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Quando la musica chiama: intervista a Luca Biggio
Photo Credit To Stefano Barni

Quando la musica chiama: intervista a Luca Biggio

20 luglio 2020

Lo scorso autunno è passato a trovarmi nel mio studio torinese Luca Biggio, uno dei migliori sassofonisti piemontesi (e non solo!). Ne ho approfittato per fargli una breve intervista. Buona lettura.

Di Eugenio Mirti

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Mio papà avrebbe desiderato fare il musicista, era veramente appassionato. Veniva da un paesino della Sardegna molto distante da tutto, e aveva questo grande amore; andò in marina e gli proposero di fermarsi nella banda (era il suo sogno, l’avrebbero fatto anche studiare e  diplomare al conservatorio) ma la famiglia aveva una falegnameria che era in difficoltà e mia madre gli chiese di tornare.
Mio papà ripose così tutte le aspettative musicali in me e mio fratello (lui si è poi diplomato in flauto e io in clarinetto).
La musica aleggiava in casa, con tanti pro e tanti contro: mio papà era anche severo, noi eravamo bambini e a volte lui non se lo ricordava, mente ci preparava per il conservatorio. E da lì insomma iniziò tutto, mi ricordo che da bambino gli chiedevo di mettere “Take Five”.  Lui ascoltava Parker, Goodman, Getz. Io anche avevo il pallino del jazz, mi ricordo che già lo amavo più della classica.

E come ti sei avvicinato alla carriera professionale?
Ho frequentato appunto il conservatorio (per mio papà) e a un certo punto mi è scattato qualcosa, per cui la musica è diventata una cosa mia. Ho conosciuto dei musicisti (tra cui Francesco Partipilo per esempio) che erano artisti, e mi aveva colpito il modo che avevano di vivere la musica come – appunto – un fatto artistico.

Cos’è il jazz oggi per te?
Una cosa magica da odiare spesso (ride, NdR)! Una musica molto impegnativa e poco riconosciuta, che ti porta spesso a faticare più di quanto vorresti e più di quanto sarebbe giusto. Sarebbe bello ci fosse un po’ più di riconoscenza  per il jazz e i suoi musicisti.

Quali sono i tuoi progetti?
Provare ad avere dei progetti! Da qualche tempo suono meno per diversi motivi: il primo è che  sto insegnando nelle scuole medie, ho fatto la domanda in provveditorato per caso, mi hanno chiamato e ho così scoperto un lavoro che mi piace (ma mi fa anche faticare molto).

Questa attività mi ha preso, adesso sento l’esigenza di rimettermi in gioco perché la musica chiama.

Sento di poter fare, di poter scegliere un po’ di più e mi piacerebbe tornare alle performance con più costanza; ho il mio trio con Gaetano Fasano e Davide Liberti (che a volte diventa quartetto con Fabio Gorlier al pianoforte o Enrico Degani alla chitarra).Forse farò qualche passo in mondi sonori a cavallo tra musica contemporanea (che ho sempre frequentato) e il jazz.

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