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“Sparks”: un inno alla rinascita e alla vita. Intervista a Pasquale Stafano
Photo Credit To Domenico Iannantuono

“Sparks”: un inno alla rinascita e alla vita. Intervista a Pasquale Stafano

23 maggio 2023

Abbiamo intervistato il pianista e compositore pugliese Pasquale Stafano, che ci ha raccontato il suo ultimo album “Sparks”, edito dalla storica etichetta Enja e realizzato in trio con Giorgio Vendola al contrabbasso e Saverio Gerardi alla batteria, un disco nato in piena pandemia, che fa emergere i lati più intimi e profondi dell’artista e che rappresenta un inno alla rinascita e alla vita.

Ciao Pasquale e benvenuto su Jazzit! Partiamo con il raccontare la tua storia: come nasce la tua passione per la musica e quando hai deciso di intraprendere la carriera del musicista? E come si è evoluta poi nel tempo la tua professione?
Ciao Arianna e a tutti i lettori di Jazzit! La mia storia di musicista inizia quando avevo quasi otto anni e i miei genitori mi regalarono un pianoforte, uno strumento bellissimo e affascinante che non vedevo l’ora di suonare. Dopo alcuni anni sono entrato in Conservatorio per studiare pianoforte classico. Mi sono avvicinato al jazz dopo essere stato letteralmente folgorato dall’ascolto di un vinile di Chick Corea, intitolato “Eye Of The Beholder”. Da quel momento ho intensificato lo studio, portando a termine il percorso accademico sia classico che jazz, con il conseguimento dei rispettivi diplomi. Il mio sogno da bambino era quello di girare il mondo facendo concerti e suonando la mia musica e devo dire che, a volte, i sogni si realizzano, per fortuna! Ora posso confermare che i sacrifici che ho fatto da bambino mi stanno ripagando alla grande!

Photo Credit To Domenico Iannantuono

Parliamo invece ora del tuo ultimo album “Sparks”: quando e come è nata l’idea di questo progetto discografico? E perché la scelta di questo titolo?
“Sparks” è un album totalmente diverso dai precedenti sei che ho inciso da leader. L’idea di registrare un disco in trio l’ho sempre avuta, ho scritto per anni brani di cui non ero mai soddisfatto, e ho sempre rimandato la registrazione, poiché ero totalmente preso dal progetto con il mio amico fraterno bandoneonista Gianni Iorio, e per via dei tanti concerti, non avevo mai tempo da dedicare ad altro, ma poi è arrivato il periodo della pandemia e paradossalmente è stato proprio questo uno dei momenti più prolifici, da compositore, della mia carriera. Ho scritto tanta musica che finalmente mi piaceva e così mi sono convinto che potesse diventare parte di un futuro album in trio. Verso ottobre 2020 ho deciso di incidere i brani in un nuovo disco, che ho poi registrato a gennaio 2021. Un album che ho voluto fortemente, per far venir fuori un’altra parte di me, forse nascosta nei precedenti lavori. Ho scelto di chiamarlo “Sparks” come il brano che apre il disco, quasi una suite con vari momenti in cui i tre strumenti si rincorrono come le scintille dei fuochi pirotecnici di cui da bambino ero appassionato. “Sparks” è un inno alla rinascita e alla vita dopo la pandemia.

Presentaci i compagni di viaggio di questa tua ultima avventura musicale. Come li hai scelti?
In questo nuovo progetto con me ci sono due grandi musicisti: Giorgio Vendola al contrabbasso e Saverio Gerardi alla batteria. La cosa curiosa è che, quando ho finito di scrivere i brani, ascoltandoli al pc con il programma di notazione musicale, mi sembravano belli e funzionali, ma poi quando ho iniziato a studiarli al piano, mi sono accorto di quanto fossero difficili. Avevo bisogno di musicisti che leggessero perfettamente e velocemente la musica e che avessero dimestichezza con i tempi dispari. Posso dire che la scelta che ho fatto è stata la migliore possibile. Il lavoro che è stato realizzato nelle prove è stato grandioso e non finirò mai di ringraziare Giorgio e Saverio per la pazienza e la grande disponibilità, unite alla professionalità. Mentre le parti di contrabbasso le ho ovviamente scritte tutte, quelle di batteria sono nate durante le prove e devo dire che Saverio è stato davvero straordinario nel costruire un drumming pazzesco, che mi piace moltissimo! Sin dalle prime prove si è creato un feeling eccezionale fra di noi ed è stato bello condividere le nostre idee musicali. La mia idea di “Sparks” è infatti associata all’esibizione di tre solisti e non al basso e alla batteria che mi accompagnano, e credo che questo pensiero venga fuori ascoltando l’album.

Il disco è stato pubblicato dalla storica etichetta “Enja”, con cui hai realizzato anche altri due album: ci parli del rapporto che si è creato con il suo fondatore Matthias Winckelmann e di cosa differenzia questo tuo nuovo progetto dai precedenti?
La prima volta che ho conosciuto Matthias è stato nel 2015 quando io e Gianni Iorio decidemmo di inviargli “Nocturno”, un disco dedicato alla musica di Astor Piazzolla e a tanghi tradizionali totalmente arrangiati da noi. Matthias non ci conosceva, ma rimase letteralmente folgorato dal nostro suono e, sebbene questo album si differenzi da quelli del suo prestigioso catalogo, decise comunque di pubblicarlo. Subito dopo ci chiese di scrivere brani originali e così è nato “Mediterranean Tales”. Ricordo le telefonate che mi faceva solo per dirmi quante volte avesse ascoltato questo album, mi diceva «più lo ascolto, più mi piace come suonate, siete incredibili!», poi l’album in trio è stato per me la ciliegina sulla torta. Devo dire che per me è stata come una prova del nove. Sapevo che si trattasse di una musica particolare, molto diversa, quasi in controtendenza rispetto al jazz dei nostri giorni, ero convinto che potesse funzionare, ma allo stesso tempo ero un po’ timoroso del suo giudizio, ma lui, da grande ascoltatore e profondo conoscitore di jazz, mi disse che era un capolavoro! Il timore prima dell’invio si è trasformato così in soddisfazione immensa! “Sparks” è la sintesi del mio personale concetto di jazz contemporaneo, in cui ho cercato di far emergere tutte le parti di me, la struttura dei brani, molta musica scritta, proprio come nella classica, l’improvvisazione e la melodia ben definita sempre al centro, cercando di suscitare emozioni e curiosità negli ascoltatori. Sono molto felice delle numerose e lusinghiere recensioni ricevute da periodici specializzati di tutto il mondo, che hanno speso parole davvero importanti per questo mio lavoro discografico.

Hai registrato il disco presso l’Artesuono Recording Studio di Stefano Amerio: ci racconti che tipo di esperienza è stata?
Ho registrato da Stefano altri due album, “D’impulso” e “Mediterranean Tales”, prima di “Sparks” ed è sempre stata un’esperienza entusiasmante e gratificante. Il gran coda Fazioli, la professionalità, la competenza, l’attenzione ai piccoli dettagli, la velocità e la calma di Stefano, unite al gran suono, profondo e pulito, ci ha spinto ancora una volta a percorrere tantissimi chilometri, allora, in tempi di pandemia, addirittura con le certificazioni per gli spostamenti alla mano. Il pluripremiato Stefano Amerio è sicuramente un valore aggiunto alla mia musica.

Da cosa trai ispirazione per ideare e scrivere la tua musica?
Dalla vita quotidiana. Per esempio mi vengono in mente alcune mie composizioni, tipo Landscapes, il cui tema è nato quando viaggiavo in treno e guardavo fuori dal finestrino, assorto nei miei pensieri, ammirando i paesaggi mediterranei cangianti. Three days snow è un brano ispirato ai ricordi di una nevicata incredibile in Puglia: si sa che la neve è un evento eccezionale, soprattutto per noi pugliesi che non siamo abituati, uno spettacolo incredibile che ci fa tornare bambini. Night Market è un brano che nasce visitando un mercato notturno in Thailandia e ne potrei raccontare tanti altri. Ogni brano deve narrare una storia interessante e deve emozionare, io cerco sempre di trasferire, attraverso la musica, le mie emozioni agli ascoltatori. Spesso, alla fine di un concerto, mi succede che si avvicinino delle persone del pubblico con le lacrime agli occhi e mi dicano di aver pianto ascoltando alcuni miei brani. È il potere della musica, che può essere proposta a popoli con lingue e culture diverse e può suscitare le stesse identiche emozioni.

E come definiresti la tua musica dal punto di vista tecnico, stilistico ed espressivo? Quali tipi di generi e influenze l’hanno caratterizzata nel tempo?
La mia musica, se parliamo di “Sparks”, è un jazz contemporaneo, influenzato da molti generi che amo e che fanno parte del mio background di musicista, come la musica classica, il rock, la world music e perché no anche il pop. Le nuove composizioni sono sempre il riflesso del momento storico che un compositore sta vivendo, del proprio stato d’animo, delle emozioni e anche degli ascolti di altra musica: per esempio nel periodo in cui realizzavo “Sparks” ascoltavo molto Prokofiev, Scriabin, Hiromi, Avishai Cohen, Esbjörn Svensson, che probabilmente, a piccole dosi e inconsciamente, hanno influenzato la mia musica. A proposito di Esbjörn Svensson, pianista e compositore che amo da sempre, Il Manifesto, nella sua recensione di “Sparks”, ha scritto che il compianto Esbjörn me lo avrebbe invidiato molto, mi sarebbe davvero piaciuto conoscerlo e regalarglielo!

Tu segui tutto l’iter del tuo lavoro, dalla creazione artistica fino alla gestione e promozione della tua attività musicale, e oltretutto organizzi anche un festival jazz a Stornarella (FG), la tua città natale. Come riesci a coniugare e a gestire tutti questi aspetti?
Sin da bambino ho sempre fatto molte cose contemporaneamente: liceo, poi università, conservatorio, allenamenti di calcio e relative partite la domenica, dirigevo anche un coro cittadino. Tutto ciò non ha fatto che migliorare le mie esperienze e competenze e mi ha portato quasi in modo naturale a gestire tutta la mia professione. Ho studiato molto, e continuo a farlo: tutti gli aspetti della promozione, realizzazione e aggiornamento del sito web, nonché post e advertising su Facebook e Instagram, sono argomenti che mi appassionano e contribuiscono ad accrescere le mie conoscenze, rendendomi un artista sempre più completo.

Ti aspetta ora un periodo molto intenso di lavoro, che inizierà con un concerto al Piano City Milano il 21 maggio, e poi proseguirà con uno straordinario tour in Sud Corea.
Sono molto felice di essere stato invitato al Piano City Milano e non vedo l’ora di presentare il mio concerto in piano solo. È una rassegna originale e prestigiosa e far parte del programma 2023 mi inorgoglisce e mi stimola molto. Il giorno dopo partirò per un tour in Corea del Sud, un Paese affascinante che mi fa sempre sentire come a casa mia, sin dalla prima volta in cui ci sono andato, nel 2013! Ho tanti amici e fan che mi stanno scrivendo sui social e che non vedono l’ora di ascoltare il mio nuovo lavoro “Sparks” dal vivo; in realtà il più impaziente ed emozionato sono proprio io, e cercherò, come sempre, di godermi ogni istante di questa splendida esperienza!

E dopo il tour che progetti hai?
Dopo il tour in Corea terrò altri concerti in Italia e in Europa, e poi ci sarà un tour impegnativo in Cina agli inizi di ottobre, spero davvero di fare sempre più concerti: il palco, il pubblico, l’emozione del live non li scambierei con nessun’altra cosa al mondo. Poi comunque voglio ritagliarmi del tempo da dedicare alla scrittura, sento il bisogno di comporre nuova musica, ma gli impegni ravvicinati spesso non me lo consentono. Ringrazio la redazione di Jazzit e Arianna Guerin per questa intervista, un saluto a tutti i lettori e spero di aver suscitato in voi curiosità sulla mia musica!

(intervista a cura di Rosario Moreno)

INFO

www.pasqualestafano.it

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