficile non immedesimarsi. Inoltre il gruppo creato da Johnny Lapio con Arcote si esibirà in una prova aperta la mattina del 21 aprile al Dams.

Costanza Alegiani “Folkways”

5G JAZZ JAM SESSION

Nella cornice del Torino Jazz Festival 2023, inoltre, sarà realizzata una 5G Jazz Jam Session, quale use case innovativo del progetto 5G “Audiovisual Broadcast Broadband Network”, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), per il quale Rai Way è capofila di un’aggregazione di undici partner, fra cui il Comune di Torino. La città, in collaborazione con la Fondazione per la Cultura Torino e in dialogo con la direzione artistica del TJF, con la regia di Rai Way e il contributo del partner RAI/CRITS, ha lavorato per costruire una live performance di musica, danza e pittura sulle note di un’improvvisazione jazz, eseguita dalla Gianpaolo Petrini Big Band, distribuita in tre location all’interno delle OGR (Sala Fucine, Duomo e Binario 3), collegate tra loro dalla rete 5G. L’esibizione integrerà il reale e il virtuale, con passaggi in un ambiente interattivo realizzato ad hoc nel metaverso, oltre a una performance di VR ART su una tela virtuale, combinando elementi che richiamano la musica, la città e i suoi luoghi di produzione culturale. L’ingresso sarà riservato agli addetti del settore.

BIGLIETTERIA

c/o Urban Lab – Piazza Palazzo di Città, 8/F – da lunedì a sabato, ore 10.30/18.30 – aperta tutti i giorni da sabato 22 a domenica 30 aprile – tel. +39.011.01124777 – tjftickets@comune.torino.it.

INTERNET:
www.torinojazzfestival.itwww.vivaticket.it
Il costo del servizio di acquisto è pari al 12% del prezzo del biglietto, con un minimo di 1 €.
Per i nati a partire dal 2009, biglietti per tutti i concerti a 1 €.
Se ancora disponibili, i biglietti saranno posti in vendita 45 minuti prima dell’inizio dei concerti.

INFO

www.torinojazzfestival.it