Ultime News
Some Place Called where<br/>Intervista a Marilena Paradisi

Some Place Called where
Intervista a Marilena Paradisi

30 novembre 2018

Il 23 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma saranno in scena Marilena Paradisi e Kirk Lightsey, che già avevano collaborato per la realizzazione dell’album Some Place Called Where. Abbiamo intervistato la cantante.

Di Eugenio Mirti

A gennaio di nuovo in concerto con Kirk Lightsey: registrerete anche un nuovo lavoro?
Siamo di nuovo in concerto a Roma, il 23 gennaio all’Auditorium Parco della Musica, e questo concerto ha un significato speciale, di celebrazione di un CD a cui tengo molto, che in un anno ha  avuto un grande successo , tante belle recensioni nel mondo, e che in un certo senso nasce per una seconda volta,  essendo da ora  distribuito anche in Italia con Egea.  Ci piacerebbe molto registrare ancora, abbiamo  in cantiere  l’idea di un nuovo progetto , con una formazione allargata,  ma l’attenzione adesso è tutta incentrata sui “live”, sul vivere il progetto e farlo crescere.

Qual è la caratteristica più significativa  del vostro rapporto musicale?
Penso che la cosa più significativa sia l’intesa musicale davvero inaspettata, il trovarsi subito insieme a percorrere la stessa strada, dialogare senza parole. Kirk è un musicista straordinario, intuisce  subito qualsiasi idea anche in embrione tu possa avere, e riesce a coglierla, a svilupparla, valorizzarla, e a farla diventare  artistica.  Superando qualsiasi ricerca di virtuosismo, cercando insieme l’espressività e cercando di creare atmosfere. Questo è anche quello che io cerco da sempre nella musica,  e trovare un interlocutore che mi consente di esprimermi a questi livelli è davvero una esperienza straordinaria.

 Che cosa è il jazz oggi secondo te?
Domanda difficile.  Qualcuno dice che oggi il jazz è morto. Io  penso che sia vivo e che cambia continuamente,  e che bisogna accettarne la trasformazione, pur nutrendosi ancora di un inestimabile tesoro  a cui attingiamo e che troviamo nella  storia  del jazz, nei giganti del passato  e nella tradizione. Certamente non è una musica per le masse,  è un linguaggio per alcuni difficile, ma mi sembra che il jazz  sopravvivea anche se faticosamente; in Italia, è insegnato in quasi tutti i Conservatori, tanti giovani lo studiano,  tanti nuovi movimenti culturali e sociali  stanno portando in giro questa voce con uno scopo soprattutto di sviluppo culturale. Quindi sono ottimista. Il jazz oggi forse sta diventando qualcosa di nuovo. 

Che repertorio proporrete?
Suoneremo il nostro CD Some Place Called Where, ma arricchito di nuovi brani  sempre  attinti  dal songbook americano e ad autori del jazz piu moderno; cerchiamo di scegliere brani poco suonati che  esprimono ancora meglio le nostre idee.  Ma non dico  di più perché è  una sorpresa.

A quali altri progetti stai lavorando?
Ho tante nuove idee. Un ritorno all’improvvisazione totale, un progetto in collaborazione con artisti dell’arte contemporanea, e poi il mio sogno nel cassetto: un progetto itinerante,  un lungo viaggio che spero partirà in primavera.

img