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Tener-a-mente 2018
Intervista a Viola Costa

Tener-a-mente 2018</br>Intervista a Viola Costa

15 giugno 2018

Tra i festival più belli d’Italia si può tranquillamente includere Tener-a-mente, la kermesse che si tiene al Vittoriale nel meraviglioso parco della villa di Gabriele D’Annunzio. L’edizione 2018 inizierà il 23 giugno con il concerto di Jeff Beck, e vedrà tra gli altri esibirsi Pat Metheny, Steve Hackett, Marcus Miller e Norah Jones. Abbiamo intervistato Viola Costa, direttrice artistica.

Di Eugenio Mirti

Una piccola descrizione del festival.
Esiste dal 1952 ma la nostra direzione ha cambiato la proposta artistica; una volta era sostanzialmente un festival di prosa, adesso invece si occupa anche di musica e danza; questa è l’ottava edizione a cui lavoriamo noi. Il Festival si svolge nella casa di Gabriele D’annunzio, al Vittoriale, che nel 2012 ha vinto il titolo di parco più bello d’Italia; è una casa museo tra le più visitate del nostro paese, si trova in una posizione meravigliosa ed è l’emblema del genio creativo di D’Annunzio. In particolare è importante l’anfiteatro ispirato a Pompei realizzato dall’architetto Maroni e ricostruito su quel modello. Nonostante sia relativamente piccolo, ha una capienza di 1500 posti, è molto raccolto e gli artisti lo considerano un piccolo gioiello. Abbiamo cercato di recuperare lo spirito di D’annunzio che era un uomo moderno, ospitando arti contemporanee e sperimentali: la modernità dei linguaggi con l’eccellenza degli artisti.

Avete una percentuale di biglietti venduti del cento per cento.
Devo dire che i finanziamenti pubblici sono una quota microscopica del nostro budget, quindi il cartellone è particolarmente importante per il sostegno economico del festival; in effetti lo scorso anno la percentuale è stata quella, ed è un ottimo risultato, che segna una crescita costante: nel 2010 la media era di 400 persone a sera.

Chi si occupa del festival?
Siamo in due, anche se nessuno ci crede; io e Rita, mia sorella; io mi occupo di direzione artistica e generale e lei della parte di marketing, sponsor e comunicazione.

Come scegli gli artisti?
Il mio avvicinamento al jazz è stato particolare, la mia origine è teatrale, e quella ancora più lontana filosofica, ed è quindi legata alla parola. Un incontro di quasi venti anni fa con alcuni musicisti jazz, che lavoravano con la musica improvvisata, mi illuminò. C’è un tipo di linguaggio musicale che è capace di produrre un senso molto forte, soprattutto nei live, dettato dall’urgenza reale del musicista di esprimersi. Alla fine questa qualità mi ha fatto innamorare della musica improvvisata. La scelta va su artisti che devono avere qualcosa da dire, l’intrattenimento puro si cerca di evitarlo.

Quest’anno è l’anno dei grandi chitarristi.
In effetti… siamo legati a Pat Metheny che è già venuto quattro volte con progetti diversi; il suo suono è particolarissimo, mentre Jeff Beck è sempre stato il mio sogno. Entrambi hanno una grande cura del suono, inconfondibile.

Qual è il tuo sogno?
Più di uno; riuscire a fideizzare il pubblico; riuscire ad avere sostegno economico di pubblico e privato per realizzare una proposta artistica più coraggiosa; gli spazi ci sono, abbiamo scenari incredibili, ma il vero problema è che essendo geograficamente difficili da raggiungere non abbiamo mai il pubblico dei turisti; abbiamo il pubblico fedele all’artista, ma non al festival. Credo che il nostro lavoro dovrebbe avere una funzione culturale di promozione del talento che si può fare avendo risorse e pubblico fideizzato. Artisticamente mi piacerebbe invitare Nick Cave… si vedrà.