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Roberto Gatto Plays Rugantino Reloaded. Intervista a Roberto Gatto

Roberto Gatto Plays Rugantino Reloaded. Intervista a Roberto Gatto

22 giugno 2025

Martedì 24 giugno alla Casa del Jazz andrà in scena “Roberto Gatto Plays Rugantino”, un progetto che nasce dall’amore del celebre batterista romano per una delle più famose commedie musicali italiane, che viene riproposta in una veste del tutto nuova. Lo spettacolo è stato ideato proprio da Roberto Gatto e pubblicato in un disco esattamente venticinque anni fa dall’etichetta CAM Jazz. Un omaggio jazzistico, dunque, alle musiche del Rugantino da sempre apprezzate da Roberto che a distanza di anni ha deciso di riportarlo in vita accompagnato da una straordinaria formazione composta da Paolo Silvestri alla direzione e arrangiamenti, Enrico Pieranunzi al pianoforte, Gabriele Mirabassi al clarinetto, Rosario Giuliani al sax, Alessandro Presti alla tromba, Marco Guidolotti al sax e clarinetto basso, Didier Yon al trombone, Remo Izzi al corno, Massimo Pirone alla tuba e trombone basso e Gabriele Evangelista al contrabbasso. La nuova versione vedrà una riformulazione degli arrangiamenti, l’assenza degli archi e una diversa scrittura, esaltando la bellezza della musica originale e l’innovativa interpretazione jazzistica di Gatto, per offrire al pubblico una nuova prospettiva su un’opera tanto amata della cultura italiana, dimostrando la versatilità del jazz e la capacità di Gatto di reinterpretare con rispetto opere significative.

Ciao Roberto e bentornato su Jazzit! Martedì 24 giugno porterai in scena alla Casa del Jazz di Roma il tuo progetto “Roberto Gatto Plays Rugantino Reloaded”, dedicato a una delle più celebri commedie musicali italiane e riproposto in una veste del tutto nuova. Come nasce questa tua opera?
L’opera nasce da un sogno fatto molti anni fa, ben prima della nascita del disco. Io vidi per la prima volta il Rugantino con i miei genitori al Teatro Sistina e mi rimase impressa la musica di Armando Trovajoli. Da quel momento in poi cominciai a pensare che un giorno avrei voluto riproporre questa commedia in chiave jazzistica. Passarono diversi anni e quando proposi all’etichetta Cam Jazz l’idea di affrontare questo progetto, venne accettata con grande entusiasmo e registrammo l’album nel 2000. La cosa bella fu che esso riuscì a coinvolgere un organico di grandi musicisti e realizzammo questo lavoro alla presenza di Trovajoli che venne in studio di registrazione. Io infatti prima ne parlai con lui perché non potevamo intraprendere una tale iniziativa senza il consenso del compositore, che invece rimase sorpreso dall’idea di rileggere il Rugantino in chiave jazz. Devo dire che il Maestro Trovajoli fu molto contento del risultato e si innamorò di questa rilettura originale perché non si aspettava che potesse prendere una piega vicina al jazz. Dopo la registrazione abbiamo tenuto i concerti al Teatro Sistina addirittura in presenza di Nino Manfredi, che interpretava Rugantino, e dello stesso Trovajoli. Nonostante il successo, questo progetto ha avuto una vita breve e per un bel po’ di tempo si è fermato, ma riascoltando il disco a distanza di anni mi sono nuovamente innamorato di questa commedia e ho pensato di riproporla in chiave jazz con questo spettacolo. Per questo suoneremo il 24 giugno alla Casa del Jazz con una formazione un po’ più contenuta.

Come hai lavorato ai nuovi arrangiamenti e alla nuova scrittura delle musiche originali del Rugantino? E cosa prevede la tua innovativa interpretazione jazzistica di quest’opera così amata della cultura italiana?
Ho cominciato a pensare al suono che avrei voluto creare e soprattutto ai musicisti che avrei desiderato nel gruppo e ho iniziato a ragionare sull’organico e a scegliere un arrangiatore che potesse interpretare la mia idea. Quest’ultimo è stato Paolo Silvestri, con cui avevo già collaborato e a cui ho dato delle indicazioni sul sound che avevo in testa. Lui ha avuto il merito di rileggere le partiture originali con un carattere più vicino al jazz, anche aggiungendo dei soli che in realtà sono assenti nella commedia musicale originale.

Come hai scelto i musicisti che hanno collaborato con te al progetto?
Innanzitutto Rugantino aveva delle parti vocali affidate a degli attori, tra cui Nino Manfredi. Essendoci molte canzoni e non volendo riprendere dei cantanti serviva un interprete che sostituisse la voce. L’unico in quel momento adatto a questo ruolo era Enrico Rava, che come sappiamo è dotato di una grandissima poetica musicale. Lui ha interpretato le parti vocali, ma servivano anche musicisti con cui avevo già collaborato che, pur essendo in grado di fare degli ottimi soli, fossero in grado di leggere la musica agevolmente.

Che cosa apprezzi maggiormente delle musiche di Rugantino e di questo tuo nuovo lavoro?
In realtà non è stato difficile reinterpretare questa commedia musicale ed è stato bello far scoprire a dei nuovi musicisti queste composizioni così importanti. Gabriele Mirabassi e Gianluca Petrella per esempio conoscevano soltanto le melodie principali, per loro è stata una novità, una sfida e una scommessa vinta soprattutto perché tutti i musicisti che hanno partecipato al progetto sono rimasti sempre più coinvolti in questa avventura che ha raggiunto un ottimo risultato dal punto di vista dello spessore musicale e culturale.

Quando 25 anni fa uscì l’album “Roberto Gatto Plays Rugantino” hai ricevuto come dicevi anche l’approvazione e i complimenti del compositore Armando Trovajoli, che emozione hai provato?
Trovajoli per me è stato un secondo padre, mi ha preso sotto la sua ala protettrice ma non era un personaggio semplice perché era molto esigente e critico. Tuttavia ha letto nella mia operazione una grande passione e siamo rimasti in ottimi rapporti fino alla sua scomparsa. Con lui ho avuto un feeling fantastico e poi è un artista che fa parte della storia della musica italiana. Inoltre l’emozione di averlo avuto in studio di registrazione e nelle note di copertina mi ha regalato una gioia infinita, dal momento che ho suonato anche altre sue composizioni classiche. Per me è stato un attestato di stima, visto che parliamo di una persona non abituata a dispensare elogi a destra e a manca. Una figura severa, appartenente alla vecchia scuola, proveniente dagli studi classici, ma che è stato anche un grandissimo pianista jazz.

Che tipo di performance dovrà aspettarsi il pubblico che sarà presente allo spettacolo?
Sicuramente faremo un viaggio in un territorio noto ma allo stesso tempo sconosciuto, proprio perché sarà anche un concerto di musica jazz. Ci saranno musicisti che metteranno a punto la loro arte improvvisativa e spero che con questo spettacolo il pubblico possa apprezzare la dualità della musica e anche le composizioni di Trovajoli. Prima di tutto, però, bisogna rendere omaggio a lui, anche perché il giorno della nostra esibizione gli verrà intitolata una sala alla Casa del Jazz.

a cura di Arianna Guerin

INFO

www.robertogatto.com

www.casadeljazz.com

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