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Premio Internazionale Gianni Lenoci. Intervista a Riccardo Coratelli

Premio Internazionale Gianni Lenoci. Intervista a Riccardo Coratelli

24 agosto 2021

Premio Internazionale Gianni Lenoci: il jazz nel ricordo di Gianni

Intervistiamo Riccardo Coratelli, direttore artistico dell’Associazione Culturale OltreTromba Jazz Club, di Poggiardo (LE), che ha istituito la prima edizione del concorso musicale “Premio Internazionale Gianni Lenoci”, che si svolgerà il prossimo 31 agosto. Intitolato al grande pianista, compositore e didatta pugliese, tale concorso ha come finalità quella di individuare e valorizzare giovani gruppi jazz, promuovendo lo sviluppo della loro carriera artistica e la diffusione della musica jazz.

di Andrea Parente

Ci racconti com’è iniziata la tua esperienza nel mondo della musica e del jazz?
Come spesso accade in questi casi, ho intrapreso lo studio del pianoforte classico grazie ai miei genitori, all’età di sei anni. A un certo punto della mia vita ho conosciuto Maurizio Quarta, chitarrista, grande cultore e organizzatore di eventi jazz. Lui mi ha fatto innamorare del jazz, una passione che mai finirà. Sempre con lui e altri appassionati ho militato per diversi anni (intorno al 2000) in un’associazione culturale intitolata a Thelonious Monk, e in seguito ho potuto accrescere e arricchire questa esperienza grazie all’Associazione Culturale OltreTromba Jazz Club.

E com’è nata l’amicizia con Gianni Lenoci?
Con Gianni, straordinario pianista, compositore e didatta, ho conseguito il diploma di musica classica e poi, sempre sotto la sua guida, ho conseguito la laurea in jazz presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Per me è stato un mentore, un maestro, una guida, oltre che un caro amico.

Raccontaci la nascita dell’Associazione Culturale Oltretromba Jazz Club.
Il 12 agosto 2013 è nata l’Associazione Culturale “no profit” OltreTromba Jazz Club. L’attività è partita in piccolo; poi, pian piano, abbiamo iniziato ad avere proseliti come soci, con l’impegnativa finalità di educare all’ascolto del jazz, riuscendo a far avvicinare tanti appassionati, e non solo. Abbiamo poi avviato a Poggiardo, in provincia di Lecce, sede della nostra associazione, una rassegna che si intitolava “Jazz’in Poggiardo”.

E come sei riuscito a sostenere questa straordinaria avventura?
In una fase iniziale ci siamo mossi grazie al sostegno di alcuni sponsor e poi, successivamente, abbiamo intrapreso la strada dei bandi della Regione Puglia dedicati allo spettacolo. Grazie a questo, abbiamo potuto realizzare le nostre prime rassegne denominate “OltreTromba Jazz Festival”.

Visitando il sito dell’Oltretromba Jazz Club sono rimasto colpito da due aspetti caratteristici, ovvero l’intento di promuovere e valorizzare il territorio e la spiccata propensione a dare il giusto spazio ai nuovi talenti. Cosa ci dici al riguardo?
Ancor prima di entrare nel canale dei contributi regionali, c’è stata da sempre l’attenzione a valorizzare i beni architettonici di vecchia o nuova ristrutturazione, come a Nociglia (dove si tiene il Nucijazz Festival, ormai giunto alla sua quarta edizione), o in tanti altri comuni del Salento, soprattutto nell’entroterra, data la presenza di molti beni architettonici che si adattano bene al jazz. Nel tempo, le varie amministrazioni, vedendo il nostro operato, si sono fatte sentire, e questo è un motivo di orgoglio che ci stimola a fare sempre di più. Considerando che le forze sono quelle di un’associazione medio-piccola, la vicinanza delle amministrazioni locali è un supporto molto importante per noi.

Quali sono secondo te i punti di forza del tuo territorio dal punto di vista culturale?
La cosa positiva è che il Salento è molto ricercato dai turisti (soprattutto stranieri), i quali desiderano anche un’offerta culturale, oltre a poter ammirare tutte le bellezze del posto. Abbiamo così anche organizzato degli aventi “ad hoc” per valorizzare il connubio tra l’arte culinaria salentina e il jazz. Insomma, in tal senso abbiamo fatto diverse esperienze. Chiaramente alla Regione fa molto piacere tutto questo, perché si crea un certo movimento, ad esempio verso i bellissimi castelli presenti nei nostri Comuni: ad Andrano abbiamo organizzato una data a giugno con il sassofonista Gianni Oddi, accompagnato dal trio di Ettore Carucci. Ribadisco che per noi è molto importante creare questo connubio, in quanto predispone ancor meglio il pubblico a recepire il messaggio del jazz.

E per quanto riguarda i giovani talenti?
Per il discorso relativo ai nuovi talenti del mondo del jazz, abbiamo ospitato spesso giovani pianisti, come Tommaso Perazzo, che ha suonato il 17 agosto con il sassofonista Francesco Bearzatti ed è stata veramente una piacevole scoperta, con un repertorio che spaziava dai brani del suo ultimo album ad alcune composizioni di Bearzatti; i due musicisti erano inoltre accompagnati da Marcello Cardillo alla batteria e Kimon Karoutzos al contrabbasso. Io dico sempre che abbiamo dei ragazzi in Italia che fanno tanti sacrifici, vanno all’estero a studiare, cercando di perfezionarsi e di fare esperienza; secondo me bisogna valorizzarli, anche per proporre al pubblico un ascolto un po’ diverso, dato che è fin troppo comune far suonare dei gruppi con il classico repertorio degli standard. Perciò chiediamo alle nuove leve di presentarsi, oltre che con gli standard, anche con loro brani inediti e progetti discografici, per dare il giusto spazio all’originalità di tali progetti.

Quali difficoltà hai affrontato – e affronti tuttora – in pandemia? Che reazione c’è stata da parte del pubblico?
Non è facile far fronte alla confusione attuale, tra green pass e distanziamenti. Concretamente, abbiamo lasciato invariati i prezzi dei biglietti, anche con nomi del calibro di Richard Galliano. Di positivo c’è il supporto sia dei turisti che dello zoccolo duro che ci segue da anni; seppur contratta, la risposta del pubblico si è fatta sentire, e questa è una cosa che ci fa ben sperare. Insomma bisognerà aspettare tempi migliori. Nei concerti gratuiti che hanno preceduto il Nucijazz Festival, abbiamo anche raggiunto le centocinquanta presenze, numeri di tutto rispetto secondo me. Il 31 agosto ci sarà la prima edizione del “Premio Internazionale Gianni Lenoci” e sarà a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: questa è un’altra grande sfida che ci siamo posti.

Jazzit tiene molto anche all’aspetto emozionale di un’iniziativa. Il ricordo di Gianni Lenoci, tuo maestro, tuo mentore, tua guida, rende l’evento del 31 agosto denso di emozioni. E in questo vi è, anche, una responsabilità: quella di portare avanti i progetti nel segno del suo ricordo. Come vivi questa “responsabilità”?
Hai detto bene: c’è proprio un discorso emotivo-affettivo che mi lega al maestro Gianni Lenoci. C’è stato un momento nella mia vita in cui ero in crisi con lo studio e stavo meditando di mollare; poi, quando l’ho conosciuto, ho capito che fosse la persona giusta che in quel momento mi potesse aiutare, e così è stato. Da lì in poi abbiamo iniziato con le lezioni di jazz e, dopo aver ottenuto il diploma classico, fare la prova di ammissione ed entrare nel suo “laboratorio” presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli è stata una conseguenza naturale: Gianni spaziava dall’arte visiva, alla pittura, alla filosofia; ricordo che ogni lezione era entusiasmante e prendeva le direzioni più inaspettate. Per me questa è stata una grande formazione.

E com’è nato il premio a lui dedicato?
Quando, purtroppo, Gianni è venuto a mancare nel 2019, abbiamo deciso di istituire un premio intitolato alla sua figura: abbiamo chiesto alla moglie Annamaria il beneplacito, e lei ha accolto con molto entusiasmo questa nostra proposta. In più, il figlio Domenico sarà in giuria. Quindi, come dicevi tu prima, si tratta di una grande responsabilità: noi stiamo facendo del nostro meglio affinché tutto vada per il verso giusto, nella memoria di Gianni. I familiari, dal canto loro, subito dopo la sua prematura scomparsa, hanno reagito costituendo un’associazione musicale a lui intitolata, l’Associazione Culturale Musicale Gianni Lenoci, per mantenere viva l’attenzione su tutta la vasta e variegata produzione lenociana.

Chi sono i componenti della giuria di quest’anno?
Come presidente di giuria ci sarà il grande maestro Paolo Damiani, poi abbiamo l’onore di accogliere in giuria la cantante Ada Montellanico, presidente dell’Associazione “Il Jazz va a scuola”, e poi ci saremo io, Aldo Cossa, presidente dell’Associazione Culturale OltreTromba Jazz Club, e il figlio di Gianni Lenoci, Domenico, oltre ovviamente alla tua presenza in rappresentanza di Jazzit.

Ci sono altri motivi, oltre alla memoria di Gianni, nell’istituzione di questo premio?
La genesi del premio nasce dalla voglia di valorizzare la figura del maestro Gianni Lenoci, in relazione al fatto che era un docente che si spendeva molto per il Conservatorio: realizzava dei dischi con i suoi più talentuosi allievi, li proponeva alle etichette discografiche, li faceva partecipare a concorsi. Insomma, è una figura che si è spesa tantissimo per la didattica e la valorizzazione dei giovani talenti. Mi porto questa sua caratteristica nel bagaglio delle mie esperienze, già ricco della sua amicizia e dei suoi insegnamenti.

E come funziona il premio?
Innanzitutto abbiamo pensato di proporlo fino a un limite massimo di età di trentacinque anni, con la proposta di due composizioni originali e uno standard. Essendo un premio internazionale, abbiamo pubblicato il bando tradotto anche in lingua inglese, con lo scopo di uscire fuori dai confini nazionali. In relazione al premio, sono pervenute quaranta candidature, alcune delle quali anche dall’estero (un dato estremamente positivo per l’associazione). Siamo decisamente contenti e stimolati da questa realtà, e abbiamo lavorato molto sulla comunicazione, sperando che la risposta del pubblico possa essere positiva.

Quali sono i cinque gruppi finalisti del “Premio internazionale Gianni Lenoci”?
I cinque gruppi finalisti sono: Giulio Gentile Trio con il loro inedito Libero, #ReadingProject con È sempre un jogo, Francesco Orio Trio con Orationis; Tangherlini/Giulioni Duo con Playground e Carla Restivo Quintet, con Almost Sunset. Nel sito www.oltretrombajazzclub.com/premiogiannilenoci trovate tutti i link di riferimento per conoscerli e ascoltarli.

Tutti gruppi accuratamente selezionati dalla straordinaria giuria del premio. 
Il lavoro di scrematura della giuria è stato molto impegnativo e magistralmente condotto dal presidente, il maestro Paolo Damiani: abbiamo lavorato in modo molto propositivo, convergendo la scelta sui cinque gruppi sopracitati, e anche la grande esperienza e l’apporto di Ada Montellanico sono stati decisamente importanti. Senza tralasciare il contributo di Luciano Vanni (con Luciano c’è una storia che ci lega da tanti anni; inoltre, come associazione, abbiamo aderito alla campagna solidale promossa da Jazzit, acquistando l’abbonamento e stipulando una convenzione per gli abbonati di Jazzit).

Come mai il premio è dedicato solo ai gruppi e non ai solisti?
Abbiamo volutamente scelto di creare una sezione di gruppi e non di solisti (perché secondo me un gruppo ha alle sue spalle uno straordinario lavoro di sinergie, di connessioni), con il bando che prevedeva la presentazione di due brani originali e di uno standard. I cinque gruppi finalisti hanno scelto uno dei due brani originali, che è anche oggetto del premio social web: quest’anno il gruppo vincitore di questa sezione sono i #ReadingProject. Il primo gruppo classificato non solo vincerà mille euro ma, grazie alla bellissima idea del maestro Paolo Damiani, sarà anche ospite il 3 settembre dell’evento “Il Jazz italiano per le terre del sisma”.

C’è una frase di Gianni Lenoci a cui sei particolarmente legato?
Sì, ce n’è una in particolare. In una recente intervista gli chiesero «Che cos’è il jazz?»; inizialmente non seppe rispondere, ma dopo averci girato attorno, se ne uscì con «Il jazz è una condizione di innamoramento perenne». Una frase che tuttora ricordo con immenso piacere.

INFO

www.oltretrombajazzclub.com

 

 

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