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“The Wild Diva”: un omaggio alla guerriera incontaminata Nina Simone. Intervista a Mariangela Bettanini
Photo Credit To Lello Carriere

“The Wild Diva”: un omaggio alla guerriera incontaminata Nina Simone. Intervista a Mariangela Bettanini

20 maggio 2024

Tutto esaurito al Teatro No’hma di Milano per il concerto che Mariangela Bettanini ha dedicato all’insuperabile icona Nina Simone. La storia si trasforma quindi in musica con la vita della “High Priestess of Soul” nel racconto della cantante genovese, accompagnata da Zeno De Marco al pianoforte. «Ho iniziato ad accarezzare questo progetto nel 2018 – ribadisce Mariangela – Allora non stavo bene di salute ma già stavo riconoscendo dentro di me l’archetipo della donna incontaminata. Un modello espresso dettagliatamente dalla dott.ssa Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi, un libro che ha ispirato molte lettrici in tutto il mondo. Quando ascoltavo Nina Simone, la sua voce mi faceva risuonare quella caratteristica. E così nacque il desiderio di esplorare ed esprimere la mia parte “wild“, incontaminata, attraverso le sue canzoni».

E poi come lo hai concretizzato?
Nel 2023 ho iniziato a darmi la possibilità di poter concretizzare questo progetto, grazie a un miglioramento della mia salute. Ho trovato inoltre un pianista di diciassette anni di rara creatività: Zeno De Marco. Giovane, promettente, di talento, studia al Liceo Musicale e Coreutico pianoforte classico ed è attivo, da alcuni anni, nella scena jazzistica genovese. “The Wild Diva” evoca, attraverso le sue canzoni, il percorso di Nina Simone: bambina, amante, moglie, madre e guerriera indomita, capace di risvegliare nei suoi fratelli e sorelle la fierezza dell’essere black. Si tratta proprio di Nina: la diva non contaminata che va dritta all’anima di chi l’ascolta. Spero di farle onore. Io sono già felice e grata di essere arrivata qui!

Come e quando ti sei scoperta cantante e quali sono state le tue principali ispirazioni…
Sono cresciuta in una famiglia che, nell’arco di una giornata, ascoltava i più svariati generi musicali: mia mamma ascoltava le canzoni italiane alla radio in cucina; i miei fratelli, ben più grandi di me, facevano suonare i 45 giri dei Beatles, Bob Dylan, Joan Baez, Luigi Tenco, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, i canti delle mondine, Ornella Vanoni che interpretava le canzoni della “mala”; poi arrivava mio papà con Vivaldi, Beethoven, Chopin, l‘opera, la Callas…! Questa è stata la mia prima educazione musicale. Cresciuta con una colonna sonora assolutamente eclettica, eclettica sono e sarò sempre! Amo il cambiamento e mettermi in gioco. Dai dieci ai quindici anni ho studiato pianoforte classico privatamente, poi ho cominciato a suonare la chitarra a orecchio e a cantare. Avevo bisogno di esprimermi: ero una teenager con molte insicurezze, attratta dalle canzoni di Bob Dylan e Joan Baez e in generale da quel mondo che avevo vissuto di riflesso tramite i miei fratelli che avevano “fatto il ’68.” L’anno dopo avrei cantato e suonato in due “gruppi di base” qui a Genova.

Erano gli anni Settanta anche nella vivace Genova…
Erano gli anni Settanta: tante feste di piazza e nel circuito dell’ARCI… tanta gavetta… Erano gli anni in cui andavi in Piazza De Ferrari e incontravi “tutti”: c’erano vari gruppi a seconda delle tendenze politiche o di impegno culturale… E l’arte e la cultura erano cose importanti. Decisi di fare la cantante, ispirata da Mina, Joni Mitchell, Billie Holiday, Janis Joplin. Iniziò il mio viaggio: la tournée con Ombretta Colli, con la regia di Giorgio Gaber, la musica pop con la mia band, poi il soul e il rhythm’n’blues. Cantavo cover dei Simply Red, Eurythmics, Tina Turner, Al Jarreau, Sting. Per vivere ho fatto la corista on stage e negli studi di registrazione, e ho anche prestato la voce, a volte. Poi è arrivato il piano bar nella French Riviera negli anni Novanta. Non mi chiedevo più di tanto. Vincevo così la timidezza e il senso di inadeguatezza. Mi dicevano che quando salivo sul palco mi trasformavo, che “pareva un miracolo!”.

Sperimentavi anche vocalmente?
Il desiderio l’ho sempre avuto e coltivato sin da ragazzina. Ho frequentato alcuni workshop di Julie Tippetts, del Roy Hart Theatre e ammiravo molto Demetrio Stratos. Mentre vivevo a Cannes, tradussi un libro di un insegnante francese pioniere dell’uso della voce e iniziai a frequentare le sue lezioni a Parigi. Con lui accadde la mia prima trasformazione vocale. Sviluppai una tecnica che mi permetteva di cantare per quattro ore Tina Turner, Celine Dion, Mariah Carey, Whitney Houston, Stevie Wonder, Aretha Franklin, senza stancarmi. Poi arrivò la malattia: artrite reumatoide con dolori devastanti. Tralascio i particolari, ma questa rimane una delle grandi lezioni spirituali ed esistenziali della mia vita. Tornai a casa a Genova. Nel 2000 morirono i miei genitori e altre cinque persone a me molto care, tra cui il mio insegnante di canto. Quando vivi esperienze del genere, impari a riconoscere le tue vere priorità. E per me fu la ricerca interiore.

E il jazz invece come è arrivato nella tua vita?
Divenni discepola di Osho e lì accadde la mia seconda trasformazione vocale, che mi portò poi al jazz. Abbracciai il percorso di decondizionamento che Osho ha lasciato. Mi risuonò moltissimo il mio nome “Ma Atmo Prayan” che vuol dire “il viaggio più profondo”. In quell’ambito, frequentai un training sull’uso della voce, un percorso trasformativo che ti permette di riconoscere le tue più profonde realtà e di dar loro voce. Iniziai a riconoscere quindi anche il mio talento musicale. La mia voce, ora, aveva più consistenza, perché conteneva ciò che avevo represso e che finalmente avevo integrato. In quel periodo iniziai a studiare jazz. Nel jazz è fondamentale l’interplay, cantare nel “qui e ora”. Praticavo e pratico meditazione, per cui mi sembrò bellissimo interagire coi musicisti da quello spazio. E poiché non ci si improvvisa jazz singer anche se canti da trent’anni, partii per New York, per ascoltare e imparare. Ottenni il “Visa per capacità straordinarie”, che mi permise di lavorare come jazz singer e di registrare un CD con jazzisti americani, il “Jazzin’ Genova”, tributo alla Scuola Genovese. Ancora oggi canto jazz per mio puro piacere. Il jazz è amore sconfinato per la musica, per la tradizione e per la sperimentazione.

Che differenze ci sono adesso rispetto a quando hai iniziato?
Negli anni Settanta ci si incontrava in piazza e si suonava nelle cantine. Non c’erano cellulari ma gettoni del telefono. Eravamo più liberi, anche di sbagliare e di sperimentare. E in giro c’era della musica fantastica! E tanta creatività in tutte le arti. La cultura era una cosa seria. Quando salivi su un palco, avevi già fatto la tua gavetta, imparato decine e decine di canzoni, le avevi provate coi musicisti che spesso erano anche tuoi amici. Dovevi tirarti giù le parole dei testi in inglese dai vinili oppure dalle musicassette. Non c’erano le comodità di oggi, per cui ti davi da fare! Sono tempi andati. Mi considero molto fortunata di aver potuto vivere la mia gioventù in quella fascia temporale. Oggi i teenagers non so francamente che ispirazioni possano ricevere: cioè, le ricevono di sicuro, ma sono piuttosto scettica sulla loro qualità culturale, intellettuale e artistica. In giro c’è più spazzatura di una volta, secondo me.

Hai una propensione alla spiritualità: questo tuo interesse come amplifica il tuo sentire verso la musica?
La mia musica è il medium della mia anima. A seconda del periodo in cui mi trovo, emerge la propensione verso un genere musicale… oppure me lo invento! Dopo il jazz, composi per voce e pianoforte delle canzoni sulle poesie di Rumi, il mistico Sufi, poeta dell’Amore. Ero stata iniziata dai Sufi di Konya, in Turchia, dove ho abitato per circa due anni. Questo rimane, per me, il lavoro discografico che più mi rappresenta. La mia ricerca mi ha portata a frequentare training e workshop che hanno affinato alcune mie capacità intuitive e di percezione, che metto a disposizione di chi vuole conoscersi attraverso l’uso della sua voce, l’espressione delle proprie emozioni, la scoperta delle proprie qualità più profonde… e tanto altro! La voce, il suo colore, il suo avere o non avere certe frequenze dice molto di una persona.

Nel calendario in via di definizione, la prossima data certa dello spettacolo “The Wild Diva” è prevista per il 6 luglio al festival Donne in•Canto a Castellanza (VA).

Intervista a cura di Vittorio Pio

INFO

www.prayan.it

 

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