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So long, Mr. Van Gelder

So long, Mr. Van Gelder

Ci ha recentissimamente lasciati Rudy Van Gelder, probabilmente l’ingegnere del suono più famoso del jazz mondiale, principale artefice del sound del jazz degli anni 50 e non solo.
Quest’estate ho dedicato un po’ di tempo alla chitarra e a trascrivere diversi assoli, e ho così passato molte ore in compagnia di Thelonious Monk, e in particolare del suo album “Plays Duke Ellington”, una pietra miliare del jazz del XX secolo; uscito nel 1955, adoro in particolare la seconda edizione, quella con in copertina la riproduzione di “The repast of the lion” del “douanier” Henry Rousseau.

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Primo suo album per la Riverside, Orrin Keepnews convinse Monk a rileggere alcuni classici di Ellington convinto che la musica del pianista fosse troppo ostica per il grande pubblico.
Naturalmente Monk raggiunse il grande successo con il suo terzo album Riverside, “Brilliant Corners”, che conteneva materiale originale, ma questa è un’altra vicenda.
“Plays Duke Ellington” è un disco meraviglioso, e buona parte del suo fascino la deve anche alla registrazione cristallina realizzata da Van Gelder, sicuramente uno dei grandi artefici del suono jazz per antonomasia.
So long, Mr. Van Gelder.

 

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