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Somewhere: l’intervista a Enrico Merlin

Somewhere: l’intervista a Enrico Merlin

20 gennaio 2020

I lettori di Jazzit ben conoscono Enrico Merlin, che da tempo collabora con la nostra rivista: musicista, storico, scrittore, è un personaggio poliedrico dai mille talenti. L’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Nota: La chiacchierata con Enrico è durata oltre un’ora e io mi sono ritrovato l’infelice compito di ridurla a una breve intervista per il web: me ne dolgo e mi scuso con Enrico e con i lettori; mi riprometto di organizzare un podcast perché Enrico è persona curiosa che ama divagare raccontando mille cose, sempre interessanti! (EM)

Perché hai scritto il libro “1000 dischi per un secolo”, straordinario viaggio nella storia della discografia?
L’idea nasce dalla predisposizione ad aprire i miei interessi, alla mia indole che mi porta ad approfondire le cose che mi colpiscono. Del resto il tempo passa, si cambia, e in questo modus operandi mi sento diverso dai miei colleghi: più vado avanti e più divento curioso. Il pretesto iniziale è stato quello di prendere mille dischi, che spaziano dalla Tosca di Puccini fino alle variazioni Goldberg, dal tropicalismo fino Ravi Shankar, per raccontare un viaggio musicale senza porsi limiti.

A giugno 2020 hai caricato su Bancamp “Somewhere“, un disco live in solo organizzato su tre suite che sono paradigmatiche del tuo rapporto con la musica. Essere versatili è un privilegio o una condanna?
Essere così versatile crea un grosso problema: a volte mi hanno detto “sei interessante perché sei inafferrabile”, ma questo in effetti non mi ha aiutato nella mia carriera. Probabilmente spavento perché non riesco ad essere “incasellato”. Ma sono fortemente convinto che la curiosità sia fondamentale per un artista.

Ho cominciato le mie esplorazioni tanti anni fa perché dal 1985 al 2000 lavorai  in un negozio di dischi di Trento. Grazie alla mia curiosità avevamo una sezione molto ampia di jazz, world music, folk, musica classica (compresa la contemporanea) e una bella sezione di metal e avanguardie industrial. La mia università è stata quindi il negozio di dischi che mi ha permesso di soddisfare le mie curiosità. C’era lo spazio di ascolto, una selezione di amplificatori a valvole, e il venerdì e il sabato si ascoltavano i dischi: era un po’ il nostro Facebook dell’epoca!

La tua definizione di jazz?
È come un fiume: si alimenta di tutti gli affluenti che arrivano dalla montagna, dai laghetti, scende verso valle e si ingrossa sempre di più. La permeabilità è la caratteristica principale del jazz.

L’Europa in questo momento è la “New Orleans” del nuovo secolo, con un grandissimo “mix” di cittadini di culture diverse. Cosa succederà in futuro?
Sono molto attento a questi fenomeni, anche perché ll’Europa ha segnato una grande evoluzione del jazz: determinate cose sono accadute in maniera evidente, basta pensare all’ECM, per esempio.

Ovviamente si pone il problema se quello europeo sia davvero jazz: ma è un una questione di definizioni che spesso creano contrasti, sono cornici e recinti inutili. Già da ragazzo mi chiedevo “perché non posso ascoltare Jimi Hendrix e i Television senza dover bisticciare con i puristi”? L’altro giorno ascoltavo i Sex Pistols, per esempio, e queste cornici che si creano sono inutili e deleterie.

Anche nello scrivere di musica bisogna essere attenti, stiamo parlando a persone che magari leggono di jazz per la prima volta e cercare sempre l’aggettivo, la definizione precisa, può essere controproducente.

Il lockdown ha colpito soprattutto i performer; tu hai mille progetti, quali saranno i primi che promuoverai quando ne avremo l’opportunità?
Le mie conferenze sulla storia della musica (che ho chiamato sul web “merlinate“) sono sicuramente interessanti (integrano con un media diverso le quasi mille pagine del libro dei dischi del secolo!).

Amo raccontare la musica e spiegarla, descriverla come il fiume di cui parlavo prima. Poi ci sono i miei progetti in solo (vedi appunto “Somewhere”).

Improvvisare è raccontare la vita: un improvvisatore ha l’obbligo morale di essere iper permeabile e con la sua cifra stilistica raccontare la storia dal suo punto di vista. Per me il piacere sta nel lasciare fluire la musica attraverso di me.

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Link utili

Per acquistare i libri e i dischi direttamente da Enrico Merlin e per seguire le sue attività:
www.enricomerlin.org
https://www.facebook.com/enrico.merlin/

Tutte le #merlinate in questa playlist:
https://www.facebook.com/watch/enricomerlinmusic/206739293888848/

I due canali youtube:
https://www.youtube.com/c/Enricomerlin1000dischiperunsecolo
https://www.youtube.com/user/ilmaggiorefatale/videos

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