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Peppe Consolmagno </br>Il privilegio di salire sul palco</br>Jazz Life
Photo Credit To Carlo Mogavero

Peppe Consolmagno
Il privilegio di salire sul palco
Jazz Life

Nome e cognome: Peppe Consolmagno.

Data e luogo di nascita:  Rimini, 27 luglio 1958.

Strumento: percussioni e voce.

Web: www.peppeconsolmagno.com

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale?
Sono freelance, amo la creatività, l’interazione, l’ascolto, l’incontro con musicisti che abbiano una loro precisa identità. Collaboro con vari tipi di formazioni. Mi sono trovato a suonare in contesti estremamente diversi, ma in tutti apporto il mio mondo musicale.

Come si distingue il tuo lavoro dagli altri?
Avere una propria identità, quella per cui quando si sente un suono si riesce a collegarlo al musicista che lo crea. Usare il silenzio a vantaggio della musica. Quando mi chiamano per collaborare a un progetto chiamano me sapendo come lavorerò.

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi occhi, nel corso degli anni?
Sono sempre stato coerente. La spontaneità, la sincerità, la personalità si sono solo rafforzate con l’esperienza.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Salire sul palco è un privilegio e l’ho sempre fatto con grande responsabilità. Il pubblico, anche quello meno attento, capisce, sa capire e riconoscere e va omaggiato. Se ti poni bene alla gente arriva quello che fai, come ti approcci con il tuo strumento, come dialoghi con gli altri musicisti, la bellezza, il rispetto.

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Ho uno splendido ufficio stampa.

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? Che cosa ti piace di più del tuo mestiere, e cosa di meno?
Come in tutti i mestieri, sono i colleghi che rovinano la categoria. Proprio perché è un problema di cultura, è necessario farsi valere e far capire che quello che fai è importante. Anche quando come in questi tempi vieni umiliato sul cachet… come minimo chiedere cose in cambio che non hanno un costo come: la cortesia, la disponibilità, il rispetto, non accettare qualunque cosa e stare sempre zitti; altrimenti può solo andare peggio. I locali li frequento poco, ma quando il proprietario punta sulle eccellenze, il vino, i formaggi etc. e poi colloca male la musica è lui il primo a creare un tarlo nel suo lavoro. Sta però anche al musicista farlo capire, con piccole cose, ma si può e si deve fare. “Collocare, collocazione” sono le parole che fanno la differenza.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante?
Bisogna togliersi di dosso la provincialità. L’Italia è un paese splendido, ma non ha vere città internazionali. Cura il suo orticello, e divide una piccola torta con una marea di persone a cui rimane sempre ben poco da spartirsi. Viaggiare è una cosa splendida, dà la possibilità di conoscere, di confrontarsi, ma ci sono poche isole felici per vivere con la musica.

Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
Sì, ho avuto esperienze positive di cui vado molto orgoglioso e sono sempre aperto a nuove opportunità che possono arrivare. Per quanto riguarda l’economia? Poco… quando si parla di soldi tutto il mondo è paese, anche se è pur vero che ne vale molto la pena.

Parallelamente alla tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?
Di musica suonata si campa a fatica, chi vive in forma responsabile sa che deve sempre integrare la propria quotidianità con altro, meglio se pertinente.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social network? E se sì, quanto tempo e su quali (Facebook, Twitter, Instagram)? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Uso Facebook solo ed esclusivamente per attività relative alla musica, e in questo sono molto rigoroso. Ci dedico parecchio tempo e lo trovo un buon mezzo di comunicazione e di lavoro. Ormai molti contatti usano questo social network. Non amo parlare di politica o di altri argomenti. Ho un mio sito personale ormai punto di riferimento da anni.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc? Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale youtube?
Ho un canale youtube. Ho un ufficio stampa che si occupa della mia promozione. Mantengo anche da parte mia il contatto diretto con addetti ai lavori spesso non facili. Essere visibili è importante, chi ti cerca deve saper di poter trovare esempi musicali, video etc. per farsi una idea concreta sul tuo modo di lavorare.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido? In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona? Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD? Hai dei modelli specifici che riconosci “di qualità” non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
Certo! Avere un sito ben fatto e aggiornato è fondamentale! Poche cose e ben fatte…c’è tanto in giro e c’è anche tanta confusione. Tutto si muove sul web, nel bene e nel male, e bisogna esserci.
Il CD? Caspita! Evviva il CD, evviva l’LP e lunga vita ! Come i libri, i quadri etc.,sono le uniche cose che rimangono nel mondo reale e nel tempo. Tutti vogliono tutto senza spendere niente, poi sono loro le prime persone che quando fanno qualcosa vogliono essere pagate…bisogna reagire a questi sciacalli con esempi di buona cultura. Il jazz italiano è uno dei tanti termometri che fanno sapere come va un paese. Vero che è in mano a pochi. La musica ben fatta è sempre una bella musica e avrà sempre il suo spazio.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Investire nella cultura è un investimento nel proprio presente e futuro. Purtroppo, e da tempi remoti, per alcuni mantenere l’ignoranza è stato un metodo di controllo. Chi sa è scomodo, e allora spazio agli scomodi!

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione? Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
In quasi tutti i paesi extraeuropei esiste un profondo rispetto tanto per il musicista quanto per il suo strumento. Questo perché l’esecutore, il compositore e il costruttore dello strumento musicale sono spesso la stessa persona. Così pure il musicista è considerato uno specialista a tutti gli effetti che rende un servizio particolare alla comunità. L’occidente purtroppo da tanto tempo mostra la sua ignoranza e la mancanza di rispetto verso culture da cui provengono. C’è poca memoria.
Quali interventi adoperare? Collocare gli artisti nei contesti a loro idonei, non trascurare o sottovalutare gli aspetti logistici, fare meno accozzaglie che avvantaggiano ill meno buono. Partire dal presupposto che un concerto è il risultato di tre parti, il musicista, l’organizzatore, il fonico; è solo da questo trinomio che dialogando e interagendo può venire fuori un buon concerto.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Caratterialmente non sono un commerciante, amo le cose ben fatte, ogni cosa è un’opera non un numero. Per me ad una idea deve sempre seguire un fatto concreto. Sono convinto che se molti facessero così si lavorerebbe di più, si divulgherebbe buona cultura, si innalzerebbe il rispetto verso chi la fa e la propone. E’ un cerchio, dove non c’è chi è primo chi è ultimo…ma una ruota che gira in maniera armoniosa.