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Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2023

Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2023

28 giugno 2023

Dal 30 giugno al 9 luglio il Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2023, con la nuova direzione artistica di Stefan Festini Cucco, Max von Pretz e Roberto Tubaro, presenta un programma ricco e variegato di concerti che esprimeranno tutta la forza inarrestabile del jazz, con proposte eterodosse e sonorità innovative e stilisticamente originali.

Centro nevralgico del festival sarà anche quest’anno il Parco dei Cappuccini di Bolzano. Oltre a questo palco principale, se ne aggiungono inoltre più di trenta sparsi su tutto il territorio provinciale. Il programma musicale include giovani band, nonché musiciste e musicisti sperimentali della scena jazz europea. Un jazz che integra elementi pop, rock, punk, hip-hop, noise e folk, il modernismo del XX secolo e anche altri stili di composizione contemporanea. Il Jazzfestival Alto Adige rappresenta così una straordinaria avventura musicale, e lo fa anche attraverso l’immagine di quest’anno del festival, un’isola volante, alimentata dalla musica, che permette, tra le nuvole, di scoprire nuovi suoni, in un mix di paesaggi surreali.

Nel 2023 il festival esplorerà le principali città europee, che ospitano importanti centri del jazz. Ad Amsterdam, per esempio, il Conservatorio funge da “incubatore” per i giovani musicisti ed è proprio qui, che l’ex Artist in Residence Reinier Baas insegna chitarra. Qui ha origine anche il quintetto della batterista coreana Sun-Mi Hong, che combina composizioni originali con escursioni in spazi inesplorati della musica improvvisata. Anche il danese Teis Semey appartiene alla generazione che sta plasmando il suono dell’Amsterdam odierna. Con il suo gruppo, mescola punk, free jazz e musica folk scandinava, in un cocktail di jazz tagliente, ballabile e allo stesso tempo lirico e contemplativo.

Sun-Mi Hong – Photo Credit To G. Pichler

Nel melting pot culturale di Berlino, il trio Bobby Rausch evoca la notte urbana a cavallo tra jazz e hip-hop e si rivolge a tutti quelli che non amano i compromessi. Con la libertà dell’improvvisazione e la fusione di strumenti acustici ed elettronici, la giovane band berlinese Sinularia crea una sorta di musica beat del terzo millennio. La pianista e cantante Kid Be Kid invece, attraverso il suo virtuosismo giocoso, dissolve le classiche distinzioni dei generi musicali, creando un mix tra piano jazz, groove funky R&B, suoni synth da club, pattern elettronici e la sua espressiva voce soul.

Kid Be Kid – Photo Credit To G. Pichler

Presente anche la scena musicale eccentrica e innovativa dei club francesi. Il trio del fisarmonicista Noé Clerc combina folk armeno, jazz contemporaneo sperimentale e il modernismo classico del primo Novecento. Il gruppo La Litanie des Cimes invece, crea una musica che potrebbe fungere da colonna sonora di un film apocalittico. Il gruppo suonerà immerso in uno scenario alpino nei pressi del Poschhausstolln della miniera della Val Ridanna. Il trio punk-jazz Nout, composto da batteria, arpa e flauto, trascende allegramente tutte le barriere possibili e immaginabili; il chitarrista Antoine Boyer, pluripremiato nel mondo della classica e nel gipsy jazz, si esibirà con la virtuosa coreana dell’armonica Yeore Kim, presso la distilleria Roner di Termeno.

Nout – Photo Credit To Silvia Giovanelli

Tra gli artisti presenti alla 41a edizione del festival c’è anche Juan Saiz, flautista e sassofonista nato a Santander, che si orienta verso le correnti avanguardistiche, l’impressionismo musicale e la libera improvvisazione. A rappresentare il Nordeuropa invece, sarà il gruppo Acoustic Unity, del batterista norvegese Gard Nilssen. Il trio della pianista Joanna Duda proviene dalla Polonia, intreccia suoni ambient e minimal, un pizzico di barocco e un po’ di romanticismo, suoni naturali e suoni artificiali; il tutto per creare una musica densa e molto sferica. Il gruppo Lav Sol, con sede a Trondheim in Norvegia, unisce invece musica elettronica, hip-hop e rock, e mette in dialogo musica dal vivo e partiture grafiche che raffigurano strutture armoniche.

Gard Nilssen Acoustic Unity – Photo Credit To Silvia Giovanelli

I concerti notturni al locale Sudwerk di Bolzano, come conclusione “offbeat” del programma diurno, spingono i confini del jazz contemporaneo verso l’ignoto. I sette concerti notturni avranno inizio con un concerto del batterista bretone Sébastien Brun, che nel suo progetto solo “Ar Ker” si muove tra una sorta di sciamanesimo e la musica elettronica. Il trio italiano “t” sperimenta con dei robot creati da loro stessi e si interroga sulla percezione del tempo, mentre la band viennese Kry propone nuovi spazi d’ascolto. Il trio Edi Nulz si cimenta in un “rognoso jazz punk da camera”, e il gruppo belga Don Kapot presenterà una jazz suite frutto di un intenso lavoro di improvvisazione, insieme al pianista Fulco Otterwanger. Il trio guidato dal pianista estone Kirke Karja si ispirerà al cinema horror risalente all’epoca del cinema muto e ai rottami meccanici.

Sébastien Brun – Photo Credit to Rosario Multari

Il bassista austriaco Lukas Kanzelbinder sarà ospite del Sudwerk con due progetti esclusivi: il primo consiste in un nuovo gruppo con la batterista Sun-Mi Hong e la clarinettista iraniana Mona Riahi, mentre il secondo in una performance in cui la musica viene trasformata in un’esperienza fisica che va oltre l’udito. Kranzelbinder, insieme alla flautista Delphine Joussein, il sassofonista Johannes Schleiermacher e il batterista Julian Sartorius, suonerà ininterrottamente per cinque ore. Il pubblico potrà godere di questa performance ballando, ascoltando o rilassandosi, e per non disturbare questa specie di rituale jazzistico sarà possibile accedere solo ad orari prestabiliti.

Kranzelbinder/Hong/Riahi – Photo Credit to Rosario Multari

Nuove sonorità, guardando lontano: tanti concerti si svolgono in luoghi che non sono i classici spazi per concerti. Ad esempio, i musicisti austriaci Siegmar Brecher (clarinetto), Lorenz Raab (tromba) e Valentin Schuster (batteria) accompagneranno un’escursione jazz, che dal rifugio Gardenacia a Selva di Val Gardena porta alla Cappella di S. Silvestro in Vallunga. In più di una località, il trio italiano Fat Honey propone una fusione tra il poetry slam ribelle dell’hip-hop, brani funk e jazz. La formazione anglo-coreana Duo in:? suonerà invece in un bunker scavato nella montagna. In un concerto solo, la violoncellista guatemalteca Mabe Fratti presenterà composizioni originali sperimentali nel giardino del Parkhotel Holzner di Soprabolzano, mentre la giovane band tedesca Stax si esibirà al lago Trejer di Speikboden.

Brecher/Raab/Schuster – Photo Credit To G. Pichler

Improvvisare anziché marciare: al motto di “Fortjazz”, Dan Kinzelman (sassofono), Glauco Benedetti (tuba) e Filippo Vignato (tuba) conducono il pubblico attraverso i corridoi, le volte e le casematte del Forte di Fortezza. Un “labirinto di pietra” si trasforma così in un palcoscenico per concerti di jazz contemporaneo, in contrapposizione alla rigida musica militare che vi risuonava un tempo.

(testo a cura di Rosario Moreno)

INFO

www.suedtiroljazzfestival.com