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Piano jazz: intervista a Donatello D’Attoma

Piano jazz: intervista a Donatello D’Attoma

11 dicembre 2019

L’intervista al pianista pugliese

Donatello D’Attoma è un brillante ed eclettico pianista che mescola molti elementi diversi nel suo stile. L’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Qual è stato il tuo percorso formativo?
La musica ha toccato le mie corde sin da bambino; il mio caro papà ha provato a spingermi allo studio della musica, inizialmente con la chitarra (verso i 7 anni) e poi più tardi ho iniziato a studiare organo, prima del pianoforte. Il jazz l’ho scoperto dopo, dopo i primi anni di formazione classica al conservatorio di Monopoli; da adolescente aho iniziato ad scoltare i primi dischi; avevo un vinile di Red Garland, poi Keith Jarrett, e da lì ho portato avanti gli studi, anche se al tempo non era possibile farlo in conservatorio.

Hai realizzato tante collaborazioni. Quali ricordi con più piacere?
Detto sinceramente, ho sempre scelto di lavorare sulle mie cose e di circondarmi di musicisti che volevano farle con me; negli anni mi è capitato di suonare con Giovanni Falzone, Emanuele Cisi, concerti un po’ spot che però per me hanno significato tanto, sono stati momenti di crescita grandissima. Ho iniziato a scrivere la mia musica da subito; ho collaborato con Gaetano Partipilo per “Logos”, il mio primo disco. Ho suonato con Daniele Di Bonaventura (insieme anche a Daniela Spalletta), poi ricordo anche l’incontro con Marco Tamburini, la cui scomparsa mi ha toccato tanto.

Hai un disco in programma.
Si intitola “Oneness” e uscirà per la Dodicilune a febbraio; l’ho registrato con Enrico Morello alla batteria e Alberto Fidone al contrabbasso. Con loro è la prima collaborazione stabile, sono davvero molto contento del risultato e non vedo l’ora che esca, è un album che mi rappresenta tatntissimo.

Come hai lavorato al piano trio?
Ci sono dei modelli molti importanti, ma ci sono anche attinenze con alcune voci della classica contemporanea, ho lavorato (anche) su un linguaggio che non è prettamente legato alla tradizione jazz; è il retaggio culturale  dei miei studi, mi porta a lavorare più lontano rispetto alla tradizione.

Sei anche un didatta impegnato.
Cerco di dare dei suggerimenti su quello che dovrebbe essere il tempo dedicato allo strumento e speso per la ricerca, che secondo me è molto importante: bisogna partire dalla curiosità, dallla ricerca sulla nostra voce e su quello che vogliamo raggiungere.

Se  avessi una bacchetta magica quale sogno esaudiresti?
Vorrei suonare al Village Vanguard!

Quali sono i prossimi appuntamenti live?
06/03 ROMA – Casa Del Jazz
11/03 TORINO – TJC
12/03 MILANO – Moulinsky
13/03 BARI – Duke Jazz Club
14/03 ANDRIA – Andria Jazz
15/03 MAGLIE – ASS. Bud Powell
19/04 PALERMO – Art Tatum Jazz Club

 

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