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Time To Take Back My Soul</br> Intervista a Tony Pancella
Photo Credit To Maya Hed

Time To Take Back My Soul
Intervista a Tony Pancella

11 giugno 2017

Si intitola “Time To Take Back My Soul” l’ultimo disco di Tony Pancella, uscito nel 2016 per Orange Park Records.

Di Eugenio Mirti

“Time To Take Back My Soul” è un titolo programmatico: qual è il suo significato?
La storia è lunga; otto anni fa durante un tour in Inghilterra incontrai una persona strana, Martin Gray: scrittore e attore, visionario, strano e indecifrabile. Quel tipo di persona che hai la sensazione che capisca tutto senza neanche parlare.
Il giorno dopo, alla mia partenza, Martin si presentò con una poesia incorniciata scritta per me, il cui titolo era proprio “Time To Take Back My Soul”. Dopo otto anni questa poesia mi è tornata alla memoria, ed è successo che tutto quello che era stato scritto nel testo si è realizzato.
Allora ho rintracciato Martin, che non avevo più sentito, e gli chiesi di leggere la poesia per il disco, cosa che lui ha fatto venendomi a trovare in studio.
Il CD presenta una serie di brani, alcuni già pubblicati anche diverso tempo, riletti e riarrangiati; naturalmente ne ho aggiunto altri nuovi, e devo dire che nell’insieme è un lavoro che quasi si è formato da solo.

Come hai scelto i musicisti del trio, Aldo Vigorito al contrabbasso e Pietro Iodice alla batteria?
Come sezione ritmica collaboriamo da quasi vent’anni, ma non avevamo mai registrato intrio. Il disco è stato registrato in un giorno, senza cercare la perfezione: abbiamo preferito realizzare  un disco live, tutti in una stanza senza neanche i pannelli fonoassorbenti tra gli strumenti.

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Claudia Civitarese ha aggiunto alcune voci.
Lei è la mia compagna da quindici anni; ha una bella voce e volevo aggiungere dei colori qui e là;  mi sembrava interessante usare la voce solo come suono, senza parole, semplicemente vocalizzi.

Come lavori alle composizioni?
Cerco da sempre di scrivere dei brani cantabili, con melodie ben disegnate; rappresento la terza generazione musicale della mia famiglia, e credo di aver ereditato questa attitudine da mio nonno e mio papà. Naturalmente la parte armonica poi arricchisce il tutto, ricerco in maniera maniacale armonie eleganti che facciano risaltare le linee melodiche.

Come definiresti il disco con tre aggettivi?
Sincero, profondo; lo penso anche come espressione di gratitudine.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando con un gruppo più internazionale che si chiama A Certain Attitude, con cui ho registrato a gennaio  a Monaco; saremo poi in tour da ottobre. La formazione è composta da me, Gregory Rivkin alla tromba e flicorno, Matthias Gmelin alla batteria e Henning Sieverts al contrabbasso.