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Rewind</br>Intervista a Max Ionata
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Rewind
Intervista a Max Ionata

Abbiamo intervistato Max Ionata in occasione dell’uscita di”Rewind”, il suo ultimo CD pubblicato da Via Veneto Jazz in collaborazione con Jando Music.

Di Eugenio Mirti

Perchè questo titolo, “Rewind”?
Perché per me questo album è stato come ricominciare da capo. Ho realizzato quattordici dischi da leader ma con “Rewind” ho voluto rimettermi in gioco con le mie composizioni, volutamente curando da solo tutta la produzione del disco, a partire dagli arrangiamenti.

Ti accompagnano Alberto Gurrisi all’Hammond e  Frits Landesbergen alla batteria: come li hai scelti?
Avevo conosciuto Alberto anni fa a un concerto che era capitato per caso e mi ero reso conto che con lui suonavo molto bene; in un organ trio l’hammondista è particolarmente importante perché sostiene armonie e bassi, così ho deciso di coinvolgerlo in questo progetto. Avevo incontrato Fritz a un concerto con Dado Moroni in Svizzera, e alla fine del primo set lui si avvicinò per dirmi: “E tu da dove esci?!”. Mi propose di suonare con lui in Olanda e così nacque la nostra collaborazione. Fritz è un musicista di valore assoluto, è infatti anche un ottimo vibrafonista, pianista e arrangiatore.

Perché proprio l’organ trio?
La sonorità mi piace moltissimo: anche se si suona con un taglio mainstream si riescono a toccare delle corde che altrimenti non si potrebbero esplorare.

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Come hai selezionato i due standard?
Chovendo na roseira di Antonio Carlos Jobim è un brano che avrei voluto scrivere io, un valzer che si sposa bene con le sonorità dell’Hammond; Amsterdam After Dark è un omaggio a George Coleman, ancora vivente e in attività ma a mio avviso grandemente sottovalutato; credo che sia tra le altre cose anche uno dei compositori più rappresentativi dell’hard-bop.

Tre parole per definire “Rewind”.
Fresco, moderno e jazz!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Spero di suonare il più possibile in Europa: è assurdo che al di fuori dell’Italia si conoscano solo i soliti nomi del jazz italiano. Penso sia giunto il momento di aprirmi verso l’estero e in particolare con Frits stiamo progettando un quartetto europeo con un pianista tedesco e un contrabbassista danese.