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Raccontare una storia </br>Intervista a Elena Somarè

Raccontare una storia
Intervista a Elena Somarè

21 agosto 2017

Elena Somarè ha lavorato come fotografa per le principali testate italiane e ha esposto le sue immagini in molte personali  in Italia e in Europa. Passata all’immagine in movimento, ha realizzato documentari sulla storia del jazz pubblicati dal gruppo Espresso Repubblica e dall’editore Laterza, poi trasmessi da Sky classica e Rai 5. La passione per la musica l’accompagna fin da bambina, ma si manifesta in modo insolito: Elena fischia, è in grado d’interpretare brani di musica classica come standard jazz, tutto con un soffio di labbra. Decide a un certo punto di condividere il suo dono, ma teme di essere scambiata per un’attrazione da baraccone. Quindi si mette a studiare, con volontà caparbia, per raggiungere risultati che nessuno si aspettava, tranne lei. Ora viene invitata in giro per il mondo a tenere concerti, non è considerata una curiosità o una semplice virtuosa, ma una voce completamente nuova, diversa, sperimentale e innovatrice che, per semplificare, chiameremo fischio melodico. L’abbiamo intervistata poco prima della sua partenza per il festival coreano Incheon Tri-Ball, dove suonerà sabato 26 agosto.

Di Eugenio Mirti

Sei musicista ma anche documentarista e fotografa; l’era della specializzazione spesso non premia chi è eclettico. Come ti definisci e come vivi questa tua poliedricità?
Secondo me  quella che conta è la spinta iniziale, la voglia di raccontare una storia, di muovere le acque, provocare un’emozione, una reazione. Poi, a secondo del talento che hai ricevuto, deciderai come e con quali mezzi raccontare la storia. Chi ha una certa dimestichezza col processo creativo si accorge che spesso le regole del raccontare sono le stesse, che si tratti di musica, di cinema o di letteratura. Ti faccio un esempio: una buona pagina scritta deve suonare bene quando la leggi. Poi ognuno di noi ha percorsi personali, che ci portano a evolvere in una direzione o in un’altra. L’arte è studio e disciplina nell’apprendimento delle tecniche, ma è anche libertà assoluta, alla faccia del mercato che ti vorrebbe far vendere sempre la stessa cosa. È la storia di tutti gli artisti, che devono lottare, sempre, per difendere la loro libertà di sperimentare, di cercare nuove forme, nuove ispirazioni.

Sei solista di fischio melodico: perchè questa scelta inusuale? Quali sono stai i tuoi modelli?
Il fischio è sempre stato il mio strumento. Non chiedermi perchè. Fischiavo fin da piccola, mia madre mi esibiva alle feste, ero in grado di fischiare arie intere delle opere classiche. La Callas era il mio modello, non sto scherzando. Ma assomigliare a lei era  solo il sogno di una bambina prodigio, di un piccolo fenomeno da baraccone. Poi ho fatto la mia strada nel mondo dell’immagine, forse influenzata dal fatto che vengo da una dinastia di pittori. Lo era mio padre, Sandro Somaré, che aveva un suo modo sussurrato di fischiare, accompagnandosi col banjo, e discendeva dai Tallone, una famiglia di ritrattisti e paesaggisti. Poi c’è stato un incontro, con un musicista di grande valore, Lincoln Almada, che ha mostrato un interesse reale e professionale per il mio modo strano di fare musica. Da lì nasce un percorso di studio, di approfondimento della ritmica e dell’armonia, che mi ha portata a crescere e a trovare la folle calma serena di esibirmi, con il mio solo esile suono, di fronte al silenzio stupito di un pubblico di 1200 persone al Parco della Musica di Roma.

Sei già stata in Asia e tornerai il 26 agosto al al Tri-Bowl Jazz Festival di Incheon: come è stata la prima esperienza? Cosa ti aspetti da questo ritorno?
La prima volta sono andata in Corea su invito dall’istituto Italiano di Cultura a Seoul.  Il salone della  residenza dell’ambasciatore italiano era strapieno. C’era un pubblico di addetti ai lavori, manager dello spettacolo, giornalisti di musica, silenziosissimi. Coglievo espressioni di stupore e poi attenzione e rapimento. Finito il concerto si sono sciolti in un grandissimo applauso e alla fine tantissime persone calorose  che venivano a chiedermi notizie e spiegazioni sul mio modo di usare questo strano strumento. Per fortuna sono rimasti così affascinati che  nel giro di pochi mesi, sono stata invitata al festival Jazz di Incheon dove suonerò il prossimo 26 agosto accompagnata dal pianista Gianluca Massetti.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
A settembre inauguro, con un concerto, la casa della cultura di Travedona, che il Comune ha intitolato a mio nonno, Enrico Somaré, poeta e critico d’arte, che è nato in quel bellissimo paese sul lago di Monate. Anche mio padre ci andava, gli piaceva attraversarlo con una piccolissima barca a vela. Subito dopo saró in sala di incisione per il mio secondo disco, incentrato su musica popolare sudamericana, con la direzione artistica di Lincoln Almada.