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Parole e immagini per…
Fabio Giachino
Di Daniela Floris e Carlo Mogavero

Parole e immagini per… </br>Fabio Giachino  </br>Di Daniela Floris e Carlo Mogavero
Photo Credit To Carlo Mogavero

31 luglio 2017

A Feltre, durante la quinta edizione del Jazzit Fest, in una bellissima sala di Palazzo Guarnieri abbiamo ascoltato i musicisti che sono venuti da noi a raccontarci i loro progetti.

Abbiamo messo a disposizione le nostre capacità di descrivere la musica, Daniela con le parole, Carlo con le immagini. E abbiamo creato per ognuno di loro uno scritto e due ritratti fotografici firmati.
Il testo non prevede un parere critico sulla musica descritta, le foto sono state scattate secondo i desideri degli artisti: ci siamo messi al servizio delle loro inclinazioni e dei loro desideri.
Questo è il risultato del nostro lavoro, che gli artisti potranno usare nei loro siti, come liner notes, come comunicato stampa, o comunque vorranno.

Di Daniela Floris e Carlo Mogavero

Fabio Giachino

Siamo al JazzitFest 5 a Feltre, e tra gli artisti che hanno deciso di incontrare me e Carlo Mogavero nella nostra residenza creativa c’è Fabio Giachino. Sia io che Carlo lo conosciamo bene, Fabio. Lo abbiamo ascoltato suonare, io ho recensito la sua musica, Carlo lo ha fotografato in più contesti.
L’incontro con lui diventa una mezz’ora rilassante di chiacchiere, in cui decide di raccontarsi in questo particolare, appagante momento della sua carriera, dopo l’uscita del disco per Tosky Records “North Clouds”.

Ultimamente mi sto concentrando un po’ su me stesso: ho girato tanto, quest’anno; è uscito il mio disco “North Clouds” per l’etichetta “Tosky record” con il trio danese, io, M. Flemming Petri al basso e E.L.V. Lillienksjold alla batteria. Sono stato a Copenaghen alla residenza artistica presso l’Ambasciata Italiana per un lungo periodo. Lavorare con musicisti stranieri è stata ed è tuttora un’ esperienza benefica, che mi ha fatto crescere e mi ha dato nuovi spunti, nuove idee per il futuro. Sono appena tornato da New York, ho suonato all’Istituto italiano di cultura, e questo viaggio è stato importante, mi è servito moltissimo. Era la terza volta che ci andavo ma andarci a suonare è un’esperienza completamente diversa. Mi sono reso conto di quante cose meravigliose si possano fare con la musica. Ho visto una realtà che avevo sicuramente già vissuto, ma mai come stavolta l’ho compresa così a fondo. Un’esperienza potente. Anche perché ho superato molte mie paure: i miei timori sono ora più ovattati, non che siano spariti del tutto ovviamente, ma sono più sicuro di me. Percepisco miglioramenti sul lungo periodo e questa mia maturazione mi rende più consapevole delle mie possibilità.

Sorride, Fabio, mentre mi parla: l’atmosfera a Feltre è bellissima, c’è energia nell’aria, lui stesso è a Palazzo Guarnieri tra una prova, un sound check e un concerto, abbiamo poco tempo sia io che lui che Carlo per fotografarlo. Ma siamo felici di essere riusciti a vederci e scambiare due chiacchiere. Nella frenesia dei reciproci appuntamenti, nella bellissima stanza di una location affascinante, siamo rilassati e sereni, nonostante il caldo.

Ho avuto la possibilità di viaggiare moltissimo. Viaggiare aiuta a conoscere se stessi, a misurarsi con le proprie capacità, con le proprie potenzialità e con le proprie paure. Trovarsi davanti a persone, situazioni diverse da te ti fa paradossalmente capire molto più delle tue inclinazioni, dei tuoi desideri, dei tuoi gusti e della tua stessa musica. E ti rende curioso, aperto, ti emoziona. Ma soprattutto ti fa comprendere i tuoi limiti”.
Mentre Fabio mi parla penso alla parola limite. Limite è sempre stato un termine affascinante per me. Può significare un muro che chiuda, un confine che costringa: ma ha sempre rappresentato anche una porta potenziale verso un qualcosa di inesplorato. E allora chiedo a Fabio cosa per lui rappresentino, i limiti.
I limiti sono paralizzanti fino a che non li comprendi e non li misuri. Quando ne prendi consapevolezza cominci a renderti conto delle tue reali possibilità! Capisci fino a dove puoi arrivare e a quel punto sai di poterti attrezzare per poterli superare, e compiere un altro pezzo di strada. Devi conoscerli per poterli varcare, un po’ per volta. A me sai cosa è capitato? Che ho un rapporto con lo strumento molto meno ossessivo, più piacevole, meno paranoico, più felice, più leggero. Mi sto beando di ciò che so fare. Ho superato quello che era il mio limite: il bisogno continuo di dovermi accreditare come artista, dandole prove della mia preparazione. Ho voglia di comunicare con il pubblico, e anche di divertirmi: e ci sto riuscendo.
La nostra mezz’ora è finita: è il momento di salutarci. Ma prima Fabio Giachino disvela le prossime tappe del suo viaggio. “Il mio prossimo progetto è importante: ho voglia di riprendere a studiare. Questo periodo magico di viaggi ed incontri è stato bellissimo, ma ora ho bisogno divarcare…il limite, appunto (sorride, n.d.r.). Sento di aver sedimentato quello che già so, quello che già sono. Adesso voglio concentrarmi, sperimentare un po’di più. Ho un progetto in mente da un po’: musica elettronica da solo, e che vorrei coltivare un po’ tra questa estate e l’autunno”.
Fabio corre da Carlo per le foto, io faccio entrare i prossimi giovani artisti.

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