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Piacenza Jazz Fest 2024 – XXI edizione

Piacenza Jazz Fest 2024 – XXI edizione

29 febbraio 2024

Il Piacenza Jazz Fest, che si terrà dal 25 febbraio al 30 aprile, giunge alla sua XXI edizione con un cartellone che prevede grandi musicisti affiancati dalle giovani promesse del jazz italiano in alcuni dei luoghi più suggestivi di Piacenza, senza dimenticare la voglia di coinvolgere i più giovani attraverso iniziative mirate per gli studenti di scuole di ogni ordine e grado, arrivando a coprire tutto l’arco appenninico della provincia.

Il festival gode da sempre del fondamentale sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, immancabile partner di ogni edizione, oltre che di quello della Regione Emilia-Romagna, del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) del Ministero della Cultura, della Fondazione Ronconi-Prati e del Comune di Piacenza.

Gli eventi previsti nell’ambito de “Il Jazz A Scuola” sono stati resi possibili grazie alla collaborazione con alcuni istituti del territorio, a partire dal Liceo Ginnasio Statale “M. Gioia”, che ha coinvolto il Piacenza Jazz Club nel progetto finanziato dal programma “Per Chi Crea”, promosso dal MiC e gestito da SIAE, dal 4° Circolo Didattico Statale di Piacenza e da Infoambiente, con cui si organizzano felicemente da molti anni i “Jazz Pedibus”. Quest’anno collaborano inoltre l’Istituto Comprensivo di Lugagnano Val d’Arda, l’Istituto Omnicomprensivo di Bobbio, l’Istituto Comprensivo “E. Carella” di Pianello Val Tidone e il Liceo Artistico Statale “B. Cassinari”. Tutte queste scuole fanno parte di “Jazz Mood Schools”, la rete nazionale che porta il jazz nelle scuole per la diffusione del linguaggio musicale e per combattere e prevenire le nuove povertà educative e culturali.

Si è rafforzata inoltre la collaborazione con il Conservatorio “G. Nicolini”, con cui è da poco stato firmato un protocollo d’intesa che ha portato già alcuni dei suoi frutti in questa edizione, così come con la Fondazione Tetracordo e la partnership con l’Opera Pia Alberoni, che ospiterà molti dei concerti del cartellone principale.

Continuano infine i rapporti con la casa circondariale di Piacenza, grazie alla sua direttrice e all’Associazione “Oltre il muro”, che consentono di organizzare ogni anno un concerto per i detenuti. Solidi i rapporti anche con il Centro Commerciale “Gotico”, che tornerà a ospitare tre concerti domenicali nei suoi ampi spazi.

Il Piacenza Jazz Club, che da sempre cerca di creare una rete con le altre associazioni culturali del territorio, quest’anno è tornato a progettare anche insieme all’Associazione Cinemaniaci.

IL CARTELLONE PRINCIPALE

Quest’anno l’architettura generale del festival è divisa in due blocchi: ci sarà una prima parte con i main concerts, suddivisi a loro volta tra i big internazionali e il grande jazz italiano, e una coda, che arriverà dopo un paio di settimane dalla fine dei concerti principali, dedicata interamente alle scuole.

Si inizia con il concerto di anteprima, che si tiene la sera stessa della conferenza stampa ed è un altro modo per presentare il Piacenza Jazz Fest alla città, essendo a ingresso libero. Il concerto di anteprima è affidato quest’anno a Greta Panettieri, prima interprete donna a dedicare un intero programma a Frank Sinatra con “Fly me to Sinatra”. La cantante si presenterà con un quintetto, in cui brilla la stella di Vince Abbracciante alla fisarmonica.

Inaugurazione in grande stile al Conservatorio “G. Nicolini” domenica 25 febbraio con “Improclassica”, insieme a uno dei maestri del jazz italiano di levatura internazionale, Enrico Pieranunzi, che si esibirà con il suo trio e l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Michele Corcella, che ha curato anche gli arrangiamenti del programma. Saranno rilette, in una versione approntata appositamente per questo organico, pagine di Bach, Schumann, Debussy e Milhaud, compositori iconici per il percorso artistico del pianista romano.

Sabato 2 marzo, alla Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni, Steve Coleman si esibirà per la prima volta a Piacenza insieme al suo gruppo più famoso, gli storici Five Elements, che comprende alcuni tra i musicisti più incisivi della scena statunitense, su tutti il trombettista Jonathan Finlayson. La figura di Steve Coleman, nato nel 1956 a Chicago, è una delle più avvincenti e affascinanti del jazz contemporaneo. Cresciuto a suon di R&B, il celebre artista ha trovato un importante stimolo per la sua crescita musicale nei veterani della scena jazz di Chicago, tra i quali spicca Von Freeman. Trasferitosi a New York, ha avuto la possibilità di suonare con le big band, assai diverse tra loro, di Thad Jones e Mel Lewis, di Sam Rivers e Cecil Taylor. Ai suoi primi anni newyorkesi risale anche una serie di importanti collaborazioni come sideman con Dizzy Gillespie, David Murray, Dave Holland, Michael Brecker e Abbey Lincoln. Ma il nome di Coleman è indissolubilmente legato al collettivo M-Base, di cui è stato co-fondatore e alla cui estetica fanno riferimento le sue varie formazioni, tra le quali i Five Elements sono la band assurta a maggiore notorietà e che rappresenta un vero concentrato dell’ideale musicale M-Base: ritmi metropolitani, strutture metriche e melodiche dalle complesse geometrie, che gettano lo sguardo oltre i confini della musica occidentale. Con la loro combinazione di jazz, funk, soul, world music (particolarmente accentuata è la matrice ritmica africana), i Five Elements sono stati il modello per i successivi organici diretti da Coleman, dai Metrics alla Mystic Rhythm Society al trio Reflex.

Photo Credit To John D. & Catherine T. MacArthur Foundation

La Basilica di S. Savino è perfetta per acustica e per capacità di suggestione per un concerto in solo. Per questo ormai da qualche anno è un appuntamento fisso del festival, quest’anno affidato al clarinettista Gabriele Mirabassi, che creerà le sue “Subitationes per clarinetto solo”, un momento per ascoltare, meditare e lasciarsi trasportare verso un’altra dimensione meno affannata e più intensa.

“Mingus Portrait” (sabato 9 marzo, Sala degli Arazzi) è l’omaggio del contrabbassista Attilio Zanchi e del suo splendido gruppo di amici artisti, uniti dal desiderio di rileggere Mingus influenzati dalle loro singole esperienze di musicisti. Ad arricchire il concerto anche composizioni originali di Zanchi che, dall’alto della sua lunga militanza jazzistica, è uno dei pochi in grado di avvicinarsi al complesso mondo musicale di Charles Mingus. Il gruppo nasce dal sodalizio musicale più che trentennale tra il contrabbassista, il pianista Massimo Colombo e il sassofonista Tino Tracanna; completano il sestetto il trombonista Andrea Andreoli, Daniele Nocella alla tromba (due nuove belle realtà del jazz italiano) e il batterista Tommy Bradascio. Con “Mingus Portrait” Attilio Zanchi è riuscito a trovare una formula alchemica perfetta. Da qualche anno porta in giro questa rivisitazione dei più famosi brani di Mingus che continuamente si rinnova, fino a diventare un CD fresco di stampa dal titolo evocativo di “Boogie Stop Shuffle” per l’etichetta Right Tempo. Mingus è stato, oltre che un magnifico contrabbassista, anche un prolifico compositore, arrangiatore, pianista e leader di diverse storiche formazioni. I suoi gruppi, che vanno dal trio alla big band, hanno attraversato e influenzato diversi periodi stilistici a partire dagli anni Cinquanta fino agli anni Settanta. La sua musica può essere suonata tutt’oggi senza apparire datata, ma fornendo anzi sempre nuovi spunti di ispirazione. Nasce da  queste considerazioni l’intento di Zanchi di riproporre i brani del repertorio di Mingus interpretandoli e rileggendoli, influenzati dalle singole esperienze dei componenti del gruppo. Nel programma vengono inoltre eseguite composizioni originali di Zanchi ispirate o vicine alla poetica musicale di Mingus.

In co-produzione con la Fondazione Teatracordo di Livio Bollani l’appuntamento fuori provincia del Piacenza Jazz Fest, che si trasferisce per una tappa al Teatro Sociale di Stradella, la capitale della fisarmonica, giovedì 14 marzo. Qui, il duo di fisarmonicisti composto da Antonello Salis e Simone Zanchini si muoveranno “Liberi…” di improvvisare, sperimentare e giocare con tutti i registri e le possibilità espressive del loro strumento.

“Migration”, primo album solista di Antonio Sánchez, datato 2007, rimane ancora uno standard di creatività e musicalità per un batterista e band leader, che quando suona sa lasciare la scena ai colleghi musicisti (tra cui Chick Corea e Pat Metheny) e, a monte, brilla nella funzione di scrittura e produzione. Negli anni si cimenta in colonne sonore, tra cui quella di Birdman, vince quattro Grammy, arrivando alle recenti sperimentazioni con diversi generi e cantanti, da Trent Reznor a Meshell Ndegeocello. Sul palco del Piacenza Jazz Fest, sabato 16 marzo alla Sala degli Arazzi, l’artista sarà accompagnato da straordinari colleghi, tra cui Seamus Blake, impegnato da qualche anno in tour con Roger Waters.

Uno dei momenti tangibili che segnano la rinata collaborazione con il Conservatorio Nicolini di Piacenza, oltre al concerto d’anteprima, è l’organizzazione del concerto che si terrà venerdì 22 marzo presso la Sala degli Arazzi. A suonare sarà un trio di docenti del Conservatorio piacentino – Lucio Ferrara alla chitarra, Massimiliamo Rolff al contrabbasso e Tony Arco alla batteria – insieme a un ospite d’eccellenza come il pianista Dado Moroni, che il festival è felice di tornare a ospitare dopo molti anni.

Sarà invece una serata tutta al femminile quella di mercoledì 27 al Milestone Live Club, perché entrambi i set vedranno salire sul palco due donne leader delle rispettive formazioni. Nel primo set andrà in scena Licia Lapenna, vincitrice del Concorso Bettinardi; nel secondo set si esibirà invece il trio di Eleonora Strino, giovane talento della scena jazz internazionale, con un amore particolare per la tradizione. Lei stessa ammette infatti che non ci sia nulla che le piaccia di più che pensare di trovarsi in un vecchio e fumoso club di New York con incredibili musicisti e suonare tutte le più belle canzoni del repertorio americano, con un’attenzione particolare a Duke Ellington, per cui ha da sempre un debole.

Ogni promessa è un debito, e quello che finalmente verrà saldato per la data di chiusura del festival sarà l’onore di avere al Jazz Fest il trombettista Avishai Cohen, in cartellone nell’edizione del 2020, annullata precipitosamente a due giorni dalla sua partenza a causa dell’emergenza pandemica. Nel frattempo sono successe diverse cose: Avishai Cohen ha inciso un nuovo disco dal titolo “Naked Truth”, e sarà proprio quello il fulcro del concerto che terrà col suo quartetto. Invertendo una tradizione consolidata, la sede del concerto di chiusura (invece che di apertura) sarà lo Spazio Rotative.

Ogni anno il Concorso Bettinardi per Giovani Talenti del Jazz Italiano dà l’occasione ai vincitori delle tre categorie in cui è suddiviso – Solisti, Gruppi e Cantanti – di esibirsi nel cartellone principale dell’anno successivo; uno dei premi più ambiti è proprio l’ingaggio al festival per i primi classificati. Per aumentarne la visibilità, i loro concerti sono programmati in doppio set con musicisti più popolari. È così che si potrà ascoltare il gruppo degli NDOVU prima di quello capeggiato da Attilio Zanchi, il sassofonista Matteo Diego Scarcella si esibirà in quartetto prima di Dado Moroni e il trio del Nicolini, mentre Licia Lapenna canterà alla testa di un suo quartetto nella stessa sera del trio della chitarrista Eleonora Strino.

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

Biglietti
Il costo del biglietto per i concerti del 25/02, 02/03, 16/03 e 05/4 è di 22 euro intero e 18 euro ridotto (le riduzioni sono valide per gli over 65, gli under 20 e i soci del Piacenza Jazz Club).
Quello per i concerti del 09/03 e 22/03 è di 18 euro intero e 15 euro ridotto (valgono le stesse riduzioni).
I costi per il concerto del 14/03 variano a seconda degli ordini e del posto e sono gestiti direttamente dal Teatro Sociale di Stradella.
Infine, per il concerto del 27/03 il costo del biglietto è unico a 10 euro.

Le riduzioni
Over 65, under 20 e soci del Piacenza Jazz Club.
È prevista una riduzione speciale per gli studenti del Conservatorio “G. Nicolini” sotto i 30 anni e per gli studenti di Piacenza e provincia fino alla secondaria superiore, che potranno usufruire di un ingresso privilegiato a 10 euro (tranne per il concerto del 14/03 al Teatro Sociale di Stradella).

Abbonamento
È previsto un abbonamento a tutti i concerti del cartellone principale (tranne quello del 14/03) al costo di 85 euro intero e 75 ridotto (valgono le stesse riduzioni dei biglietti).

Prevendite
I biglietti, senza nessun diritto di prevendita, si potranno acquistare a partire dal 1° febbraio sia presso la sede del Piacenza Jazz Club in via Musso n. 5 a Piacenza, passando di persona dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:30 e al sabato dalle 10:30 alle 12:30. La biglietteria online sul sito di Vivaticket.com (in questo caso le commissioni di servizio saranno pari al 10% del costo del biglietto) partirà da lunedì 5 febbraio.

Tutte le info per abbonamenti e biglietti si potranno ottenere scrivendo alla mail biglietti@piacenzajazzclub.it.

INFO

www.piacenzajazzclub.it

 

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