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Soriansky meets…
Enrico Pieranunzi
Di Paolo Soriani

Soriansky meets… <br /> Enrico Pieranunzi<br />Di Paolo Soriani

25 settembre 2017

Soriansky meets… JazzIt Fest #5 – Feltre 2017

Un angolo con delle tende di velluto nero, un divano Chesterfield trovato all’ingresso di Palazzo Guarnieri; il tempo di sistemare le luci, decidere insieme a Simona (Scalas) come organizzare il set, e il progetto Soriansky Meets è pronto per incontrare gli artisti presenti alla quinta edizione del JazzIt Fest. Quest’anno abbiamo percorso più di 500Km, ma Feltre è un gioiello, luogo perfetto per creare un polo creativo e di aggregazione per decine e decine di artisti e di operatori del settore.
Non abbiamo programmi, niente di predefinito. La sfida, come sempre, è di riuscire a costruire un momento di intimità, un gioco dove chi è fotografato diventi parte attiva e propositiva e offra una immagine inedita e al contempo non convenzionale. Il tempo è tiranno, non è facile in più o meno mezz’ora riuscire a “scardinare”  l’apparenza precostituita che tutti abbiamo di noi stessi. Poi  ovviamente trovi chi è un attore nato, o ha una faccia che tanto basta, ma alla fine dei tre giorni tutti mi hanno dato qualcosa, e forse qualcosa hanno ricevuto. Qualcuno si scoprirà in una prospettiva inusuale, altri si com-piaceranno o si dis-piaceranno.
Ma nessuno troverà queste immagini statiche o inespressive. Perché nello sguardo, nella postura, ognuno di loro, per un momento, ha lasciato cadere il velo del pudore e si è mostrato.
Grazie dunque a chi è venuto e ha lasciato un segno del suo passaggio. Questo è stato Soriansky Meets JazzIt Fest.

Ringrazio Luciano per la disponibilità, Fiammetta per avermi seguito e supportato, Simona, Annapaola e Paolo per essere stati i miei angeli custodi. E tutti coloro che ho incontrato.

Di Paolo Soriani

Conobbi Enrico Pieranunzi molti anni fa. Era al Saint Louis di via del Cardello a Roma, un enorme antro buio, ex magazzino di un palazzo del ‘500. Mi innamorai subito del suo tocco, ma essendo un piano solo mi guardai bene dal fotografarlo. Poi lo ascoltai ancora diverse volte prima di avere l’ardire di scattare durante un suo concerto. Fu alla Palma, altro jazz club scomparso, ora Monk. Il club era anche un cocktail bar, e usava servire ai tavoli in fondo alla sala anche durante i concerti. Il vocio e il tintinnare di forchette e bicchieri infastidivano non poco Pieranunzi, il quale, al terzo bicchiere infranto, si alzò dal piano, salutò e scomparve, nel gelo della sala. Qualche tempo dopo ricevetti una sua chiamata. Aveva visto le mie foto (non c’erano né Facebook né internet) e voleva sapere se ero interessato a fargli un servizio per delle imminenti uscite discografiche. Trascorremmo due giorni tra il mio studio e la sua abitazione a San Giovanni, e scoprii una persona adorabilmente cortese e con un grande senso dell’ironia. Come tutti i grandi artisti mi mise a mio agio, con una pazienza e una disponibilità rare. Lo costrinsi a posare anche davanti al mio banco ottico, con tempi oggi impensabili, per realizzare 5 lastre. Ci siamo ritrovati di nuovo a Feltre dopo più di dieci anni dall’ultimo shooting. Non è cambiato…

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